I cugini deficienti vi augurano, anche loro, un buon natale di stenti, privazioni e noia mortale.


Prima di Michael Myers, ma dopo gli omicidi sulla baia di Mario Bava, che è una cosa che tengo sempre a sottolineare, c’è stato Bob Clark. Parlare ancora di questo film, dopo decenni di dimenticanze e tardive riscoperte, con lo scopo di attribuire a qualcuno la paternità dello slasher, è abbastanza inutile. Come spesso accade nella storia del cinema, lo sterminio di generazioni di giovani americani gaudenti era nell’ aria. Poco importa stabilire chi sia arrivato prima. Forse, la maggiore notorietà di Halloween sta nel fatto che, dove Clark gioca soprattutto sull’ assenza, Carpenter fornisce all’ assassino un corpo, e soprattutto una maschera, trasformandolo in un’ icona. E da quel momento, i killer mascherati proliferano e prolificano. Eppure i film buoni restano, quelli brutti si dimenticano, mentre ambedue le categorie sono soggette al rifacimento, che è molto democratico. Il problema è che se si sceglie di fare il remake di qualche infimo slasher relegato nell’ angolo curiosità camp dei videonoleggi, magari mi indigno io e qualche altro matto. Se si sceglie di fare il remake di un capolavoro, si indignano tutti. I produttori di Black Christmas sono stati furbi: hanno scelto il capolavoro dimenticato, il classico dei classici, di cui tutti conoscono il titolo, ma che solo in pochi hanno veramente visto, in un’ operazione perfetta di rimozione della memoria cinematografica. E così, per le generazioni a venire Black Christmas sarà sempre quello del 2006. Che culo. Continua a leggere→