Fritt Vilt (Cold Prey)

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Oggi fa caldo. E per dirlo io che non lo soffro mai e che al di sotto dei 24 gradi tiro fuori sciarpe e piumoni, significa che fa davvero tanto caldo. E allora vado a cercare refrigerio in Norvegia e rispolvero un’interessante saga slasher campione di incassi in patria, sbarcata anche negli Stati Uniti con un certo successo e mai giunta in questi lidi. Ci dovesse far male. Grazie ai distributori italiani che ci proteggono e ci coccolano.
Ho deciso che nel corso dell’estate mi dedicherò a qualche franchise, sia quelle più famose e appartenenti all’epoca d’oro che quelle più recenti. Parleremo di film buoni e meno buoni e, se mi regge il cuore (e non prometto niente), chiuderemo in bruttezza affrontando quanto di peggio sia mai stato partorito dal 2004 al 2010 (a chi indovina ricchi premi).
Ma è buona creanza cominciare con qualcosa di valido. E allora tutti sulle montagne innevate. E attenti ai picconi. Continua a leggere

1996: Scream – Prima parte

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Regia – Wes Craven
What’s the point? They’re all the same. Some stupid killer stalking some big-breasted girl who can’t act who is always running up the stairs when she should be running out the front door. It’s insulting

Oggi affronteremo l’analisi del film origine di tutte le disgrazie del mondo. A partire dal riscaldamento globale, fino ad arrivare alla guerra e alla carestia, sappiamo tutti che esiste un solo responsabile, il malvagio, fetido, furbo Scream. Quindi, preparatevi a una discesa nelle tenebre, preparatevi ad affrontare il Male nella sua forma più pura, un Male che ha due nomi, Kevin Williamson e Wes Craven. La perfidia di questi individui è tale che non si capisce come facciano a essere ancora a piede libero, dopo aver causato un tale cumulo di attacchi isterici nei veri amanti dell’horror duro e puro, cattivo. Mica robetta per ragazzini come questo filmaccio che davvero non si capisce come abbia fatto a diventare un tale successo, a incassare così tanto e a riportare in auge un genere che era dato per spacciato. C’è per forza lo zampino del demonio. Per affrontare questa serie di tragici eventi, non basta un post solo. E quindi questa sarà la prima volta che divido la rubrica in due parti. Continua a leggere

1964: Sei Donne per l’Assassino

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Regia – Mario Bava

“Forse è proprio la  bellezza femminile che gli fa perdere la testa e lo spinge a uccidere”


Contiene qualche spoiler

Affrontare l’annoso discorso su chi abbia inventato cosa è di solito questione noiosa e che fa perdere un sacco di tempo in sterili datazioni, elenchi inutili di film, liti furiose sul mese e il giorno di uscita di una determinata pellicola che ne stabilirebbe inequivocabilmente la paternità su questo o quel sottogenere. Per quanto riguarda il Giallo italico, la risposta è semplice e non ammette discussioni di sorta: Mario Bava. Nel 1963, con La Ragazza che Sapeva Troppo, getta le basi del filone . L’anno successivo, con il film di cui parliamo oggi, lo codifica in modo definitivo.
Bisogna però uscire un istante dall’Italia, andare un po’indietro nel tempo e trasferirsi in Germania, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. In quel periodo nasceva infatti una serie di film noti in tutto il mondo come Krimis, abbreviazione di Kriminalfilm o Kriminalroman. Erano opere tratte dai romanzi dello scrittore inglese Edgar Wallace, gialli investigativi basati sul meccanismo del whodunit, in cui compariva quasi sempre lo stesso gruppo di attori e che erano diretti (quasi tutti) da due registi, Harald Reinl (con cinque titoli all’attivo) e Alfred Vohrer (addirittura 14 Krimis in curriculum). Continua a leggere

Silent Night

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Regia – Steven C. Miller (2012)

Siamo in periodo natalizio e, come ho già fatto l’anno scorso, mi diverto a parlare di horror ambientati durante le festività. Niente di serio, ovviamente. I classici film per passare un paio d’ore di pura evasione dalla soffocante cappa di lucine colorate e gente impazzita che vaga per le strade creando traffico, code, isteria di massa e istinti omicidi.
Steven C. Miller è un regista giovane, nato nel 1981. Il suo primo film, Automaton Transfusion, costa 50.000 dollari, diventa un piccolo cult e, sebbene non sia altro che l’ennesima declinazione dell’apocalisse zombie in salsa satirica, ha dalla sua alcune idee interessanti che evidenziano un certo talento dietro la macchina da presa, e soprattutto quintalate di violenza e gore mostrate senza il minimo pudore, tra feti sgranocchiati e pelle strappata via dalla faccia.
Silent Night è il suo quarto lungometraggio, e Miller può contare su una produzione un po’più ricca, un cast di attori veri e la stessa libertà di pasticciare con sangue e frattaglie del suo scatenato esordio.

Da qui in poi qualche piccola anticipazione Continua a leggere

1980: Maniac

Regia – William Lustig

I know how it is with their hairs and their looks and they… they drive a man crazy! I didn’t mean that. I didn’t mean it that way. It’s just that, they don’t know when to stop. They never know when to stop. That’s why they have to be stopped

Sì, lo so già, e anticipo gli eventuali interventi: Shining è uscito nel 1980, eppure in questa rubrica voglio trattare Maniac. Conosco i miei limiti e non ho né le capacità, né la forza di affrontare un’ analisi seria del film di Kubrick. E poi, seriamente, quante recensioni, articoli, post, dibattiti, saggi e manuali avete letto a proposito di Shining? Parliamo invece di William Lustig, uno che ha dato tantissimo al genere e a cui molto poco è stato restituito. Una carriera strana, la sua, cominciata nel porno e finita producendo piccoli documentari per la televisione, o per l’ home video. Nel mezzo, due film strani e allucinati, che lo hanno fatto entrare, per breve tempo, nell’ olimpo dei registi horror del decennio d’oro. E mi piace cominciare ad affrontare questo famoso decennio d’oro proprio con Maniac, il suo esordio (porno esclusi) dietro la macchina da presa. Continua a leggere

Silent Night, Deadly Night

Regia – Charles E. Selliers Jr. (1984)

Per la serie film che oggi non potrebbero mai essere girati, spunta dalle nebbie del tempo questo Silent Night, Bloody Night, oscuro slasher natalizio proveniente dal 1984, costato due lire e mezza e che ha addirittura generato quattro seguiti. Leggendo in giro, mi rendo conto che negli Stati Uniti è una specie di cult, oltre a essere considerato uno dei migliori horror natalizi mai realizzati.  Il che non si discosta poi troppo dalla verità, perché, pur nella sua demenza che è tipica del sottogenere a cui appartiene, Silent Night, Deadly Night, è un film molto onesto, ben diretto e con qualche guizzo creativo e un paio di invenzioni in sceneggiatura davvero interessanti, cose che oggi mancano al novanta per cento dei B movie contemporanei. Continua a leggere

The House on Sorority Row (1983) vs Sorority Row (2009)

CUGINI DEFICIENTI – SECONDA PUNTATA

No, non sono così autolesionista come potrebbe sembrare. E’ che non ci vuole niente a dire che il remake di zac snaider (minuscole e storpiamento entrambi voluti) di Dawn of the Dead è una merda senza possibilità di redenzione rispetto a quello di Romero (e anche preso da solo, ora che ci penso). Son buoni tutti. Io mi vado a incaponire sui piccoli film degli anni ’80 che già erano bruttarelli e senza la minima pretesa all’ epoca. Ci vuole quindi un certo talento per creare un cugino deficiente da un qualcosa che in partenza non è questo granchè. Ah, in teoria poi, il remake servirebbe proprio a quello: magari nel 1983 non avevano un budget adeguato, c’ erano attrici cagne maledette e mancavano i mezzi tecnici che abbiamo a disposizione oggi. Aggiornare un film ormai superato può portare a degli splendidi risultati. E’ quando si cerca di rifare un film che ha veramente lasciato il segno che si corre il rischio di inguaiarsi. Come se qualcuno rifacesse Cane di Paglia con il Cyclops degli X-Men protagonista. Bisogna avere il cervello del tutto in pappa per concepire una cosa del genere, per fortuna che…come dite? Lo hanno già fatto?Sì, lo hanno già fatto.

Alcuni prodotti smaccatamente commerciali diventano cult quasi loro malgrado. Spesso gli capita addirittura di inaugurare un sottogenere. The House on Sorority Row (uscito da noi con il lungimirante titolo di Non entrate in quel collegio), è il capostipite dei sorority horror, quegli slasherini infimi infimi ambientati nelle confraternite e nei dormitori femminili, in cui è quasi obbligatoria la visione di tette e fanciulle in fiore sotto la doccia e che tanto devono a Bob Clark e al suo Black Christmas. Ma quasi ogni slasher deriva dal film di Clark che quando uscì, nel 1974, non se la cagò quasi nessuno e poi è stato saccheggiato e plagiato innumerevoli volte e infine stuprato, ovviamente, da un remake.
Il signor Mark Rosman era l’ assistente di Brian De Palma. Dato che il suo capo aveva fatto il botto con un horror studentesco, Rosman deve aver pensato: “pure io!” e si è inventato un storiella divertente di vendette e scherzoni andati a puttane. Continua a leggere