And Soon The Darkness (1970) vs And Soon The Darkness (2010)

CUGINI DEFICIENTI – PARTE TERZA


Neanche più le locandine sapete fare. Malvagi che non siete altro. E poi, qualcuno mi dica chi diavolo è Marcos Efron.

Oggi parliamo di uno di quei film che in tutto avremmo visto in quattro, ma noi quattro siamo molto fortunati, perchè And Soon the Darkness (1970) è uno dei thriller più eleganti e intensi della sua epoca. Rientra nella categoria delle storie di paura in pieno sole. Nonostante il titolo, la vicenda si svolge tutta alla luce del giorno, cosa molto rara nel genere, e da me estremamente apprezzata. Incutere timore senza avvalersi delle tenebre e utilizzando, al contrario, proprio la solarità dei luoghi, la limpidezza del cielo azzurro e le geometrie lineari e rassicuranti dei campi appena arati non è un’ impresa che riesca facile a molti, ma Robert Fuest vince la sfida con una naturalezza invidiabile, creando un oggetto anomalo che basa l’ inquietudine soprattutto sul sospetto e sulla sensazione di estrema solitudine che può provare una persona in un paese non suo, dove anche farsi capire rappresenta una difficoltà insormontabile, e che si ritrova alle prese con la sparizione di un’ amica e col senso di colpa per averla abbandonata.

Jane e Cathy sono due  turiste inglesi in vacanza in Francia in bicicletta. Hanno un piccolo alterco e Jane se ne va, lasciando Cathy da sola a prendere il sole in un piccolo bosco. Cathy sparisce e la sua amica è costretta a cercarla lungo le stradine e i piccoli borghi della campagna francese, aiutata (o forse ostacolata?) da un misterioso individuo. La trama è tutta qui, per un film che si svolge nell’ arco di mezza giornata e lungo lo spazio di circa un paio di chilometri di strada. Fuest semina indizi, tracce, dettagli, inserisce strani personaggi ai limiti del grottesco (il padre del poliziotto) e crea un’ ansia sottile e perenne con pochissimo: la scia di un aereo, i rombi delle auto e dei motorini, i raggi della bicicletta spezzati, un fruscio nel bosco, un capo di abbigliamento intimo abbandonato. Non mostra quasi nulla e sembra divertirsi a suscitare la nostra diffidenza nei confronti di chiunque Jane incontri nella sua disperata ricerca. Il tutto sotto un cielo limpido che diventa quasi una maledizione, in un paesaggio idilliaco che assume  gradualmente i contorni minacciosi di un incubo a occhi aperti.

Il remake si sposta in Argentina. Abbiamo le due fanciulle interpretate da Amber Heard e Odette Yustman che vanno in giro per locali a sbronzarsi. Odette è quella pazzerella e un po’ sgualdrina perchè mette le canzoni sconce nel juke box e si rimorchia i loschissimi argentini. Amber invece è posata e saggia e la guarda scuotendo la testa che si vede che pensa “tutte a me le amiche zoccole”. Non a caso, Odette rischia lo stupro dopo dieci minuti di film. Ma arriva Karl Urban nel ruolo più inutile della sua carriera che di ruoli inutili è costellata, e la salva. Le due vagano per queste terre argentine dove tutti le guardano straniti mentre salgono gli archi in sottofondo e ci fanno capire che tipacci brutti siano questi latini. La cosa si ripete cinque o sei volte: si fermano a comprare un braccialetto, il venditore le fissa con aria truce, archi che salgono. Prendono la camera d’ albergo, la proprietaria le fissa con aria truce, archi che salgono. Passano in bicicletta  lungo una strada dissestata, un contadino le fissa con aria truce, archi che salgono. E via così, in caso non avessimo capito.

Salgono gli archi anche qui

E’ una simpatica tendenza ravvisabile negli aggiornamenti del nuovo millennio quella di gridare dove i capostipiti sussurravano. E non c’è niente che faccia un po’ di silenzio in questo remake: al posto dell’ ambiguo giornalista ossessionato della versione 1970, qui c’è un poveraccio a cui hanno rubato la fidanzata; invece di un maniaco che stupra e uccide giovani donne bionde, hanno pensato bene di infilare una faccenda di tratta della bianche di cui davvero non c’era bisogno, anche perchè è così fuori luogo e priva di qualsiasi collegamento con la realtà che non farebbe paura neanche alla buonanima di mia nonna che se sentiva parlare straniero teneva stretta stretta la borsetta; dove il film originale iniziava con una serie di splendide panoramiche sul percorso delle due amiche in bici, indugiando sui loro volti sorridenti e facendoci capire il rapporto tra le due con un paio di linee di dialogo, ecco che il cugino deficiente ci piazza subito una bella scena di torture ai danni di una ragazza, per poi menarcela mezz’ora su quanto sia casta e assennata Amber e quanto sia facile e quindi votata a una terribile punizione Odette. Come se tutto ciò non fosse sufficiente, arriva un finale che la butta in completa caciara e in cui Amber Heard si rivela all’ improvviso campionessa olimpica di nuoto, tiratrice scelta e donna forzuta. C’ è un abisso qualitativo rispetto a quella splendida ripresa dal tetto di una roulotte, mentre la pioggia comincia a cadere, che chiudeva il film del 1970.

C’ è qualcosa, anche piccola, che si può salvare? Sì, c’ è una città fantasma il cui unico elemento naturale è rappresentato da alberi secchi e morti che ha un certo fascino. Ma finisce lì. Poi Amber Heard (qui anche coproduttrice) è un angelo sceso dal cielo a dispensare bellezza per noi comuni mortali, e anche Odette si difende. E quindi l’ unica ragione per assistere a questo disastro è la visione delle due in costume da bagno.

Vi portiamo l' amore, vi portiamo la pace

Ma adesso che le avete viste, davvero, non c’è nessun bisogno di rovinarvi la giornata. Se vi piace Amber, rivedetevi quel gioiellino di All The Boys Love Mandy Lane, dove si capisce che, se ben diretto, l’ angelo sa anche recitare e se siete dei feticisti di Odette, cercate di intravederla sfidando il mal di mare in Cloverfield. Recuperate l’ originale del ’70 che vi piace per forza, perchè altrimenti siete brutte persone.

13 commenti

  1. E’ la prima cosa che ho pensato: quant’è bella la locandina originale (perlomeno efficace) e quant’è orrenda e patinata quella nuova, che pare un film di Tony Scott. Piuttosto appenderei quella di Danni collaterali, il film di Schwarzenegger con la Francesca Neri e… ah, no aspè, io ce l’ho davvero appesa in camera questa locandina, o’ porc… Ogni giorno della mia vita da dieci anni mi alzo, la guardo, e mi chiedo il perchè.

    Comunque “Odette è quella pazzerella e un po’ sgualdrina” mi ha fatto ridere molto e parecchio.

    1. Però Amber è un angelo, si vede che lei è una brava ragazza che infatti alla fine sconfigge i cattivi a calci nelle palle e fucilate. E’ pure lesbica, sai? Seconde te se le chiedo di sposarmi acconsente? Perchè rapirla non posso che poi mi prende a calci e mi spara.
      Davvero hai la locandina di Danni collaterali in camera? Però dai la compensi con la casa del diavolo.

  2. belushi · · Rispondi

    “Il mostro della strada di campagna” offeso senza ritegno da questa roba di Efron. Che é un cialtrone.Imperdonabile. Amber la vidi la prima volta in “The Informers” e,ragazzi.Mi provoca del male fisico solo a vederla.Ciao Lucia! un grande saluto!

    1. Un grandissimo saluto anche te. Mi hanno stuprato un film che adoro. Per fortuna che Amber se non altro fornisce un paio di motivi per non accasciarsi disperati davanti al monitor. Che poi davvero il remake non c’entra un cazzo. Quel finale poi…mamma mia quanta bruttezza a partire dalla locandina

  3. Hai proprio ragione,una volta viste le due tizie in bikini si può tranquillamente spegnere.
    Come al solito i tuoi commenti sono fantastici 🙂

    1. Sommo! Che piacere rivederti qui! Le due tizie in bikini sono notevoli. Ma neanche ci fanno la cortesia di mostrare le tette per un paio di secondi. Cosa lo guardiamo a fare allora questo scempio?

      1. Ti leggo sempre,sono una presenza silente ma concreta 🙂
        d’accordo con te,quanto spreco di potenziale…
        se non altro poi lo si può demolire su FS,il che un pizzico di soddisfazione la procura….

  4. Io non conoscevo né l’originale né il remake. Non ho letto quindi la recensione ma in breve vi chiedo: lo guardo quello del 1970?

    1. Quello del 1970 un piccolo capolavoro. Io te lo consiglio con tutto il quore 😀

  5. Quello che non capisco è che film come “Il mostro della strada di campagna” (Aka “And Soon the darkness”) dovrebbero essere visti, analizzati “frame by frame” da ogni giovane cineasta cazzaro che con una schifosa Canon 5D MKII (o giù di lì) si appresta a girare un Thriller/Horror…Prché è da quelle pellicole, da “Deliverance” (Aka “Un tranquillo weekend di paura”) e da questa che nasce tutto…Solo che ai tempi i registi erano meno cazzari, non usavano le Canon vattelappesca, avevano un sapiente uso della MDP, che si traduce in inquadrature, campi lunghi, campi stretti, ecc…ecc…E dietro si portavano pure direttori della fotografia con le pelotas …E poi non so…Saranno i volti (per me l’interprete originale vale mille volte quella di oggi, ma si sa “de gustibus”), i dialoghi, le carrellate, la patina analogica della pellicola, i colori sempre tenui e mai sparati a supermegahighdefinnissciooonnn, che è solo un modo per dire: “non sappiamo più fare film Thriller/horror, quindi possiamo solo stupirvi con effetti speciali e supermagahighdefinissccionnn con colori sparati saturi come le vecchie Tivvù Nokia degli anni ’80…”

    Cioè, che tristezza….Vogliamo mettere la scena del pulito francese, che tanto cluseau non era del film originale quando si siede e si fa versare (a forza) il vino? Qando anziché andare a controllare se ne va al bar a farsi il cicchetto prima del secondo (tentato) omicidio?

    Il punto è che il film originale è anche fortemente debitore di Maupassant (I racconti crudeli…), questo è debitore di “Topolino”…Anzi no, manco quello….

    Saluti

  6. moretta1987 · · Rispondi

    Finalmente ho recuperato l’originale e hai ragione su tutta la linea Lucia,certe sequenze come quelle ambientate nel bosco mettono i brividi sul serio…

    1. L’originale è uno di quei film che ti fanno innamorare del genere.
      E il remake invece ti fa venir voglia di bestemmiare in antiche lingue nordiche 😀

  7. Ho visto il remake,davvero brutto oltre il consentito.Non spaventa,non ci si appassiona alle sorti delle due , anzi ti stanno anche un po’ sulle palle, c’è il doppio moralismo decisamente yankee,le donne devono essere libere di divertirsi come vogliono,ma se lo fanno peste le colga.Mi fa specie che due personaggi così scritti male siano frutto del lavoro di una donna,e questo mi fa molto pensare su come la rovina culturale e della gente sia ormai irrefrenabile..Posso definirlo misogino?E razzista perchè se non fosse che ce sta l’ammmeregggano mascellone insipido,tutti gli altri son mascalzoni brutti brutti brutti,incivili.
    La tragedia dei nostri tempi è l’incapacità di saper scrivere non dico una storia,ma i personaggi perlomeno.
    Mi fanno male gli occhi e sto partecipando a una gara di bestemmie con Odino eh ^_^

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: