
E anche la seconda stagione di TWD è giunta al termine. Ma tranquilli, la terza è già stata confermata. Non solo 13 episodi, addirittura 16, per non farsi mancare niente. Insomma, questi crescono in maniera esponenziale, pare quasi che abbiano fatto un così bel lavoro che ogni anno gli aumentano il numero di episodi. E la ragione è molto semplice: The Walking Dead è una soap opera con qualche zombi intorno che pare capitato lì per caso, con l’ aria sbigottita di uno che si è ritrovato alla festa sbagliata. Il povero zombi imbarazzatissimo fa un paio di versi, tira qualche mozzico per far vedere che si guadagna la pagnotta anche lui e poi sparisce, a pascolare nel bosco. A meno che la sua presenza non serva agli sceneggiatori per farli uscire da uno dei buchi pucciosi in cui sono precipitati a forza di dialoghi ai limiti dell’ umana demenza.
Quindi uno non si deve stupire se la serie ha un grandissimo successo, ché se fosse una serie dell’ orrore, avrebbe chiuso i battenti dopo le prime tre puntate della prima stagione. E in un certo senso lo ha fatto, perché ciò a cui abbiamo assistito è tutto tranne che The Walking Dead. Il fumetto da cui il pasticcio televisivo appena concluso trae ispirazione è un’ epopea di violenza e cinismo che si gonfiano fino al disgusto per l’ umanità tutta, di numero in numero, diventano nauseanti, ti soffocano. Il fumetto è un’ esperienza dolorosa e cattiva, in cui non ha scampo nessuno. Adesso, io non pretendo nessuna aderenza al testo, non pretendo neanche che un prodotto per la tv rispecchi le atrocità che Kirkman e soci hanno messo su carta. Però non posso concepire che per vedere un tizio sbranato dagli zombi si debba aspettare il terzo episodio della seconda stagione. In una serie che si chiama The Walking Dead.
E non è un problema di splatter, o del fatto che io voglio frattaglie e sbudellamenti e non mi interessa del resto. Sapete tutti che non è così. E’ che si parla di zombi, per la miseria, gli zombi. Sono dei cadaveri putrefatti che camminano e che vogliono solo farti a pezzi per mangiarti. In TWD la minaccia dei morti viventi non si avverte mai. Si chiacchiera per 40 minuti di amenità varie, viene posto un dilemma esistenziale neanche fossero puntate a tesi, dilemma di solito risolto in modo molto schematico, privo di approfondimento, ma con la pretesa del fedele spaccato d’ umanità perduta sull’ orlo del collasso, e alla fine si inserisce un colpo di scena per guidare il pubblico all’ episodio successivo, dove non cambia nulla. Si ricomincia a chiacchierare per altri 40 minuti, su un altro dilemma esistenziale, che comunque viene risolto sempre alla stessa maniera, dando la colpa all’ outsider del gruppo, che è cattivo per definizione e deve essere odiato, perché mette in discussione l’ identità sociale dei sopravvissuti.
Da qui in poi sono presenti spoiler
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