Cugini Deficienti

Ovvero, Hollywood e i suoi remake.

Inauguro una simpatica rubrichetta, il che non significa che avrò la voglia e costanza di farla diventare un appuntamento fisso. Diciamo che ci provo, dai.


Dovete sapere che io sono fissata con i remake. La mia è una vera e propria ossessione, nel senso che me li guardo tutti, poi mi raso a zero, mi metto le mani in testa e comincio a girare per casa sussurrando: “l’ orrore, l’ orrore”. Un po’ è perchè sono masochista, un po’ è perchè cerco di applicare la massima conosci il tuo nemico. Poi c’ è una ragione seria (no, neanche troppo): voglio capire per quale motivo ci si ostini a riproporre classici o semplicemente vecchi film e a peggiorarli costantemente, anche quando la qualità dei capostipiti non era eccelsa, si riesce comunque a creare qualcosa di meno valido dal punto di vista estetico, privo di contenuti o spunti di riflessione, nonchè trasudante imbecillità come se non ci fosse un domani. E’ evidente che lo fanno apposta. C’ è un disegno dietro a tutto questo. E lo capiremo insieme, ah, se lo capiremo insieme!

Ordunque cominciamo con un filmettino del 1981, uno slasher canadese che il signor Tarantino ha definito il miglior slasher di tutti i tempi. Si parla di My bloody Valentine di George Mihalka, riproposto un paio di anni fa da Patrick Lussier col titolo di San Valentino di sangue 3d.


Fino a stamattina non avevo mai visto l’ originale. Vi avverto subito, anche se lo sapete già che Tarantino tende a sparare giudizi alla cazzo di cane giusto per fare un po’ di casino, ma lo amiamo anche per questo: My bloody Valentine non è il miglior slasher di tutti i tempi. In realtà è simile a una vagonata di film dello stesso tipo che si giravano uno dietro l’ altro in quegli anni e tendo a preferirgli di gran lunga April Fool’s Day, The Burning o Sleepaway Camp, tanto per sfoggiare un po’ di cultura cinematografica a casaccio. Resta però un film che funziona bene in ogni suo aspetto, dalla tensione, all’ efferatezza degli omicidi, a una regia molto elegante e sopra la media del genere, fino a un’ ambientazione claustrofobica come la vecchia miniera in cui si svolge tutta la seconda parte della narrazione.

San Valentino di Sangue 3d è il suo cugino deficiente. Patrick Lussier è un montatore. Allarghiamoci pure dicendo che è un ottimo montatore. Ogni tanto ha però il vizio di passare dietro la macchina da presa e combinare disastri. Non è tutta colpa sua, dato che c’è chi continua ad affidargli la regia di grosse produzioni. Evidentemente non hanno visto Dracula’s Legacy perchè Lussier ha fatto sparire tutte le copie vergognandosi moltissimo. Lussier è maldestro quando si tratta di costruire le scene che precedono gli attacchi del killer, fa scivolare il film nella noia in tutti i momenti di dialogo o di spiegazione degli eventi e, quando invece deve affondare il pedale dello splatter e della violenza, si affida unicamente alla tecnologia del 3d. Quindi, ogni volta che abbiamo un malcapitato che finisce sotto il piccole del minatore assassino, aspettiamoci di vedere bulbi oculari o frattaglie varie che volano verso lo schermo. E niente altro.

My Bloody Valentine versione 1981 instaurava sin dall’ inizio un sadico e perverso gioco tra le vittime e l’ omicida. La sequenza iniziale è malata in maniera sottile, si diverte a frustrare le aspettative dello spettatore. La ferocia esplode in un lampo e altrettanto rapidamente scompare. La miniera assume subito una connotazione maledetta e Mihalka non ha bisogno di allestire un festino gore per spingerci a voler continuare nella visione del suo film.

Passano trent’ anni, arriva Lussier e ti sbatte subito in faccia (nel vero senso del termine, dato il 3d) un paio di mattanze con sangue che schizza in CGI e un killer che, oltre ad avere il dono dell’ ubiquità, è in grado di sterminare da solo l’ intero personale di un ospedale, più una ventina di idioti durante un party nella miniera. E, con tutto questo dispiego di budella e parti anatomiche fatte a pezzettini, strappa al massimo un paio di risate. E non spaventa, non inquieta, non turba e, soprattutto, non intrattiene neanche per un minuto. La volontà di omaggiare (leggasi scopiazzare) il capostipite è evidente nella replica esatta di un paio di omicidi, quello della lavatrice e quello del piccone che strappa via un occhio. Non a caso, sono gli unici momenti che davvero funzionano in tutto il film. Lussier abbandona quasi subito la miniera e si sposta nella piccola cittadina, mostrandoci minuti e minuti di pellicola sprecata in un triangolo amoroso che Mihalka aveva risolto in pochissime scene.

Sappiamo tutti che in questo genere di film spesso la trama è un pretesto. E allora perchè ammorbarci con i problemi coniugali della protagonista, metterci una storia di corna di cui non ci frega assolutamente niente, spiegarci fino allo sfinimento che lei è sposata con lui, ma ama ancora l’ altro e lui la tradisce ma sotto sotto è profondamente innamorato. E che palle… In San Valentino di Sangue 3d si chiacchiera in continuazione, si chiarisce tutto il continuazione. Eppure la storia narrata resta confusa e frammentaria. Evidentemente hanno pensato che una sceneggiatura non fosse necessaria e hanno detto Lussier di far dire cose a caso agli attori: “tanto non li sai dirigere, lascia fare a loro e portiamo a casa la scena (cit.)”.

Al contrario Mihalka mette in scena una vicenda molto schematica, una storia di vendetta e fantasmi del passato che più classica non si può: abbiamo un crollo in miniera dovuto alla negligenza di due addetti alla sicurezza che, invece di controllare che tutto fosse a posto, se ne vanno a una festa organizzata per il giorno di San Valentino. L’ unico superstite riesce a vivere sepolto sotto le macerie nutrendosi dei resti dei suoi colleghi minatori e impazzisce. Uccide a picconate i due addetti alla sicurezza e mette i loro cuori nella scatole di cioccolatini tipiche di San Valentino. Dieci anni dopo, durante un altro party torna a uccidere.  Storiella esile esile che però Mihalka gestisce bene. Ci infila anche un finalino a sorpresa, prevedibile ma onesto e con un flashback molto breve che in tre inquadrature tre ti racconta il passato dell’ assassino senza fare un uso fracassapalle del temibile spiegone. E bravo Mihalka, compitino portato a casa con successo, sette più. Nei primi anni ’80 si usava così, magari ai registi glielo dicevano che non è proprio carino prendere per il culo lo spettatore. E poi, sì, si stava girando “solo uno slasher” per adolescenti, ma la serietà con cui il genere veniva approcciato e il rispetto per quello che si stava realizzando erano sempre il marchio di fabbrica di questi film che , per quanto poveri, per quanto datati o risibili risultino oggi, non perdevano di vista l’ obiettivo che è alla base di ogni produzione horror: raccontare una storia paurosa e cercare di farlo nel migliore dei modi, mettendoci magari un briciolo di creatività e passione.

Torniamo nel 2009, trasferiamoci da Lussier e dal suo assassino vestito da minatore che mena picconate a casaccio e ha la potenza distruttiva di una bomba nucleare, come si evince dal contributo video qui sotto.

Le caratteristiche del cugino deficiente ci sono tutte: si alza il bodycount perchè non si sa come riempire il minutaggio, si aggiunge una scena di tette al vento+squartamento che così tutti dicono che il film è bello cattivo e guarda quanto splatter e che bei culi, si cambia il finale che però è talmente idiota che, nonostante un flashback di circa un’ ora ci illustri il tutto nei dettagli, davvero è impossibile incastrarlo in maniera logica in quanto visto fino a quel momento. Si esce dal cinema col mal di testa causa 3d e con l’ impressione di essere stati turlupinati da uno che è anche  più scemo di noi che guardiamo questa robaccia.

Il tutto senza un minimo di coerenza, inanellando scene e personaggi messi lì non si sa perchè, non si capisce come, che tanto il pubblico medio dei film dell’ orrore è composto da trogloditi che sbavano, ruttano e lanciano pop corn tutti contenti se fai tanto di mostrargli un nudo integrale e uno sventramento. Il bello è che, dati gli incassi di San Valentino di Sangue 3d, e altre amenità assortite, comincio a credere anche io che siamo diventati davvero come questi film ci vogliono dipingere.

Badilate in 3d e noi scimmie ammaestrate siamo felici e gongolanti.


5 commenti

  1. oh dae-soo · · Rispondi

    Mamma mia che commento! Ottima questa rubrica di contrapposizione tra originale e remake. Guarda caso San Valentino di Sangue è l’ultimo horror che ho visto e recensito e, ovviamente, picconato. L’ho “salvato” con un 5 percè gli horror da 2,3 e 4 son altri, credo che anche te ti ci sarai imbattuta ogni tanto (per me su tutti Smile, Bone Eater, The Darkling e un altro paio, ho fatto proprio una classifica su questo).

    Ah, a proposito, se in questi mondi paralleli vuoi chiamarmi Giuseppe ben contento. A dir la verità puoi farlo benissimo anche su FS se capita di trovarsi. Ciao!

    Non vado oltre che son sposato mannaggia.

    1. Oddio, mi hai ricordato Smile…adesso mi metto a urlare.
      Diciamo che con i remake sono più severa che con i film originali. Parto già con un voto in meno…però per non essere così prevenuta, in questa sezione del blog cercherò sempre di (ri) guardare il remake prima dell’ originale e mi occuperò di film meno importanti e di qualità non eccelsa in partenza. Vediamo che ne esce fuori.
      Sì sì, preferisco Giuseppe, che scrivere ogni volta oh dae-soo mi procura grosse difficoltà! 😀

  2. Ti vorrei ricordare che mister “Tarantino” ha definito le commedie italiane anni 70 dei capolavori….quindi si lo adoriamo, ma come regista non come critico…per nun ce capisce un cazz….

  3. Posso, in questa sede, proporre due cugini deficienti di cui, per me, il valore dell’originale è uguagliato, se non superato, dal remake? Sarei curiosa di sentire la tua opinione. Sono The Ring di Hideo Nakata vs The Ring di Gore Verbiski e Dark Water, sempre di Hideo Nakata, vs Dark Water di Walter Salles. (Tra l’altro accennerò ad entrambi in un post in preparazione 😉 )

    1. Eh, ma quelli non sono deficienti 😀 Io di cinema orientale in realt ne so molto poco. Lo guardo, mi affascina, mi piace, ma davvero non credo di avere gli strumenti culturali per analizzare un film asiatico. A me il The Ring di Verbinski non dispiaciuto e contiene una delle scene che pi me l’ hanno fatta fare addosso dalla paura, per ho preferito, di misura, l’ originale. Diciamo che entrambi i film non sono tra i miei preferiti. Di Dark Water ho visto solo l’ originale. Il remake mi manca del tutto, perch in quel periodo la mania di rifare a catena di montaggio i ghost jappo mi dava l’ orticaria 😀

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: