Halloween (1978) vs Halloween – The Beginning (2007)

Questo sarà il post più doloroso di tutta la mia vita. Non scherzo. Faccio le doverose premesse, perché voi che leggete dovete sapere: Rob Zombie è un regista che io amo, nonostante tutto. Non solo, ma sono convinta che il mezzo fallimento della sua rivisitazione di Halloween non sia completamente ascrivibile alla sua volontà. Sì, avete capito bene, ho detto mezzo fallimento e non catastrofe totale. Per quella bisogna aspettare il seguito, firmato sempre Rob Zombie e soffrire fino in fondo, sperando che però gli sia servito da lezione. Halloween – The Beginning è quasi una parabola esemplare, su come bisognerebbe provare ad affrontare un remake, su come questo tentativo vada poi a vuoto e, alla fine, su quanto sia inutile l’ operazione remake in sé, specialmente se va a toccare un film come Halloween, che non necessita di nessun aggiornamento e il cui invecchiamento è a malapena percepibile.

Chiedere a Rob Zombie di rifare Carpenter è come chiedere ai Pantera di rifare Coltrane, se mi si passa l’ irriverente paragone musicale. Ora, a me piacciono sia i Pantera che Coltrane, ma ciò non toglie che siano diversi in maniera irriducibile e distanti anni luce. Dove Carpenter ti si avvicina alle spalle e ti sussurra all’ orecchio, Rob Zombie ti corre incontro, ti acchiappa per il bavero e comincia a gridarti oscenità assortite in faccia. Il primo sa che la paura è un sentimento molto sottile e difficile da ricreare e che è più spaventoso qualcuno che si muove in punta di piedi, piuttosto che qualcuno che arriva su una macchina sgommando e con lo stereo a palla di cannone. Il primo non lo vedi arrivare, il secondo sì. Infatti i film di Rob Zombie non fanno paura, non nel senso classico del termine: disgustano, disturbano, ti fanno sentire uno sporco e miserabile guardone, ti avvicinano al mostro e ti inchiodano alla sua prospettiva, perché Rob Zombie i suoi mostri li ama. Continua a leggere

Chromeskull

Lo slasher moderno

Forse qualcuno di voi ricorderà la piccola discussione sorta un paio di mesi  fa a proposito della recensione di Hatchet II. Uno stimato commentatore (nonché titolare di un blog) mi ha posto la seguente domanda: “Però c’è qualche altro horror cazzone contemporaneo “del livello” – qualunque sia – di Hatchet?” . Sulle prime, ho risposto Feast, ma Feast è del 2005, preistoria, ormai. Ho anche parlato, di sfuggita di Laid To Rest, più recente e più attinente al genere a cui appartiene anche Hatchet, lo slasher.  Ad agosto, tuttavia, ancora non era uscito il secondo capitolo della mini saga dedicata al killer dal teschio cromato e ho preferito sospendere il giudizio. Non appena ho potuto mettere le mani su ChromeSkull – Laid To Rest 2, ho allestito nella mia umile dimora una visione consecutiva dei due film che, sparati uno dietro l’ altro, fanno la loro porca figura. E ho trovato lo slasher contemporaneo del mio cuore. No, la presenza della mia Danielle non c’entra niente, anche perché la sua è una partecipazione straordinaria in un piccolissimo ruolo, e anche piuttosto desueto rispetto a quelli in cui siamo abituati a vederla. Insomma, se proprio voglio soddisfare il mio feticismo nei confronti della Harris, a questo punto, tanto vale che mi veda Hatchet II ancora una volta. Continua a leggere