Aspettando Pacific Rim: Hellboy

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Regia – Guillermo del Toro (2004)

Avrebbe dovuto dirigere Bade III, Guillermo. Ma la produzione gli chiese di scegliere tra il proseguimento della saga del Diurno e l’adattamento del fumetto di Mignola. Il regista scelse il secondo. Fan di vecchia data del fumetto, Del Toro rifiutò di lavorare a Harry Potter e ad Alien vs Predator per portare sullo schermo Hellboy.
Discutendo con Mignola su come affrontare la riduzione cinematografica, quando arrivò il momento di scegliere il protagonista, entrambi, regista e scrittore, dissero in coro: Ron Perlman. Ma la produzione non era convinta e Del Toro ci mise un po’ a dimostrare che Perlman era la giusta opzione. La Columbia voleva Vin Diesel.
Oggi, non riesco a immaginare un altro attore a interpretare il ruolo. Perlman è perfetto. E una parte da protagonista in un film di Del Toro è il coronamento di anni di collaborazione tra i due.
Hellboy e Del Toro: sembrano nati per incontrarsi. L’impressione è che storia e personaggi siano strutturati apposta per lo stile e le ossessioni del regista, per il suo estro visivo e la sua passione per una realtà in ogni istante a contatto con un substrato soprannaturale che a volte la invade, a volte la squarcia, a volte rimane nascosto, ma è sempre presente.  Continua a leggere

La Casa

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Regia – Fede Alvarez (2013)

E sono tre.
Tre remake uno migliore dell’altro in una stagione cinematografica che continua a essere superiore alla media da ogni punto di vista. L’horror, che del cinema, lo sappiamo, è un po’ il parente povero, si difende e se la cava come può. E qui arrivano una buona notizia e una cattiva: quella buona è che il film di Alvarez, dopo una prima parte in cui stenta a decollare, esplode poi in una seconda che è un vero tripudio di splatter artigianale di pregevole fattura. Arti troncati, lingue tagliate a metà, sparachiodi in ogni parte del corpo, colpi di fucile che fanno volare via braccia, facce tagliate con pezzi di vetro e un vero e proprio bagno di sangue che fa terminare il film in gloria e addirittura col desiderio che se ne faccia un altro a ruota.
La cattiva notizia è che, purtroppo, La Casa soffre di tutte le mancanze e le storture di un cinema dell’orrore commerciale fatto a uso e consumo di un pubblico di deficienti. Adesso, io non lo so se davvero Hollywood ha allevato una generazione di rincoglioniti, o se sono gli studios a lavorare nella convinzione che chi va in sala a vedere un prodotto non indipendente, non possieda gli strumenti necessari ad affrontare un film che non gli fornisca spiegazioni preconfezionate e semplificazioni di stampo moralistico su un piatto d’argento. Io questa ansia di giustificare e tranquillizzare non riuscirò mai a mandarla giù. Continua a leggere

Warm Bodies

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Regia – Jonathan Levine (2013)

È una vera seccatura quando bisogna fare pubblica ammenda per aver sparato a zero su un prodotto ancora prima di vederlo. Quindi, a scanso di equivoci, lo dico subito: Warm Bodies mi è piaciuto. Nonostante non racconti nulla di nuovo e sia, più o meno, la solita favoletta sull’amore tra due mondi diversi che abbatte le barriere e i pregiudizi, tratta l’argomento con ironia e delicatezza. Ed evita la trappola del banale sentimentalismo, preferendo i toni della commedia a quelli del drammone adolescenziale. Il tutto con gli zombie, che si chiamano zombie, che camminano in un universo cinematografico in cui Romero è esistito (più Fulci di Romero, in realtà) e dove, quando vedi un morto in putrefazione tornato dalla tomba, sai che devi sparargli alla testa perché ci sono centinaia e centinaia di film in cui è così che gli zombie si eliminano. Già questo è un passo avanti rispetto a molte produzioni analoghe contemporanee. Una a caso, The Walking Dead, in cui pare che nessuno, nell’anno del Signore 2013, abbia mai sentito parlare di zio George e dei suoi cadaveri straccioni. Continua a leggere

Cinema degli Abissi: L’Avventura del Poseidon

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Regia – Ronald Neame (1972)

Oggi, pare che il film catastrofico se lo sia inventato Emmerich, perché il pubblico ha la memoria corta. In realtà i più grandicelli ricorderanno che il sottogenere ha avuto una sua bellissima età dell’oro nel corso degli anni ’70.  In una periodizzazione un po’ facilona e approssimativa, il periodo comincia con il primo Airport e si conclude con The Swarm e Meteor (questo sempre di Neame).
Quando ero bambina i film a base di disastri naturali e umani passavano in tv in continuazione. Io ero fissata con Airport ’77, quello dell’areo in fondo al mare (ma guarda un po’).
Poi, una sera, facendo zapping col mio papà, incappo in questo Poseidon. E, tanto per cambiare, fu amore. Se avessi un euro per tutte le volte in cui mi sono innamorata di un film credo che sarei miliardaria.
Ma, a mia discolpa, posso dire che è difficile non prendersi una cotta micidiale per L’Avventura del Poseidon, soprattutto se si è una ragazzina impressionabile e avida di film con aerei che si schiantano e navi che affondano.  Continua a leggere

Aftershock

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Regia – Nicolàs Lopez (2012)

Comincia nel modo peggiore, questo Aftershock. Così male che verrebbe quasi da spegnere dopo pochi minuti, prendere l’areo armati di mazza chiodata e presentarsi davanti casa di Eli Roth, reo di averlo scritto e prodotto, nonché di essere anche uno dei protagonisti facce da culo per cui si pretende che lo spettatore stia in pena. E che provi dispiacere se muoiono.
Pare che Lopez, il regista, e il signor Roth si siano fatti venire l’idea per Aftershock nel corso di una telefonata, in cui Lopez raccontava all’amichetto i devastanti effetti del terremoto del 2010 in Cile. Soprattutto, il temporaneo collasso sociale avvenuto nelle ore immediatamente successive al sisma.
Adesso, io mi immagino la telefonata. Con Roth che va in brodo di giuggiole perché può tornare a parlare di rampolli americani che crepano male in varie località turistiche e dice: “tranquillo Nicolàs, te la scrivo io una sceneggiatura coi controcazzi”
Al che uno un minimo intelligente avrebbe declinato l’offerta. Lopez, sprezzante del pericolo, no.
Interviene la Dimesion Film. Da qualche parte arrivano i prezzemolini Weinstein e uno sconosciuto regista cileno si ritrova a lavorare con dieci milioni di dollari. Che sono una specie di miseria per un film americano. Ma non formalizziamoci troppo. Sempre di una signora cifra si tratta. Magari qualcuno la desse a me. Continua a leggere

Hansel & Gretel – Cacciatori di Streghe

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Regia – Tommy Wirkola (2013)

Bisognerebbe fare un discorso serio, una volta ogni tanto, sul cinema cosiddetto di puro intrattenimento. Perché spesso questa parola è usata o in un’accezione totalmente negativa, o come scusante per giustificare qualunque porcata. È solo intrattenimento. Frase che può essere detta con sussiego da chi disprezza la sola idea di usare il cinema come mezzo per divertirsi. Ma che può anche avere la funzione un po’ più subdola di stroncare sul nascere qualsiasi critica: siediti, sta zitto, divertiti e non rompere i coglioni.
In realtà io credo che il cinema d’evasione sia una nobile cosa. Forse perché è un tipo di cinema che mi ha accompagnato nella mia infanzia e che non ho mai smesso di amare. Forse perché dall’evasione sono passata ad altro, ma devo ringraziare proprio quelle pellicole create e strutturate con il solo scopo di far passare al pubblico un paio d’ore di spensieratezza, se sono diventata un’appassionata di cinema.
La roba con gli occhiali è arrivata dopo.
Ma non ho mai pensato che ci fosse una linea di demarcazione così netta tra il film d’autore e quello commerciale. Anzi, non c’è nessuna linea. L’unica linea che accetto è quella tra i film belli e quelli brutti. Anche quella molto sfumata, a dire la verità, ché è molto facile entrare nel regno del soggettivo, dei gusti, delle opinioni.
Tutto questo per farvi capire che se dico che Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe è una nobile cosa, nessuno si deve scandalizzare o levare scudi.  Continua a leggere

Aspettando Pacific Rim: Blade II

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Regia – Guillermo Del Toro (2002)

Dopo la parentesi malinconica de La Spina del Diavolo, Del Toro torna a lavorare negli Stati Uniti, assunto dalla New Line per dirigere il seguito di Blade. Alla sceneggiatura del film ritroviamo Goyer, già autore del primo capitolo, nonché dell’amatissimo (da queste parti) Dark City. Furono lo stesso Goyer e il produttore Peter Frankfurt, che aveva curato la sequenza dei titoli di testa di Mimic come tecnico degli effetti visivi, a contattare Del Toro dopo che Stephen Norrington aveva scelto di non proseguire la saga.
Il buon Guillermo che cosa fa? Visiona tutti i giornalieri del primo Blade, si imprime ben bene lo stile visivo del progetto e sceglie di dargli continuità. Insomma, è conscio che si tratta di un film su commissione e vuole svolgerlo al meglio, senza tradire lo spirito dei personaggi messi in scena quattro anni prima dal suo collega.
Solo che Del Toro non è il tipo da svolgere un compitino così, tanto per. E, per quanto il film di Norrington non sia affatto da buttare, il suo seguito lo stacca di venti lunghezze. Basta assistere alla lunga sequenza iniziale di caccia, inseguimento e scontro con i vampiri per rendersi conto che ci troviamo su un altro livello. Continua a leggere