Kill Theory

Regia – Chris Moore (2009)

Finalmente.

No, in realtà ho sbagliato anno. Ho visto AfterDark presenta e non mi sono resa conto che questo Kill Theory appartiene alla scorsa annata, quando la AfterDark si limitava a distribuire e non produceva. Forse era meglio così, dato che è tra le cose migliori viste negli ultimi giorni di robaccia immonda. Niente di eclatante o per cui strapparsi i capelli, ma un robusto e atipico slasher girato con passione e intelligenza e scritto con buona conoscenza del genere e senza voglia di strafare.

Si comincia con uno psicoanalista che parla con un paziente, di cui non vediamo mai il volto. Dalle parole del dottore (insopportabile, si spera che il matto gli salti alla gola, o lo sbudelli, e che prima lo torturi un pochino) capiamo che l’ uomo che gli siede di fronte è l’ unico sopravvissuto a una tragedia in montagna e che, per salvarsi, ha dovuto tagliare la corda che lo teneva legato ai suoi compagni di scalata.

Dopo questo breve antefatto, ci trasferiamo in una villa sul lago, dove un gruppo di giovinastri va a passare un lieto fine settimana per festeggiare la fine dell’ università a casa dell’ amico ricco e stronzo, munito di sorellastra di bassa estrazione sociale che gli rompe i coglioni e lo prende in giro. Il gruppo è assortito nel modo che tutti abbiamo imparato a conoscere e ad amare, quindi non sto qui a farvi l’ elenco dei tipi umani presenti, che tanto li sapete già e vi annoiereste. Chris Moore e la sceneggiatrice Kelly Palmer ci fanno la cortesia di non allungare troppo la fase della presentazione dei personaggi: giusto il tempo di mettere a fuoco i vari caratteri e piombiamo subito nel momento in cui il week end di festeggiamenti, sesso e sbronze se ne va a puttane: un misterioso individuo si introduce nella villa e, dopo aver ammazzato uno dei personaggi a caso, costringe gli altri a uccidersi a vicenda, fino a quando non ne resterà soltanto uno in vita. Se entro le sei  del mattino non sarà rimasto un unico superstite, moriranno tutti.

Con una trama del genere, il rischio del bignami di sociologia spicciola comprato usato al discount si insinua dietro ogni angolo e invece la sceneggiatura riesce a dribblare gli ostacoli di lezioncine morali mettendo in scena una lotta per la sopravvivenza all’ ultimo sangue e focalizzandosi unicamente sulle varie declinazioni dell’ imbecillità umana allo stato puro. Una volta tanto, l’ ordine in cui i morituri vengono macellati non è così scontato, il finale riserva qualche piccola sorpresa e, se si accetta che un uomo solo sia in grado di tenere in scacco otto persone (come? Non si sa. Perchè? Perchè sì), il tutto fila via liscio senza intoppi. Merito di una narrazione che favorisce la possibilità di immedisimarsi in un paio di personaggi e porta lo spettatore a chiedersi cosa farebbe lui di fronte a una scelta così drammatica. Merito anche di una regia lontana dallo stile “videoclip impazzito”, che si concentra soprattutto sulla paranoia e il senso di sfiducia che lentamente si impadroniscono e dominano il gruppo di amici (mica tanto) sottoposti a un’ ordalia che metterà a dura prova le loro convinzioni.

Certo, gli espedienti narrativi non brillano per originalità o verosimiglianza: siamo sempre in una magione isolatissima, a miglia e miglia dalla civiltà, i cellulari non prendono e l’ assassino ha (non si sa come, non si sa quando) sistemato trappoloni in ogni angolo del bosco, staccato i fili dei telefoni fissi, affondato la barca e rubato il fucile. Si passa sopra a queste cose in virtù di una tensione sempre costante e di un paio di scene da brivido, come la scoperta del primo cadavere che garantisce un salto sulla sedia per una volta tanto inaspettato e non veicolato solo dallo sbalzo di volume. Gli omicidi tra gli allegri compari si distinguono per sadismo e violenza: abbiamo badilate sulla faccia, insistite e prolungate, fino alla riduzione di tale faccia in poltiglia, trappole per orsi che si chiudono spappolando toraci, e attizzatoi per caminetto destinati a usi impropri.

Il risultato finale è divertente, rapido e indolore. Chiedere altro a uno slasher di questi tempi sarebbe troppo. Accontentiamoci di un prodotto sopra la media con qualche spunto originale e tanto sangue che fa sempre la sua porca figura.

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