Rammbock

Regia – Marvin Kren (2010)

Maledetti tedeschi. Tre lire e mezzo di budget, quattro stanze e un cortile, poco più di un’ ora di durata e ti tirano fuori un dignitoso prodottino con un gran ritmo e dei personaggi credibili e simpatici.

Michi arriva a Berlino per rivedere la sua ex ragazza e cercare di ricomporre il rapporto con lei. Proprio quel giorno però si scatena una terribile epidemia. I sintomi sono quelli classici della zombite acuta, anche se tecnicamente non si può parlare di zombi, dato che gli infetti non muoiono. Si incazzano e mordono e basta. E corrono. Michi si rinchiude nell’ appartamento della sua ex, Gabi (misteriosamente scomparsa dalla circolazione), in compagnia di un manovale che stava facendo dei lavori nel bagno. Inizia un lungo assedio, insieme alle ricerche di Gabi in tutto il palazzo.

Kren è molto bravo a mettere in scena un’ apocalisse su piccola scala. Il limite dell’ azione è il cortile del condominio di Gabi. Gli infetti vi si riversano dalla strada, che non si vede mai, se non per pochi minuti alla fine, e la lotta per la sopravvivenza è circoscritta a un ambiente ristretto e a un numero esiguo di personaggi, che comunicano tra loro attraverso le finestre dei palazzi che delimitano il perimetro del cortile. Insomma, Rammbock non ha molto a disposizione, ma quel poco che ha lo sfrutta bene, instaurando un clima di assedio e insicurezza che in alcune scene mi ha addirittura ricordato il primissimo Carpenter. E così i limiti imposti dal budget diventano i punti di forza del film che si concentra sui personaggi piuttosto che sull’ azione e riesce a farci stare in pena per il goffo, paffuto e imbranato Michi e per la sua spasmodica e quasi ottusa ricerca di Gabi.

Apocalisse su piccola scala, dicevamo. Minuscola, anzi. Un’ apocalisse che è tutta individuale, quotidiana, si svolge in un ambiente piccolo borghese e non guarda affatto alle implicazioni sociali che un’ epidemia del genere potrebbe avere. Per quanto anche su questo aspetto pesino molto le risorse economiche impiegate nella realizzazione di Rammbock, mi sembra che sia una caratteristica comune a parecchi film di zombi recenti (mi viene in mente il francese Mutants, o anche la serie televisiva The Walking Dead, e soprattutto il fumetto da cui è tratta). Insomma, siamo lontanissimi dalla visione politica di Romero e sarebbe interessante analizzare il modo in cui è cambiato lo zombie-movie nel corso dell’ ultimo decennio. A parte qualche notizia proveniente dai telegiornali o dalle radio, in Rammbock la società è del tutto assente. Anche i vari protagonisti e le comparse che popolano il condominio sono quasi sempre separati l’ uno dall’ altro, non comunicano, si aiutano poco, quasi non interagiscono. Ognuno di loro vive, isolato dagli altri, la piccola piccola fine del proprio mondo e vi assiste con una certa passività e rassegnazione, quasi non ci fosse poi molto da salvare. Non ci sono atti di eroismo (l’ unico che ci prova fallisce miseramente), nè estremi sacrifici per salvare il prossimo. Assistiamo invece a ben due suicidi, che saranno anche scontati in un film del genere, ma contribuiscono a creare l’ atmosfera di assoluta solitudine in cui vengono calati tutti i personaggi di questo film.

Rammbock, nella sua semplicità, riesce quindi anche a dire due o tre cosette interessanti sul sottogenere a cui appartiene. Nonostante si tratti di infetti non defunti, sono sempre e comunque zombi, cercano sempre di morderti e, se ci riescono, sei fregato perchè diventi uno di loro.  In questo caso il regista ce li presenta nella variante centometrista e con un punto debole di una certa originalità, che sarà poi fondamentale nei minuti conclusivi del film.

Rammbock non ha pretese di nessun tipo, è diretto ed essenziale e Kren si dimostra anche molto umile quando decide di non allungare il brodo e di chiudere tutto dopo appena un’ ora e quattro minuti, pagando il giusto tributo a una sceneggiatura ridotta all’ osso che, se spremuta ancora un po’, poteva rischiare di ripetersi e annoiare a morte. Invece, il finale arriva proprio al momento giusto, senza sbavature o momenti morti, ed è perfettamente coerente con quanto accaduto dall’ inizio del film e col comportamento di tutti i personaggi coinvolti.

Certo, non è che Rammbock non abbia difetti. Il basso budget si fa sentire soprattutto nella povertà della regia; la recitazione ( protagonista a parte) non è sempre impeccabile e, per quanto scarna, la sceneggiatura ci propone alcune voragini logiche su cui è difficile passare sopra. Ma credo che un’ operazione del genere vada comunque premiata per la sua onestà, per la cura con cui è stata realizzata, per la capacità di intrattenere senza bassa macelleria o idiozie assortite, ma semplicemente con dei personaggi che funzionano e con un ritmo serrato.

Ricordo così, di sfuggita, che il film è stato co-prodotto dalla televisione di stato tedesca. Non credo siano necessari ulteriori commenti o paragoni. La tv pubblica produce film di zombi. Non vi viene da ridere?

5 commenti

  1. se e’ per questo la tv inglese aveva prodotto quel gioiellino che era dead set. Altro che walking dead.
    Mi sono letto un po’ di recensioni, brava. Condividiamo l’amore viscerale per zombie, squali e altre zozzerie.

    1. Le zozzerie sono la mia ragione di vita 😀
      Benvenuto!
      Dead Set…che bei ricordi…
      Però io, almeno fino alla quarta puntata, ho apprezzato anche The Walking Dead.

  2. dead set me lo sono ciucciato tutto in una notte. Era buia e tempestosa eh.
    Poi di cose recenti mi erano piaciuti abbastanza Fido e Dead Snow. So funny.
    E ovviamente shaun of the dead. E un altro di cui non ricordo il titolo, maledizione il giorno che mi si e’ fulminato l’hard disk.
    Zombieland nah, non ci siamo.
    E infine: The walkind dead. Inizio da WOW, poi cosi’ e cosi’. Rimandato a settembre, anzi, a ottobre.

    1. Esatto, un pilota da applausi e poi una lenta parabola discendente …per io confido che la seconda stagione sar Pi aderente al fumetto. Per quanto riguarda zombieland mi sono sempre chiesta come potessero trovarlo divertente Misteri della fede …

  3. speriamo dai. Ora faro’ una fatica cane a trovare le puntate e vederle (non dispongo di fox).
    Zombieland piace ai fighetti indie che si danno di spalla quando appare Murray che fa metacinema, ahah, che mattacchiione quello. Bah.

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