13 Beloved (2006) vs 13 Sins (2014)

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Sono priva di connessione a casa, ma in compenso è arrivata in ufficio e questo mi permette di tornare ad aggiornare il blog nei tempi morti. Scusate l’assenza: sono giornate un po’ particolari, senza internet.
Non ho visto neanche molti film in questi giorni e quindi faccio una cosa che – mi sembra di ricordare – non avevo mai fatto: parlo di un film orientale, thailandese, per la precisione, uscito nell’ormai lontano 2006 e rifatto nel 2014 da mamma Hollywood.
Lo sanno più o meno tutti che quando gli americani decidono di stuprare il loro stesso passato, e quindi la loro stessa cultura di qualche anno prima, per aggiornarlo ai gusti contemporanei, combinano già abbastanza disastri.
Ma questo è nulla in confronto a ciò che combinano quando invece vanno a prendere film appartenenti ad altre culture e pretendono di realizzarne delle fotocopie a loro uso e consumo. Il recentissimo caso di Oldboy che (si spera) dovrebbe aver stroncato del tutto la carriera già traballante di Spike Lee, poteva essere una lezione. Ma no. Il cataclisma continua e qualcuno affida a Daniel Stamm cinque milioni di dollari per mettere in scena il triste spettacolino di 13 Sins.  Continua a leggere

La Casa

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Regia – Fede Alvarez (2013)

E sono tre.
Tre remake uno migliore dell’altro in una stagione cinematografica che continua a essere superiore alla media da ogni punto di vista. L’horror, che del cinema, lo sappiamo, è un po’ il parente povero, si difende e se la cava come può. E qui arrivano una buona notizia e una cattiva: quella buona è che il film di Alvarez, dopo una prima parte in cui stenta a decollare, esplode poi in una seconda che è un vero tripudio di splatter artigianale di pregevole fattura. Arti troncati, lingue tagliate a metà, sparachiodi in ogni parte del corpo, colpi di fucile che fanno volare via braccia, facce tagliate con pezzi di vetro e un vero e proprio bagno di sangue che fa terminare il film in gloria e addirittura col desiderio che se ne faccia un altro a ruota.
La cattiva notizia è che, purtroppo, La Casa soffre di tutte le mancanze e le storture di un cinema dell’orrore commerciale fatto a uso e consumo di un pubblico di deficienti. Adesso, io non lo so se davvero Hollywood ha allevato una generazione di rincoglioniti, o se sono gli studios a lavorare nella convinzione che chi va in sala a vedere un prodotto non indipendente, non possieda gli strumenti necessari ad affrontare un film che non gli fornisca spiegazioni preconfezionate e semplificazioni di stampo moralistico su un piatto d’argento. Io questa ansia di giustificare e tranquillizzare non riuscirò mai a mandarla giù. Continua a leggere

Maniac

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Regia – Franck Khalfoun (2012)

Sì, sono giornate un po’ particolari. Salta tutto il palinsesto del blog e si va avanti a improvvisazioni estemporanee. Complici qualche casino di troppo e qualche visione davvero degna di nota.
Quando ho saputo che Aja stava scrivendo il remake di Maniac, devo ammetterlo, mi è preso un colpo. Poi è arrivata la notizia che il film lo avrebbe diretto il suo protetto Khalfoun, già dietro la macchina da presa per l’interessante P2. Il colpo si è un po’ attutito, ma restava il forte sospetto di cagatone in arrivo. Insomma, come sempre, partivo prevenuta. I primi trailer avevano riacceso la speranza, ma mai mi sarei aspettata di assistere una cosa del genere.
Sapete tutti che da queste parti l’originale è estremamente apprezzato, tanto da essere inserito nella mia galleria di piccole perle della storia del genere. Eppure, quando bisogna ammettere una cosa, non mi tiro mai indietro. Il Maniac della premiata ditta Aja – Levasseur – Khalfoun straccia il prototipo in un lampo. Continua a leggere

Come Out and Play

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Regia – Makinov (2012)

Piccolo momento storico su questo blog: sto per spendere parole positive su un remake. E che remake. Nientemeno che il rifacimento di Ma Come si Può Uccidere un Bambino, pellicola fondamentale (anche se, bisogna ammetterlo, un po’ datata e un tantinello approssimativa, rivista oggi) del 1976. Non solo, ma si tratta di un remake quasi fotocopia, che riprende, in alcune circostante, addirittura inquadratura per inquadratura l’originale e lo ripropone con una patina moderna, una fotografia sicuramente migliore e una colonna sonora azzeccatissima. Oltretutto, anche i due attori protagonisti sono più in parte rispetto ai loro omologhi del 1976.

In cabina di regia troviamo un misterioso individuo che risponde al nome di Makinov e che si occupa di scrivere la sceneggiatura, montare il film, fotografarlo, produrlo e comporne la partitura musicale. Insomma, una specie di tuttofare con pseudonimo, che se ne va in giro con un sacco sulla testa perché non vuole mostrare il proprio volto, ma a cui piace sproloquiare delle storture della vita moderna in strambi manifesti proiettati al Toronto Film Festival.  Continua a leggere

Silent Night

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Regia – Steven C. Miller (2012)

Siamo in periodo natalizio e, come ho già fatto l’anno scorso, mi diverto a parlare di horror ambientati durante le festività. Niente di serio, ovviamente. I classici film per passare un paio d’ore di pura evasione dalla soffocante cappa di lucine colorate e gente impazzita che vaga per le strade creando traffico, code, isteria di massa e istinti omicidi.
Steven C. Miller è un regista giovane, nato nel 1981. Il suo primo film, Automaton Transfusion, costa 50.000 dollari, diventa un piccolo cult e, sebbene non sia altro che l’ennesima declinazione dell’apocalisse zombie in salsa satirica, ha dalla sua alcune idee interessanti che evidenziano un certo talento dietro la macchina da presa, e soprattutto quintalate di violenza e gore mostrate senza il minimo pudore, tra feti sgranocchiati e pelle strappata via dalla faccia.
Silent Night è il suo quarto lungometraggio, e Miller può contare su una produzione un po’più ricca, un cast di attori veri e la stessa libertà di pasticciare con sangue e frattaglie del suo scatenato esordio.

Da qui in poi qualche piccola anticipazione Continua a leggere

Prom Night (1980) vs Prom Night (2008)

CUGINI DEFICIENTI – SESTA PUNTATA

Avevo pensato di cambiare il titolo della rubrica, solo per questa occasione, in qualcosa tipo: film che non ci voleva un cazzo a migliorare, ma li avete peggiorati lo stesso, bravi! Ma ho cambiato idea, un po’ per l’ opinabile italiano della frase, un po’ per la sua lunghezza, un po’ perchè è raro trovare qualcosa che trasudi deficienza come Prom Night versione 2008. Prima di cominciare, ci tengo a rendervi edotti sui titoli italiani di entrambi i film, senza aggiungere ulteriori commenti: il film del 1980 si chiama Non Entrate in quella Casa; il suo remake Che la Fine abbia Inizio. Bene. Andiamo avanti.
Dopo aver parlato di uno dei più alti picchi del genere (mi riferisco a The Woman, ovviamente), si torna con piacere a rimestare nella spazzatura, non sia mai che si smentisca la massima secondo cui, a voler essere generosi, l’ ottanta per cento della produzione horror mondiale è costituita da merda allo stato puro. Lo è oggi, o lo era anche nella cosiddetta età dell’ oro del cinema de paura? Rivedere a distanza di tanto tempo Prom Night (1980) mi ha dato qualche spunto per rispondere a questa domanda che mi tormenta da un po’, soprattutto perchè potrebbe mettere in discussione l’ esistenza stessa dell’ ipotetica età dell’ oro di cui in molti (me per prima) ci riempiamo la bocca e scuotiamo la testa, affranti: “eh, signora mia, non li fanno più gli slasher di una volta”.