1940: Dr. Cyclops

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Regia – Ernest B. Schoedsack

But what you are doing is mad. It is diabolic! You are tampering with powers reserved to God
“That is good. That is very good. That is just what I am doing”

Riprendiamo la rubrichetta che vi piace tanto, spostandoci all’inizio degli anni ’40. Il film che avete scelto è il primo grande prodotto di fantascienza girato in techicolor, e una delle pellicole più dispendiose e tecnicamente sopraffine dell’epoca.
Il regista, Schoedsack, dovreste conoscerlo piuttosto bene, dato che ha diretto due opere fondamentali, King Kong e La Pericolosa Partita.
E in questo Dr Cyclops ritroviamo molte delle tematiche care a Schoedsack, a partire dall’ambientazione esotica, vero marchio di fabbrica di un regista che ha sempre subito il fascino di luoghi selvaggi in cui inserire i suoi protagonisti “civilizzati”. C’è una caccia all’uomo vista da una prospettiva diversa e “rimpicciolita”, c’è la presenza di un uomo folle, ma straordinariamente potente per cui la vita umana conta poco o nulla e che si diverte a usare i suoi colleghi come pedine di un gioco sadico e, infine, c’è un uso innovativo degli effetti speciali, il minimo che si potrebbe aspettare dal regista di King Kong. Continua a leggere

1920: Il Golem – Come Venne al Mondo

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Regia – Carl BoesePaul Wegener

Promessa o minaccia che fosse, vi avevo avvertito che avrei ricominciato la mia rubrica. E vi ho anche coinvolto nella cosa. Chiedo umilmente perdono perché dall’annuncio al primo post è passato davvero troppo tempo: un po’ i casini vari che hanno accompagnato l’ultimo periodo, un po’ la statura impegnativa del film in oggetto, mi hanno spinto a procrastinare. Ma una volta minacciato o promesso qualcosa, tirarsi indietro è davvero improponibile. E così, eccomi qui a parlare de Il Golem, film tedesco del 1920 ed esponente dell’epoca d’oro dell’espressionismo cinematografico.
Non pensate proprio che io abbia intenzione di recensire il film. Non è una cosa possibile. Parliamo di un momento cinematografico così distante dal nostro, per mezzi e intenti, che sarebbe da spocchiosi presuntuosi immaginare soltanto di fare una recensione tradizionale.
Cerchiamo invece di affrontare la questione da un punto di vista diverso. Il 1920 è un anno fondamentale per la storia del cinema horror. Se infatti il genere che tanto amiamo si sviluppa negli Stati Uniti nella sua forma più compiuta, le sue origini vanno ricercate altrove. E, per l’appunto, in Germania negli anni ’20.

Facciamo quindi un piccolo passo indietro e parliamo di Caligari, ché, sebbene non sia l’oggetto del post, non se ne può prescindere in nessun modo. Ma non parliamo propriamente del film, quanto dell’accoglienza ricevuta alla sua uscita, in pompa magna, negli Stati Uniti. Continua a leggere

Bilancio di un’avventura

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 Martedì è andato on line l’ultimo post della rubrica iniziata nel gennaio del 2012, Dieci Horror per Decennio, un tentativo di ripercorrere la storia del cinema dell’orrore scegliendo, a partire dal 1960, un film per ogni anno, e andando a pescare i prodotti meno noti, il più delle volte, ma senza dimenticare, ogni tanto, di infilarci in mezzo qualche classico. Avevo pianificato di metterci un po’ meno, ma tra casini assoriti, pause nel bloggare, attimi di scazzo e varie ed eventuali, mi ci è voluto più del doppio di quanto avessi previsto.

Poco male.
A parte gli articoli di stroncature su film del momento, o le recensioni di colossi come Pacific Rim, i post dedicati a questa micro cronistoria dell’horror risultano tra i più letti qui su Ilgiornodeglizombi. Anche quelli su film davvero sconosciuti, che avremmo visto io e qualche altro matto sparso, hanno riscosso un successo inaspettato. Evidentemente, avete gradito i tuffi nel passato. Continua a leggere

2009: Triangle

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Regia – Christopher Smith

Downstairs right now is a copy of myself. Me! Walking and talking with Greg

Triangle è un film di cui non si può scrivere senza fare spoiler. Chi non l’ha visto, è avvisato.

Ho procrastinato questo articolo per parecchie ragioni. La prima è sicuramente un pizzico di malinconia per essere arrivati alla fine di un viaggio che ormai dura da più di due anni. Questo è infatti l’ultimo post dedicato ai Dieci Horror per Decennio e un po’ mi dispiace di aver terminato. Ma per bilanci e conclusioni aspettiamo la fine della settimana: vorrei porvi qualche domanda e non mi va di rubare spazio al film.
Ecco, il film in sé è la ragione principale. Non è semplice da affrontare, rivederlo è stato emotivamente sfibrante e parlarne lo sarà allo stesso modo. Proprio perché si tratta di un’opera impegnativa, non sarebbe nemmeno il periodo più adatto. Sto traslocando, lavoro in un bunker senza connessione e sono un po’ stanca. Ma oggi ho un istante di tregua e, se non ne approfitto, va a finire che di Triangle non scrivo più, mi invento scuse su scuse e poi cambio film con sommi sensi di colpa e svariate sedute di analisi.

E quindi, prendiamola alla larga, onde evitare che io chiuda la bozza e me ne vada a pedalare per Roma pensando ad altro. Partiamo dal regista, Christopher Smith, autore del bellissimo Black Death e di quel gioiellino di satira che risponde al nome di Severance. Triangle è il suo terzo film. E la sua carriera, purtroppo, sembra essersi arenata. Secondo imdb, il prossimo progetto che vedrà Smith dietro la macchina da presa sarà una commedia natalizia per famiglie.
Disperiamoci. Ne abbiamo perso un altro.  Continua a leggere

1999: Ravenous – L’Insaziabile

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Regia – Antonia Bird
You know, if you die first, I am definitely going to eat you. The question is, if I die first, what are you going to do? Bon Appetit

Se l’è portata via il 2013, a soli 54 anni, Antonia Bird. E questo è stato il suo ultimo lungometraggio, prima che la regista si dedicasse esclusivamente a lavori televisivi. Unica incursione nel territorio dell’horror da parte sua. Un horror atipico e molto particolare per messa in scena e svolgimento.
Non avrebbe neanche dovuto dirigerlo lei, Ravenous, ma Milcho Manchevski, licenziato dalla produzione dopo un paio di settimane.
Nel 1999 quello di Antonia Bird era un nome importante. A metà degli anno ’90 aveva diretto un paio di film controversi e molto interessanti, Il Prete e Face. A me piace anche Mad Love, ma sono una delle poche che lo apprezza.
E poi la chiamano per portare a termine questo cannibal movie ambientato durante la guerra tra Stati Uniti e Messico, negli anni ’40 del XIX secolo, su suggerimento di uno dei protagonisti del film, Robert Carlyle, abituale collaboratore della Bird, sia in qualità di attore che di co-produttore.
Forse Ravenous le ha stroncato la carriera. Il costo del film, 12 milioni di dollari, non venne recuperato neanche alla lontana e gli incassi in sala si fermarono su un paio di miseri milioni.
La critica neppure ci andò leggera. Tra i pochi a riconoscere le qualità di Ravenous c’era Roger Ebert. A differenza di molti horror andati male al botteghino e distrutti dai critici, questo non è mai stato rivalutato. E anzi, in molti lo hanno del tutto rimosso. Poco importa: siamo qui apposta per rinfrescarvi la memoria. Attenzione agli spoiler, che saranno piuttosto numerosi. Continua a leggere

1989: I, Madman

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Regia – Tibor Takács
“Are you Sidney Zeit?”
“No. I’m Nelson Doubleday”

Il destino di certi film (e di certi registi) mi è sempre sembrato profondamente ingiusto. Film che di solito sono pieni di idee eccellenti finiscono dimenticati, insieme a chi quelle idee le ha prima messe su carta e poi filmate.
Il povero Tibor Takács è finito a dirigere squallidi filmacci televisivi come Mega Snake o Kraken: Tentacles From the Deep e oggi ci ricordiamo a stento di questo minuscolo horror del 1989, dove si cominciava ad affrontare il genere da un punto di vista diverso, confondendo la finzione con la realtà e fermandosi a riflettere sul genere stesso e sui suoi meccanismi, molto prima che questa impostazione diventasse prima una moda e poi un obbligo imprescindibile.
Trattandosi di un titolo pressoché sconosciuto, vi agevolo un breve riassunto della trama.
I, Madman (uscito in Italia come “Sola in quella Casa” e non chiedetemi cosa ci azzecchi) parla di una giovane commessa in un negozio di libri usati, Virginia, appassionatissima di storie del terrore. All’inizio del film la vediamo intenta a leggere “Much of Madness, More of sin”, in cui uno scienziato pazzo crea un umanoide in laboratorio. L’autore è un tale Malcom Brand, che ha scritto anche un altro libro, all’apparenza introvabile, “I, Madman”.
Virginia lo cerca senza risultati nel negozio dove lavora finché un bel giorno se lo vede recapitare direttamente a casa, in busta chiusa e senza mittente. Credendo sia un regalo della sua collega, Virginia comincia a leggerlo e gli orrori scritti sulle pagine si materializzano nella realtà, minacciando lei e tutte le persone che conosce. Continua a leggere

1979: Phantasm

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Regia – Don Coscarelli
“You think when you die, you go to heaven. You come to us!”

Icone. Oggi una bella patente di icona non la si nega a nessuno. Basta pensare che Victor Crowley e Jigsaw passano per icone horror.
Adesso, io magari non ci capisco niente e sono una rompicoglioni inacidita e con la puzza sotto al naso, ma ipotizzo che un’icona debba un minimo resistere alla prova del tempo. E allora è icona Freddy Krueger (non lo sto mettendo a caso, ci torniamo), che nasce nel 1984 e ancora oggi turba i sogni di grandi e piccini, è icona Michael Myers, partorito nel ’78 e che ancora non ha smesso di affettare a destra e a manca. Aggiungete voi altri personaggi a piacimento, a seconda delle vostre preferenze. Ma che nessuno si azzardi a negare che il Tall Man di Phantasm non è un’icona. Una delle prime, cronologicamente parlando. Arriva infatti un anno dopo Halloween, in un biennio, quello ’78-’79 che ha segnato in maniera indelebile il futuro del genere.
Nel periodo a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80 si sono infatti gettati tutti i semi di quello che sarebbe diventato l’horror a venire. Phantasm, per quanto sia poco citato e non sempre ricordato a fianco di altri colossi del periodo, è un film, appunto, seminale, la cui importanza nello stabilire codici e stili poi diventati consuetudini non sarà mai abbastanza riconosciuta.  Continua a leggere

1969 – La Residencia

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Regia – Narciso Ibanez Serrador
Parla con lei, mamma. Parla con lei

Mancava giusto un po’ di cinema spagnolo alla nostra rassegna. E figuriamoci se non andavo a supplire di corsa a questa mancanza. Tutti voi conoscete Serrador per quel piccolo gioiello di Ma come si può uccidere un bambino, omaggiato giusto l’anno scorso da un ottimo remake. Il regista in carriera di cinema ne ha fatto relativamente poco. Più che altro si è dedicato al piccolo schermo. Oltre al già citato horror infantile, abbiamo anche questo horror collegiale, che anticipa di diversi anni gli slasher americani ambientati nelle sorority house femminili e che ha ispirato una marea di film a lui successivi. Mi piace soprattutto ricordare The Woods, di Lucky McKee, che è certamente una sorta di rifacimento non ufficiale di Suspiria, ma deve al film di Serrador un bel campionario di personaggi, situazioni e atmosfere. Soprattutto, gli deve un’ambiguità sessuale di fondo, disseminata lungo tutto il film e mai portata veramente alla luce.  Continua a leggere