Chi è Juan Solanas? Bella domanda. Da quel che si legge in giro è un regista e sceneggiatore argentino a cui, un bel giorno, hanno dato in mano una sessantina di milioni di dollari, evidentemente colpiti da una sceneggiatura così forte e ricca di spunti (o degli sputi che ci avrei tirato sopra io) che proprio non si poteva fare a meno di realizzare un filmone wannabe visionario e pieno di sentimento e commozione.
Upside Down è un prodotto di fantascienza solo nominalmente, e solo come ambientazione e contesto. Il che significa che lo si può definire con due semplici parole: devastante spreco.
La produzione franco-canadese si appiattisce su un modo tipicamente statunitense di svuotare il genere e svilirlo a misura di adolescenti che vogliono sedersi in sala e smaniare per le peripezie dell’eroe idealista che cambia il mondo (e sconfigge la forza di gravità) tramite l’amore. Continua a leggere
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Hunger Games
Ve l’avevo promesso (minacciato forse è meglio) un po’ di tempo fa. Solo che buttare giù questo post non è stato semplice, perché non sapevo da dove cominciare per descrivere sconforto, senso di sciagura e desiderio di nuclearizzare ogni copia esistente dello scempio immondo oggetto dell’articolo. Limitarmi a una sequenza di insulti infinita non sarebbe stato giusto. Questa roba, il suo successo, gli incassi stratosferici e gli stuoli di fan adoranti necessitano spiegazioni più approfondite. E lo ripeto, non è facile. Forse è la distanza generazionale che ormai comincia a farsi sentire. Forse la colpa è tutta mia, che non riesco più a comprendere cinema e letteratura young adult e ho una concezione troppo vecchia dell’intrattenimento per ragazzi. Però, ecco, quando penso che io da bambina guardavo L’implacabile, mi sembra di scorgere un vizio di forma, un qualcosa che si è definitivamente inceppato nella macchina cinema. E non perché i film degli anni ’80 fossero meglio a prescindere. Si giravano tante cose brutte anche allora. Pessime, a volte. Ed è anche vero che io ero in grado di bermi qualsiasi filmaccio avesse come protagonista Arnold o Sly. Sarei persino in grado di spiegarvi per filo e per segno i motivi per cui Rocky IV è una figata. E, oggettivamente, Rocky IV è tutto tranne che un buon film. Continua a leggere
Storia di un Fallimento – The Walking Dead
E anche la seconda stagione di TWD è giunta al termine. Ma tranquilli, la terza è già stata confermata. Non solo 13 episodi, addirittura 16, per non farsi mancare niente. Insomma, questi crescono in maniera esponenziale, pare quasi che abbiano fatto un così bel lavoro che ogni anno gli aumentano il numero di episodi. E la ragione è molto semplice: The Walking Dead è una soap opera con qualche zombi intorno che pare capitato lì per caso, con l’ aria sbigottita di uno che si è ritrovato alla festa sbagliata. Il povero zombi imbarazzatissimo fa un paio di versi, tira qualche mozzico per far vedere che si guadagna la pagnotta anche lui e poi sparisce, a pascolare nel bosco. A meno che la sua presenza non serva agli sceneggiatori per farli uscire da uno dei buchi pucciosi in cui sono precipitati a forza di dialoghi ai limiti dell’ umana demenza.
Quindi uno non si deve stupire se la serie ha un grandissimo successo, ché se fosse una serie dell’ orrore, avrebbe chiuso i battenti dopo le prime tre puntate della prima stagione. E in un certo senso lo ha fatto, perché ciò a cui abbiamo assistito è tutto tranne che The Walking Dead. Il fumetto da cui il pasticcio televisivo appena concluso trae ispirazione è un’ epopea di violenza e cinismo che si gonfiano fino al disgusto per l’ umanità tutta, di numero in numero, diventano nauseanti, ti soffocano. Il fumetto è un’ esperienza dolorosa e cattiva, in cui non ha scampo nessuno. Adesso, io non pretendo nessuna aderenza al testo, non pretendo neanche che un prodotto per la tv rispecchi le atrocità che Kirkman e soci hanno messo su carta. Però non posso concepire che per vedere un tizio sbranato dagli zombi si debba aspettare il terzo episodio della seconda stagione. In una serie che si chiama The Walking Dead.
E non è un problema di splatter, o del fatto che io voglio frattaglie e sbudellamenti e non mi interessa del resto. Sapete tutti che non è così. E’ che si parla di zombi, per la miseria, gli zombi. Sono dei cadaveri putrefatti che camminano e che vogliono solo farti a pezzi per mangiarti. In TWD la minaccia dei morti viventi non si avverte mai. Si chiacchiera per 40 minuti di amenità varie, viene posto un dilemma esistenziale neanche fossero puntate a tesi, dilemma di solito risolto in modo molto schematico, privo di approfondimento, ma con la pretesa del fedele spaccato d’ umanità perduta sull’ orlo del collasso, e alla fine si inserisce un colpo di scena per guidare il pubblico all’ episodio successivo, dove non cambia nulla. Si ricomincia a chiacchierare per altri 40 minuti, su un altro dilemma esistenziale, che comunque viene risolto sempre alla stessa maniera, dando la colpa all’ outsider del gruppo, che è cattivo per definizione e deve essere odiato, perché mette in discussione l’ identità sociale dei sopravvissuti.
Da qui in poi sono presenti spoiler
Hostel: Part III
Regia – Scott Spiegel (2011)
Ah, che meraviglia, il natale è andato, il blog riapre, bisogna solo sopravvivere al capodanno e poi l’ isteria collettiva legata alle feste sparisce per altri dodici mesi e possiamo tornare a respirare. Non c’è niente di meglio, per tornare alle vecchie abitudini, di un bel film di merda. La monnezza per antonomasia.
Hostel: part III, che esce solo per l’ home video. Roba da far tremar le vene e i polsi. E’ noto ai più che quando una saga trasmigra in dvd, dopo che il suo creatore l’ abbandona e dichiara di non volerci più avere nulla a che fare, dobbiamo tutti temere il peggio. Non che la perdita di Hostel sia una cosa da strapparsi i capelli o stare in lutto. Spesso mi sono chiesta cosa mai ci facessero i primi due capitoli su un grande schermo. E se persino Eli Roth fiuta la cazzata, molla tutto e si dedica ad altro, lui che galleggia nella cacca e afferma, candido, che si tratta di nutella, allora non ci si può aspettare che un fiasco colossale. Continua a leggere
Shark Night 3D

Regia – David R. Ellis (2011)
ATTENZIONE AGLI SPOILER
Quando un regista deve la sua fortuna a un film come Snakes On a Plane, non si sa se applaudirlo per come è riuscito a fregare l’ universo intero, o andarlo a cercare per prenderlo a randellate forti sulla testa. Purtroppo con Ellis non servirebbero neanche le mazzate, dato che nella sua carriera di stunt ne ha prese tante. Poi qualcuno gli ha messo una macchina da presa in mano e da quel momento sono cominciati i guai. Perché Ellis è il classico regista di servizio, quello in grado di girare qualunque cazzata senza battere ciglio, quello che rende il cinema di genere una faccenda rozza e deprecabile, dando ragione a chi si chiede con sgomento per quale motivo ci ostiniamo a guardare questa merda. Per un The Reef che esce in sordina, conosciuto da pochi e visto da pochissimi, arrivano duecento Shark Night 3d, strombazzati su tutti i siti di settore, riviste e televisioni, la cui sola presentazione al Comic – Con costa quanto l’ intero budget di quattro film indipendenti. Venticinque milioni di dollari, questa la cifra affidata ad Ellis per realizzare il principale candidato a peggior vaccata del 2011. Continua a leggere
Io lo sapevo

Era nell’ aria che dopo i Piranha in 3d arrivassero pure gli squaloni in 3d. Poi piano piano passeremo alle salamandre e alle blatte in 3d. Vedrete. Però l’ idea delle blatte non è male. Magari chiamo maicol bei e gliela propongo. Fosse la volta che mi arricchisco.
Comunque, non se ne sentiva il bisogno ma a settembre piomberà nei cinema questa purulenta sozzeria su squali che dovrebbero stare in mare ma stanno in lago, ad ammorbare le vacanze di un gruppo di adolescenti. Dico io, mai che qualcuno ammorbi le vacanze di un gruppo di pensionati in viaggio premio. Vogliamo scommettere che Shark Night 3d arriverà anche nelle sale italiane?
ma passiamo al trailer.
A parte la simpatia che sprizza da tutti i pori dei protagonisti, a parte la panoramica del cazzo sull’ ingresso del liceo, o dell’ università, o di quel che diavolo è, a parte che il regista è quello di Snakes on a Plane e Final Destination 4 e già la cosa dovrebbe bastare, a parte che il nero muore per primo…
Ma gli squali, li avete veduti quanto imbarazzo suscitano? Io mi vergogno.


