Questo sarà il post più doloroso di tutta la mia vita. Non scherzo. Faccio le doverose premesse, perché voi che leggete dovete sapere: Rob Zombie è un regista che io amo, nonostante tutto. Non solo, ma sono convinta che il mezzo fallimento della sua rivisitazione di Halloween non sia completamente ascrivibile alla sua volontà. Sì, avete capito bene, ho detto mezzo fallimento e non catastrofe totale. Per quella bisogna aspettare il seguito, firmato sempre Rob Zombie e soffrire fino in fondo, sperando che però gli sia servito da lezione. Halloween – The Beginning è quasi una parabola esemplare, su come bisognerebbe provare ad affrontare un remake, su come questo tentativo vada poi a vuoto e, alla fine, su quanto sia inutile l’ operazione remake in sé, specialmente se va a toccare un film come Halloween, che non necessita di nessun aggiornamento e il cui invecchiamento è a malapena percepibile.
Chiedere a Rob Zombie di rifare Carpenter è come chiedere ai Pantera di rifare Coltrane, se mi si passa l’ irriverente paragone musicale. Ora, a me piacciono sia i Pantera che Coltrane, ma ciò non toglie che siano diversi in maniera irriducibile e distanti anni luce. Dove Carpenter ti si avvicina alle spalle e ti sussurra all’ orecchio, Rob Zombie ti corre incontro, ti acchiappa per il bavero e comincia a gridarti oscenità assortite in faccia. Il primo sa che la paura è un sentimento molto sottile e difficile da ricreare e che è più spaventoso qualcuno che si muove in punta di piedi, piuttosto che qualcuno che arriva su una macchina sgommando e con lo stereo a palla di cannone. Il primo non lo vedi arrivare, il secondo sì. Infatti i film di Rob Zombie non fanno paura, non nel senso classico del termine: disgustano, disturbano, ti fanno sentire uno sporco e miserabile guardone, ti avvicinano al mostro e ti inchiodano alla sua prospettiva, perché Rob Zombie i suoi mostri li ama. Continua a leggere


