Oculus

Oculus2014_film_horror_poster_ita_d615e8aaf02f3b14640423f4b509d839

Regia – Mike Flanagan (2014)

I grandi registi si distinguono perché hanno le loro ossessioni. O meglio, hanno delle tematiche fisse che riescono a riproporre in modi sempre inediti. Non so se sia già il caso di dare a Flanagan la patente di grande regista, dato la brevità della sua carriera, ma una cosa è sicura: ha le sue tematiche ricorrenti, possiede delle ossessioni che riversa nei suoi film ed è in grado di farlo dandogli delle forme ogni volta diverse.
Nello specifico, Flanagan ama occuparsi dei rapporti famigliari (specialmente quelli tra fratelli) e di un Altrove di matrice lovecraftiana che si manifesta attraverso oggetti di uso quotidiano. Un tunnel nel bellissimo, ma ancora acerbo (e molto povero di budget) Absentia, uno specchio antico in questo nuovo Oculus.
E si tratta di un’ossessione che ha radici piuttosto antiche nella carriera di Flanagan. Oculus è infatti tratto da un suo cortometraggio, Oculus: Chapter 3 – The Man with the plan, di cui l’Oculus in sala in questi giorni riprende l’idea di trovare le prove della natura stregata di uno specchio, chiudendosi in una stanza con esso, armati di telecamere e aggeggi tecnologici vari e di sfidare la presunta entità malevola che si nasconde al suo interno. Continua a leggere

Absentia

Absentia-Locandina-II

 

Regia – Mike Flanagan (2011)

 

Mike Flanagan è un simpatico ragazzo nato nel 1978, che ha all’attivo 23 titoli da montatore e, fino a questo Absentia di cui parliamo oggi, ha diretto otto film. Forse qualcuno si ricorda Still Life, risalente al 2001. Regista indipendente e abituato a destreggiarsi con budget molto bassi, non si accontenta di giocare in moviola e dietro la macchina da presa, no. Lui è  compositore, sceneggiatore, produttore, nonché curatore di effetti speciali. Ah, sì, dimenticavo quasi di dire che si diletta anche come direttore della fotografia. Il suo incontro con l’horror è datato 2005: Flanagan gira un corto, Oculus, che lo porta a vincere una quantità impressionante di premi. Nel frattempo, dirige e monta documentari e serie televisive. Si arriva così al 2011, quando Flanagan con 70.000 dollari, la solita Canon 5D, tre attori e un sottopassaggio stradale, realizza una delle opere più paurose degli ultimi anni. Un film da incubo, un piccolo miracolo che si svolge tra un appartamento alla periferia di Los Angeles, le strade desolate del quartiere, pochissime scene in una stazione di polizia e, ovviamente, il fetido sottopassaggio di cui sopra che, vi giuro, me lo sogno ancora tutte le notti. Saranno forse una ventina di metri che passano sotto a un cavalcavia, ma bastano e avanzano per causare brividi e pelle d’oca.  Continua a leggere