La Meute

Regia – Franck Richard (2010)

E anche l’ horror francese ha deciso di buttare tutto in farsa. Era una tendenza già ravvisabile in La Horde, la zombata testosteronica e ipercitazionista dell’ anno scorso, con tutto quel casino di sparatorie, grappe hard core e fottuti nigeriani. Ma in La Horde resistevano comunque un paio di scene morbosette (come quella della povera zombie malmenata che ricordava in maniera sinistra uno stupro di gruppo) e un finale nero più che mai, a salvarlo dall’ essere solo una divertentissima stronzata. Sia chiaro che non ho nulla contro le divertentissime stronzate e che ogni tanto sono proprio quelle che ti salvano la vita. Però ho sempre preferito gli horror “seri”, perchè sono una rompicoglioni priva di senso dell’ umorismo. Questo per dire sin dall’ inizio che La Meute non mi ha convinto fino in fondo, nonostante ne riconosca gli evidenti pregi: provo sempre un certo disappunto quando un filone cinematografico promettente scivola così presto nella consapevole autoparodia, già svuotato di ogni significato e pronto a seguire i colleghi americani sulla strada del che ne parliamo a fare, tanto è tutto già visto, già detto e già sentito. Siamo qui per divertirci.

Cercare di raccontare la trama di La Meute è inutile. Non esiste una trama. C’è un antefatto messo lì a pretesto: una ragazza, Charlotte, in viaggio nella campagna francese, diretta in nessun luogo in particolare, raccatta un autostoppista. Insieme si fermano in un locale dall’ arredamento pseudo western lungo la strada. L’ autostoppista va un attimo in bagno e non torna più. Da qui in poi parte un delirio di non sense, accettabile solo a patto di considerarlo voluto e programmato nei dettagli.

Quello che colpisce in maniera positiva, in La Meute, è la capacità di Richard di districarsi in mezzo a una decina di generi diversi, passando da uno all’ altro con disinvoltura e naturalezza, depistando di continuo lo spettatore, che all’ inizio si trova immerso nell’ atmosfera nebbiosa di un road movie, poi crede di avere a che fare con la solita storia di aggressione e vendetta (i motociclisti), ma precipita immediatamente nei territori delle famiglie assassine e maledette, passando attraverso i picchi violenti del torture porn, per andare a sbattere contro gli zombi e il film d’assedio nei minuti finali. Una specie luna park horror: saliamo sul trenino e assistiamo alle attrazioni, battiamo le mani, ci facciamo quattro risate. L’ assenza di una sceneggiatura gioca un ruolo fondamentale. La Meute si configura come una serie di sequenze senza quasi nessun collegamento narrativo tra loro, se non un debolissimo filo conduttore a base di figli morti in miniera e ritornati sotto forma di strani uomini talpa cannibali che vanno nutriti. I personaggi sono tutti sopra le righe ed eccessivi, a partire dalla madre, un’ immensa (in tutti i sensi) e scatenata Yolande Moreau, che sembra divertirsi un mondo a infilzare capocce con chiodi e a fare a pezzi cadaveri per poi scioglierli nell’ acido, sempre col sorriso sulle labbra e la sua fedele cotta di maglia addosso, e che è senza dubbio la cosa migliore del film. Abbiamo anche un poliziotto in pensione che sprizza imbecillità da tutti i pori. L’ incontro tra lui e la signora Spack sembra una versione demente e sotto acido di Misery.

Richard saccheggia a mani basse da quasi tutta la filmografia horror degli ultimi trent’ anni. Bisogna dargli atto di farlo con sfacciataggine e mancanza programmatica di serietà, il che gli permette di ammiccare a Romero un minuto prima e un minuto dopo, prendere addirittura di peso un’ inquadratura da Resident Evil, in un miscuglio che non fa distinzioni qualitative. E così, tra macchinari di tortura fatti in casa, orientali vestiti da cow-boy la cui unica battuta è John Wayne, gente appesa per un braccio e divorata viva, arriviamo a un finale ironico e beffardo, in cui il divertimento cessa di botto e viene sostituito da una cascata di sangue che invade lo schermo.

core de mamma

La Meute soffre però di vistosi e, per gli intenti che il film si propone, imperdonabili cali di ritmo nella parte centrale, quella in cui ci si avventura nei territori del torture movie. La vera anima di questo prodotto risiede sulla collina dei ritornanti e nell’ assedio compiuto ai danni dei motociclisti e della povera Charlotte. E’ lì che il film decolla veramente ed esplode in tutto il suo potenziale, come se quello che abbiamo visto prima fosse solo una lunga (e a volte noiosa) preparazione allo scatenarsi della furia di questi pseudo zombi dalla pittoresca dentatura. Un’ opera sconclusionata, ma alla fine godibile, anche se io dai francesi mi aspetto sempre qualcosa di più e spero che non abbiano preso definitivamente la strada della goliardata. L’ uscita dei nuovi film di Laugier e della coppia Bustillo Maury è imminente. Ripongo in loro tutte le mie speranze.

9 commenti

  1. belushi · · Rispondi

    Mi é piaciuta molto la prima parte.Nahon con quella maglietta in primis. E’ comunque un film che ho apprezzato, anche se Richard mi sembra un gran buzzurro. Anche io sono un gran rompicoglioni,però con un terribile senso dell’umorismo e un senso critico livellato verso il basso da anni e anni di visioni oscene. Quindi scusa per la rottura di palle. Bello questo blog.Un grande saluto!

  2. Ma apprezzarlo l’ ho apprezzato anche io, non tantissimo, ma visto con un certo spirito può essere molto simpatico. Solo che è da tanto che non vedo un horror che abbia quel qualcosa che mi spinge a vederlo una seconda volta e farmici un sacco di pippe mentali sopra. E comunque lei è bellissima.

  3. belushi · · Rispondi

    Vero. La Duquenne buca lo schermo. Gli unici film per cui mi sono fatto un botto di pippe mentali sono stati “Mulholland Drive” e “Inland Empire” del benemerito. Questo per parlare dell’ultimo decennio.Ciaoo!

    1. Il benemerito scatena pippe mentali a tutto spiano…solo che io con Inland Empire non ho avuto neanche la forza di farmele. Quello è un film che ho subìto e che non credo riuscirei a rivedere, perchè mi ha impresso una tale quantità di angoscia che ad anni di distanza dalla visione ancora non si è del tutto stemperata. Mi ricordo che uscita dal cinema ho pensato: “ma dopo questo che cazzo di senso ha fare altri film?” e mi sono depressa 😀
      Però l’ horror in senso stretto che mi è più rimasto dentro, nell’ ultimo decennio, è Martyrs.

  4. D’accordo quasi su tutto. E hai fatto bene a dire che preferisci l’horror “serio”, perché invece io preferisco buttarmi dove il cinema lascia il segno. E diciamo che La meute nella sua sceneggiatura inesistente lascia abbastanza impressi per un modo nuovo di rivedere i generi che ti tiene incollato fino alla fine. E che fine, direi!
    Martyrs è un capolavoro dell’horror in senso stretto. Io non ne ho nessun dubbio, lo riguarderei mille volte
    (Lo sapevi che gli yankee ci hanno in cantiere un remake… si salvi chi può…)

    1. Purtroppo ero a conoscenza della nefasta idea del remake a stelle e strisce. Avevo anche sentito che volevano farlo interpretare alla protagonista di tuailait. L’ orrore…l’orrore… Tende a colpirmi di pi e a lasciarmi dei segni maggiori l’ horror “serio” , obbligatoriamente virgolettato, ma non disdegno qualche simpatica idiozia, ogni tanto, per distrarmi. La Meute in questo senso perfetto. E comunque si riscatta molto sul finale 😉

  5. Appena visto. Mah cosi a caldo lo ritengo un filmettino senza pretese dieci spanne sotto i vari Martyrs, a l’interieurs ecc.. e troppo tirato per le lunghe nella parte centrale.
    Però alcune cose mi sono anche piaciute, il make up degli uomini talpa è notevole in un film di questo budget e l’assedio finale è un bel vedere, ha qualcosa di Carpenter e non fa mai male, ma è davvero troppo, troppo corto, dovevano sfoltire il film prima (il poliziotto imbecille, le torture ormai straviste) per concentrarsi meglio sulle creature e la loro origine, il film avrebbe guadagnato in potenziale orrorifico e perturbante, cosi rimane un oggetto simpatico ma innocuo che si dimentica dopo una settimana.

    1. Vero, l’ assedio finale ha un certo tocco carpenteriano fascinoso assai! Per sempre di intrattenimento veloce veloce si tratta. La mia speranza che la tendenza al cazzeggio totale non si sia impadronita anche dell’ horror francese. Ma si attende Livid e The Tall Man per fare il funerale al perturbante d’oltralpe!

  6. Un film noioso di cui io non salvo proprio niente. Anche l’assedio finale è palloso.

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