The House on Sorority Row (1983) vs Sorority Row (2009)

CUGINI DEFICIENTI – SECONDA PUNTATA

No, non sono così autolesionista come potrebbe sembrare. E’ che non ci vuole niente a dire che il remake di zac snaider (minuscole e storpiamento entrambi voluti) di Dawn of the Dead è una merda senza possibilità di redenzione rispetto a quello di Romero (e anche preso da solo, ora che ci penso). Son buoni tutti. Io mi vado a incaponire sui piccoli film degli anni ’80 che già erano bruttarelli e senza la minima pretesa all’ epoca. Ci vuole quindi un certo talento per creare un cugino deficiente da un qualcosa che in partenza non è questo granchè. Ah, in teoria poi, il remake servirebbe proprio a quello: magari nel 1983 non avevano un budget adeguato, c’ erano attrici cagne maledette e mancavano i mezzi tecnici che abbiamo a disposizione oggi. Aggiornare un film ormai superato può portare a degli splendidi risultati. E’ quando si cerca di rifare un film che ha veramente lasciato il segno che si corre il rischio di inguaiarsi. Come se qualcuno rifacesse Cane di Paglia con il Cyclops degli X-Men protagonista. Bisogna avere il cervello del tutto in pappa per concepire una cosa del genere, per fortuna che…come dite? Lo hanno già fatto?Sì, lo hanno già fatto.

Alcuni prodotti smaccatamente commerciali diventano cult quasi loro malgrado. Spesso gli capita addirittura di inaugurare un sottogenere. The House on Sorority Row (uscito da noi con il lungimirante titolo di Non entrate in quel collegio), è il capostipite dei sorority horror, quegli slasherini infimi infimi ambientati nelle confraternite e nei dormitori femminili, in cui è quasi obbligatoria la visione di tette e fanciulle in fiore sotto la doccia e che tanto devono a Bob Clark e al suo Black Christmas. Ma quasi ogni slasher deriva dal film di Clark che quando uscì, nel 1974, non se la cagò quasi nessuno e poi è stato saccheggiato e plagiato innumerevoli volte e infine stuprato, ovviamente, da un remake.
Il signor Mark Rosman era l’ assistente di Brian De Palma. Dato che il suo capo aveva fatto il botto con un horror studentesco, Rosman deve aver pensato: “pure io!” e si è inventato un storiella divertente di vendette e scherzoni andati a puttane.

Alla vigilia di una festa per celebrare la laurea, un gruppo di studentesse ordisce uno scherzo ai danni della direttrice del dormitorio dove vivono. La signora Slater è una donna arcigna e severa, che nasconde un terribile segreto. Come spesso accade, il dispettuccio si trasforma in tragedia, la direttrice muore, le ragazze buttano il corpo in una piscina e se ne vanno a festeggiare, onde evitare la galera e la conseguente distruzione di tutti i loro sogni, progetti e aspettative. Solo una di loro, Kathryn, cerca di opporsi e vuole chiamare la polizia, ma le altre alla fine la convincono a tacere. Mal gliene incoglie, perchè un killer misterioso si introduce nel dormitorio e comincia ad ammazzare le ragazze una a una.

La trama del remake, a firma del carneade Stewart Hendler, è molto simile, se non che lo scherzo è ai danni di un ragazzo che ha tradito una delle consorelle e chi ci rimette le penne è proprio la consorella tradita, da cui il famoso detto cornuta e mazziata. Come nell’ originale, un personaggio (Cassidy, interpretata da Briana Evigan) prova a far ragionare le sue amiche per almeno quattro secondi e poi, rassegnata, si accoda e subisce l’ inevitabile. Mentre però nel film del 1983 tutto si svolge nel corso di un paio di giorni, qui passa un anno, durante il quale Cassidy ha preso le distanze dalle perfide puttanelle che frequentava. La direttrice del dormitorio non c’entra niente, ma ce la mettono lo stesso, tanto per far fare un cameo a Carrie Fisher che si è incartapecorita in un modo preoccupante.

Insomma, due film mediocri a confronto. E’ difficile trovare qualcosa di buono in entrambi, anche se l’ originale ha un suo discreto fascino retro, un paio di intuizioni visive abbastanza interessanti (i cadaveri in piscina, il giullare, l’ omicidio nel bagno, lo scambio di sguardi tra le ragazze colpevoli alla festa), una sequenza onirica inquietante, un’ ottima colonna sonora e una sequenza di titoli di testa davvero splendida. Il suo cugino deficiente, a parte un po’ di splatter in più, non ha neanche queste cose da sottolineare. L’ unico motivo di interesse sono i personaggi, non perchè siano carismatici, o abbiano un minimo di spessore. Anzi, la ragione è diametralmente opposta: mai mi è capitato di assistere a una descrizione così desolante di un gruppo di giovani donzelle in pericolo. Non si tratta solo di fare il tifo per l’ assassino come in un mezzo di miliardo di slasher contemporanei. No, qui siamo proprio oltre lo spirito goliardico di vedere morti ammazzati caratteri inutili. Dall’ inutile si passa di botto allo spregevole.

foto di gruppo con zoccolette

Le consorelle del film dell’ 83 sono le solite ragazzine stereotipate tipiche del sottogenere di cui si stiamo occupando. Si distinguono le une dalle altre a stento per i vestiti che portano e la sola di cui si riesca a ricordare il volto è la final girl, ma solo perchè rimane per più tempo sulla scena. Eppure si prova una certa simpatia per loro, persino per l’ autrice dello scherzo. Forse perchè, sebbene siano dei clichés, restano nell’ ambito della normalità: ragazze che vogliono divertirsi, combinano un guaio grosso come una casa e pagano un prezzo altissimo.

La loro evoluzione targata 2009 è un qualcosa di spaventoso: sono delle vecchie e consumate zoccole infilate a forza in corpi di ventenni. Non so quanto l’ intento del regista fosse parodistico o, peggio ancora che iddio ce ne scampi e liberi, sociologico, col metaforone sul degrado della gioventù americana in agguato dietro ogni angolo. Sorority Row oscilla in continuazione tra un umorismo che non fa ridere (l’ alcolizzata del gruppo che rimorchia uno e viene rifiutata perchè puzza di vomito) e una seriosità che mi fa propendere per un tentativo di metafora andato a male come lo scherzetto delle consorelle (il dialogo tra la più stronza di tutte e il senatore padre del suo ragazzo). Con il finale si precipita nella farsa involontaria, con l’ assassino che sproloquia per un’ ora e mezza, aggiornandoci sui motivi per cui ha fatto fuori ognuna delle vittime, mentre anche le superstiti sbadigliano. Ciò che resta impresso è l’ ostentazione del personaggio sgradevole, stupido e orgoglioso di essere tale. E’ una caratteristica comune a molti recenti remake, ma in questo tocca vette irraggiungibili, senza che il film possieda l’ intelligenza di trasformare i personaggi in caricature ironiche, nè la profondità per compiere un’ analisi seria di alcuni concetti che tenta, con scarso successo, di mettere a fuoco. Magari in mano a un regista meno cane Sorority Row poteva diventare anche interessante. Così com’è è solo un altro cugino deficiente di un film già mediocre di suo. In poche parole, monnezza al cubo.

3 commenti

  1. belushi · · Rispondi

    Porca Puttana! Ma quanto sei brava! Gajarda ‘sta rubrica. Bè, hai trovato un estimatore del prototipo, anche se é una cazzata. Ma io non faccio testo,essendo un amante di cazzate.Niente male il discorso che fai sull'”immignottamento” delle protagoniste del remake. Lo vedo piu’ come un Hard mancato, un vorrei ma non posso, con Hedler frustrato che non riesce nemmeno ad ammazzare la figlia de Bruce Willis.Gran spreco. Comunque bel post.Un grande saluto! Ciao bella!

    1. E comunque, tornando agli slasher degli anni ’80, c’è sempre un’ ingenuità dei personaggi, che continua a piacermi molto di più rispetto a quelli contemporanei.
      Non che facciano cose diverse: in realtà si tratta sempre di ubriacarsi fino a scoppiare e fare sesso con chiunque capiti a tiro, ma non lo so, c’era un senso di scoperta e divertimento molto diverso rispetto ai film di adesso.
      Un giorno di questi ci faccio un post retorico e nostalgico col metaforone 😀

  2. No, ma guarda, l’ originale è divertente e credo che abbia tra le più belle sequenze di titoli di testa che abbia mai visto. Infatti volevo postarla ma non l’ho trovata. peccato.
    Il remake è davvero una cosa che suscita vergogna e imbarazzo. Infatti la Willis la potevano ammazzare che è pure la più cozza di tutto il pacco.
    Grazie per i complimenti! 🙂
    Un bacio grande

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