Lo posso dire che è un anno di merda?
Maniac
Regia – Franck Khalfoun (2012)
Sì, sono giornate un po’ particolari. Salta tutto il palinsesto del blog e si va avanti a improvvisazioni estemporanee. Complici qualche casino di troppo e qualche visione davvero degna di nota.
Quando ho saputo che Aja stava scrivendo il remake di Maniac, devo ammetterlo, mi è preso un colpo. Poi è arrivata la notizia che il film lo avrebbe diretto il suo protetto Khalfoun, già dietro la macchina da presa per l’interessante P2. Il colpo si è un po’ attutito, ma restava il forte sospetto di cagatone in arrivo. Insomma, come sempre, partivo prevenuta. I primi trailer avevano riacceso la speranza, ma mai mi sarei aspettata di assistere una cosa del genere.
Sapete tutti che da queste parti l’originale è estremamente apprezzato, tanto da essere inserito nella mia galleria di piccole perle della storia del genere. Eppure, quando bisogna ammettere una cosa, non mi tiro mai indietro. Il Maniac della premiata ditta Aja – Levasseur – Khalfoun straccia il prototipo in un lampo. Continua a leggere
Would you Rather
Regia – David Guy Levy (2012)
Capita, ogni tanto, di imbattersi casualmente in un bel prodotto, un horror low budget, quasi tutto ambientato in un’unica stanza, con attori in parte e una trama abbastanza prevedibile ma sempre sfiziosa.
La presenza del vecchio Jeffrey Combs nei panni di un sadico miliardario che invita poveri disgraziati a casa sua per sottoporli a un calvario a base di frustate, lamette negli occhi e bidoni pieni d’acqua in cui restare immersi svariati minuti, vale comunque il tempo speso a guardare Would you Rather.
E poi, trovare una come Brittany Snow (dopo la ridicola esperienza del remake di Prom Night) in un ruolo così anomalo fa un certo effetto.
La prima cosa che stupisce, in questo film, è proprio la scelta del cast. Sì, c’è anche Sasha Grey, che non si spoglia e a cui spetta la scena più dolorosa e perfida di tutte. Continua a leggere
Io non invecchio, divento vintage
Oggi questo blog compie due anni. Per una strana coincidenza, festeggia nello stesso giorno le sue prime 200.000 visite. Come sempre, non ho idea se sia un risultato apprezzabile o meno, però mi piace la cifra tonda. E poi ogni occasione è buona per prendersi una bella sbronza. E, ovviamente, pago da bere a tutti.
Se penso allo stesso post di compleanno scritto l’anno scorso, mi viene qualche brivido. È inutile nasconderselo: questi 365 giorni hanno picchiato molto duro con me. C’è stato un accanimento che certe volte mi lascia paralizzata in un angolo, neanche mi avessero preso a cazzotti. Me ne sto lì, ferita e tremante e penso che ancora non si vede neanche uno spiraglio di luce. Ma va bene così. Non sono l’unica a passare un momento del genere, la situazione è complicata per tutti. E almeno io ho questo posticino dove non sono obbligata a pensare sempre alla realtà che mi azzanna e mi fa lentamente a pezzi. Continua a leggere
2005: Wolf Creek
“I’m going to do something now they used to do in Vietnam. It’s called making a head on a stick“
Variazioni sul tema. L’horror ne è pieno, dagli albori ai giorni nostri e continuerà a procedere lungo questa strada, ché la ripetizione della stessa formula, declinata in diverse maniere, più o meno riuscite e originali, ha fatto la sua fortuna. Eppure c’è modo e modo di riproporre un motivetto, o di riallacciarsi a una tradizione che comincia con il solito Deliverance e prosegue ancora adesso, pur dopo essere passata attraverso tutta una serie di modifiche, anche strutturali, e aggiornamenti a seconda dell’epoca in cui i film venivano girati. Parlo ovviamente della sezione horror delle vacanze intelligenti, con allegato incontro con bifolchi dalle abitudini omicide. Continua a leggere
My Little Moray Eel – 16
Il mare faceva capolino tra i palazzi e le gru del porto di Civitavecchia, dietro il finestrino del treno che la stava riportando a Roma. Appariva e scompariva in improvvise chiazze verdi e azzurre intraviste attraverso lo strato di sporcizia sedimentato sulla parte interna del vetro.
Sara sedeva a terra nella carrozza adibita alle biciclette.
Aveva un quotidiano posato sulle ginocchia e rileggeva per la quarta volta lo stesso articolo: “Strage all’Argentario. Due navi affondate. Nessun sopravvissuto tra gli equipaggi”
Secondo il giornale, alle sette di sera del 16 giugno, l’esploratore Sentinella e il Trasporto Costiere Lipari erano state attaccate da tre creature di dimensioni enormi. Le navi erano arrivate sul posto circa un’ora prima dell’attacco e avevano fatto scendere in acqua una pattuglia di sommozzatori, per verificare le voci secondo cui in quella zona del Tirreno viveva una colonia degli esseri recentemente scoperti dalla spedizione di Cameron. Quello che era accaduto sott’acqua restava un mistero. Continua a leggere
The Lords of Salem
Ecco fatto. Dopo anni di dubbi laceranti, infuocati dibattiti e angosce esistenziali, possiamo finalmente giungere a una conclusione: Rob Zombie è una bufala. Amen e così sia. Quello che molti ancora si ostinano a spacciare per un autore coraggioso, investito del compito di riportare in auge il cinema dell’orrore duro, puro e senza compromessi, è in realtà un adolescente strafatto in tempesta ormonale che gira un’ora a trentasei minuti di immagini sconnesse il cui unico senso di esistere è il culo della moglie. Bravo lui. E bravo un sistema di fan che gli ha perdonato tutto, solo perché ci ha dato l’illusione con La Casa del Diavolo, di rinverdire i fasti del cinema da battaglia degli anni ’70.
Ah, sì, quel cinema è morto e sepolto, se qualcuno non se ne fosse accorto. Esistono cosette da niente come il contesto storico che gli remano un po’ contro. E va bene, un film così all’insegna della nostalgia canaglia ci può stare. Ma da lì a voler pretendere di essere classificato come autore, quando non hai neanche la più pallida idea di cosa significhi mettere in scena una storia, ci passa in mezzo un oceano. Continua a leggere
Aspettando Pacific Rim: La Spina del Diavolo

Regia – Guillermo Del Toro (2001)
“Cos’è un fantasma? Un evento terribile destinato a ripetersi all’infinito? Forse solo un istante di dolore. Qualcosa di morto che sembra ancora vivo. Un sentimento sospeso nel tempo. Come una fotografia sfocata. Come un insetto intrappolato nell’ambra“
Dopo i vampiri anziani e gli scarafaggi giganti, il viaggio di Del Toro nel cinema fantastico continua con una versione molto personale della ghost story. Una storia che il regista messicano aveva scritto addirittura durante il college e che lo ha perseguitato per anni, fino a quando, durante una proiezione di Cronos, Del Toro non incontra Almodovar che si dichiara deciso a produrre il suo prossimo film. Era il 1994. E di anni ne passano altri sette prima che La Spina del Diavolo possa vedere la luce. E consacrare Guillermo del Toro come uno dei più importanti nomi del cinema d’immaginazione mondiale. Forse il migliore, sicuramente quello che ha una visione più profonda e meditata di cosa significhi lavorare nell’ambito del genere. Continua a leggere






