Il Quinto Elemento

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Regia – Luc Besson (1997)

Ricominciamo a parlare di cinema con una duocensione, scritta a quattro mani col Cap Hell. Come al solito, se si tratta di farmi ospitare da lui, parliamo di horror e affini, se invece tocca a me, affrontiamo altri generi. Fantascienza, per la precisione. Anche se i puristi potrebbero storcere il naso sulla scelta del film e del regista. Luc Besson, che è forse la più cocente tra le tante delusioni cinematografiche della mia vita. Perché non ci può essere la stessa persona dietro la macchina da presa di Leon e dietro quella di Giovanna d’Arco. Si genera un cortocircuito mentale che rischia di mandarti dritta al manicomio. Tra un inizio di carriera sublime e una seconda parte imbarazzante, si situa il Quinto Elemento, neanche fosse una specie di spartiacque verso il baratro. Un progetto ambizioso, con budget molto elevato. Un film europeo ma concepito per sfondare sul mercato americano.   Dopo il successo di Nikita e Leon, la Gaumont, casa di produzione del simpatico Luc, decide di investire la bellezza di 90 milioni di dollari. Nel 1997 era una cifra spaventosa per un film non statunitense. Ma era anche un’epoca in cui qualche produttore aveva voglia di rischiare. Il Quinto Elemento era il film non statunitense più costoso mai realizzato. E alla Gaumont andò bene. Il film incassò parecchio, in ogni parte del mondo. Continua a leggere

Paul William Scott Anderson

Colonna sonora consigliata per la lettura

Siete pronti per lo specialone più controverso del secolo? Parliamo del mio regista preferito, l’ uomo che, se vivessimo in un mondo migliore, sarebbe ricordato come uno dei più importanti registi action della sua generazione. E invece viviamo in un brutto mondo, pieno di gente invidiosa in cui tutti odiano Paul W. Anderson perché lui è sposato con Milla e voi no. Tiè. Gente che al cinema ci dà del tu lo definisce, a ragion veduta, il Migliore degli Anderson. Io non ho nessun dubbio in proposito che sì, bravi Wes e Paul, e bravino pure Brad (perso per strada negli ultimi anni, a dire il vero), ma Paul Dabliù, lui è quello speciale, è un regista, sceneggiatore e produttore che può essere tranquillamente paragonato a quegli sporchi mestieranti che negli anni ’80 erano la gioia di grandi e piccini, Renny Harlin, George P. Cosmatos, e sì  anche McTiernan, di cui abbiamo parlato da poco.  Lui non fa cinema perché è arte, lo fa perché è il suo lavoro e perché si guadagnano i soldi, ci si diverte e si diverte il pubblico pagante. Un grande e costoso giocattolo. Serie B, ma fatta con un mucchio di quattrini, ché son cambiati i tempi e per far strabuzzare gli occhioni ai ragazzini ci vuole un budget da centinaia di milioni di dollari. Anderson lo sa e lo sappiamo noi (anche se spesso ignoriamo volutamente il concetto e ci riempiamo la bocca, io per prima, con la frase fatta pochi soldi e tante idee) che la serie B non si fa più come trenta e passa anni fa, che oggi ci vuole la patina per incassare quel tot che ti porta a produrre il film successivo. Ma era cinema commerciale allora e lo è adesso. All’ epoca sapevano farlo meglio di quanto non lo facciano oggi. Ma oggi Paul Anderson lo fa meglio di tutti gli altri. Continua a leggere