Under the Skin

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Regia – Jonathan Glazer (2013)

SPOILER COME SE GRANDINASSE

Sì, lo so, sono in un ritardo mostruoso rispetto ad altri blogger e rispetto alla velocità con cui un film esce in sala e viene immediatamente dimenticato già poche settimane dopo, per essere sostituito da altri interessi, da altre discussioni, da altri prodotti su cui litigare e scannarsi.
Ma io, dopo aver visto Under the Skin, ho avuto bisogno di rifletterci bene qualche giorno. Non perché il film sia di difficile comprensione: questa è una scusa di chi non è in grado di prestare attenzione a quello che accade sullo schermo, se non è imboccato come un infante da dialoghi e didascalie. Under the Skin non è affatto un prodotto ermetico e, anzi, è piuttosto lineare nel suo sviluppo. Solo che non vi spiega i perché e i percome. E questo va anche bene. Un essere di un altro mondo non si metterebbe mai a spiegarvi cosa sta facendo, come lo sta facendo e i motivi per cui lo sta facendo.
Vivendo nell’illusione che il cinema, soprattutto quello di genere, in questo caso la fantascienza, debba essere costruito a uso e consumo di un pubblico di idioti, la strafottente sicurezza con cui Glazer si rifiuta di essere didascalico, anche solo mezza volta nel corso di tutto il film, ha fatto infuriare un po’ di gente. Di sicuro i miei vicini di poltrona, al cinema, due signori che non hanno fatto altro che berciare durante tutta la proiezione, concludendo con un bel: “Non ci ho capito un cazzo!”, urlato, sulla scena finale, perché certi pensieri vanno sempre condivisi.  Continua a leggere

Kristy

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Regia – Oliver Blackburn (2014)

Ovvero, You’re Next girato meglio e senza siparietti comici e spiegoni. Basterebbero davvero queste poche parole per consigliarvi la visione di Kristy, opera seconda del regista di Donkey Punch, britannico trapiantato negli Stati Uniti. Eppure c’è molto altro da dire.
Prima di tutto, che a leggere i nomi coinvolti nel progetto si sente la puzza di stronzata lontano un centinaio di chilometri. Scrive Anthony Jaswinski, responsabile di Vanishing on 7th Street e produce Scott Derrickson, che, dopo la fortunata parentesi di Sinister, è tornato al suo vecchio amore: il pippone moralista e religioso alla Emily Rose, realizzando Dliver us from Evil, uscito persino da noi in sala, tanto per deliziarci con le vaccate.
Non nascondo a nessuno che entrambe queste presenze pesano sul film come macigni, rischiando di schiacciarlo. Fortuna che ci pensa Blackburn a salvare la baracca, portando in secondo piano sia l’impostazione vagamente bigotta che sottende al film come un fastidioso ronzio di fondo, sia una sceneggiatura molto lineare, un po’ scontata e con qualche buco di troppo.
E tuttavia, se siete amanti degli script sfaccettati e pieni di colpi di scena, o dei film con una morale ben precisa, è probabile che Kristy vi farà incazzare.
Se invece volete assistere a un survival teso e brutale, accomodatevi pure e non ve ne pentirete.  Continua a leggere

Dead Snow 2 – Red vs Dead

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Regia – Tommy Wirkola (2014)

Con Tommy Wirkola ci eravamo lasciati un annetto fa, dopo il suo sbarco a Hollywood per dirigere Hansel & Gretel Cacciatori di Streghe. Wirkola torna in patria con un carico enorme di esperienza sulle spalle, perché potete dire quello che volete sul cinema americano mainstream brutto e cattivo che uccide la creatività dei giovini autori europei e li porta sulla strada dei dollari e della perdizione, ma dopo una regia in cui ti ritrovi a gestire budget che a casa tua non vedresti neanche col cannocchiale e a lavorare con i migliori professionisti in circolazione, possiedi una consapevolezza maggiore rispetto a quando giravi filmetti semi amatoriali con i tuoi amici sulla neve.
Ed ecco che Dead Snow 2, a differenza del suo predecessore (a cui voglio bene, per carità, non fraintendetemi) è un film a tutti gli effetti. Continua a leggere

All Cheerleaders Die

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Regia – Lucky McKee. Chris Sivertson (2013)

Ho sempre pensato che, quando si parla di un film, l’importanza che viene data alla figura del regista, inteso come artefice, responsabile e, in molti casi addirittura colpevole del tutto, sia spropositata. Non sto dicendo che l’autore non sia fondamentale, per carità: è colui che firma il film e si prende applausi o pernacchie.
Però.
Però il cinema è un’arte (perdonatemi la brutta espressione) collettiva. E spesso, la gente di cui ti circondi dice moltissimo su cosa vuoi farne della tua opera e su quale direzione vuoi prendere.
E così, mentre un gruppetto di fighetti tanto indie si fregia del titolo di Mumblegore perché, ehi, noi le frattaglie le creiamo pensanti e senzienti (e ogni riferimento a Ti West non è casuale), e affida la produzione esecutiva dei film a gente come Eli Roth, a cui io voglio anche un po’ di bene, ma non gli affiderei neanche le chiavi del motorino, a pochissimi chilometri di distanza, due signori con un certo spessore girano, in sordina e senza fanfare, la bomba dell’anno.  Continua a leggere

Speciale Filmacci: Steve Miner

 

3002335535_1_13_yyqw2aNCNon so voi, ma io, quando sento la definizione “onesto mestierante”, metto mano al set di atomiche portatili che tengo in borsetta. Non perché non mi piaccia le definizione in sé, anzi. Trovo molto bello saper fare il proprio mestiere in maniera onesta e possibilmente farlo bene. Ciò che non sopporto è il sussiego con cui viene pronunciato il termine “mestierante”, che pare quasi un insulto, come se essere niente di più che un onesto mestierante fosse cosa di cui vergognarsi. E poi, sì, di solito viene aggiunto quel “niente più di”, con annessa alzata di spalle e sorrisetto accondiscendente. Da sberla immediata, dritta sulla faccia, di diritto e di rovescio.

È fatto assodato, oltre che verità inconfutabile, che la cosiddetta età dell’oro del cinema horror, ovvero quel periodo che va dalla fine degli anni ’70 ai primissimi anni ’90 era letteralmente impestata da onesti mestieranti. Sì, certo, i grossi nomi, quelli che potrebbero anche essere definiti autori, la facevano da padrone. Ma non di solo Carpenter vive l’uomo. E per ogni Raimi che inventava roba pazzesca con la sua macchina da presa, c’erano venti Lewis Teague, Tom Holland e, per l’appunto, il nostro eroe del giorno, Steve Miner.  Continua a leggere

Filmacci: Dovevi Essere Morta

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Regia – Wes Craven (1986)

E si torna a parlare di Craven, perché con una rubrica intitolata “Filmacci”, la presenza del crapulone Wes è quasi un obbligo morale. Come se non bastasse, l’atmosfera da notte horror che si respira da queste parti ha contagiato altri blogger e, con questo articolo, ho l’onore di inaugurare una rassegna Notte Horror in giro per la rete. Si comincia oggi e si finisce addirittura a settembre. A fine post troverete l’elenco (ancora provissorio) dei partecipanti. Non perdetevi la rassegna, mi raccomando.

Dicevamo, Craven… Spesso trovo imbarazzante affrontare l’argomento Craven perché, a differenza di molti registi a lui contemporanei, sempre a barcamenarsi tra produzioni ridicole, budget infimi e impossibilità di far valere le proprie visioni, lui le occasioni le ha avute tutte. A parte rari casi, come nello sciagurato seguito de Le Colline Hanno gli Occhi, raramente il fallimento dei suoi film è imputabile ai produttori brutti e cattivi. Craven ha sempre sbagliato, in maniera spesso clamorosa e ai confini col ridicolo (qualcuno ha detto Vampiro a Brooklyn?) per mano sua.  Continua a leggere

Filmacci: Body Bags

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Regia – John Carpenter, Tobe Hooper (1993)

Correva l’anno 1993, quando alla Showtime decidono di realizzare  una serie televisiva  sulla falsa riga di Tales From the Crypt della HBO. Il progetto viene purtroppo accantonato quasi subito. Il network non lo ritiene adatto alla propria fascia di pubblico e non se ne fa più nulla.
E tuttavia, tre mediometraggi erano già stati girati. E i registi chiamati a lavorare sui mini film non erano proprio degli sconosciuti. Parliamo di Carpenter e di Hooper. Si decide allora di inserire il tutto in una cornice e di farne un prodotto per il cinema, alla maniera di Creepshow, tanto per restare in tema.
Anfitrione e mattatore incontrastato della scena è proprio John Carpenter, nei panni di un cadaverico coroner che, all’interno di un obitorio ci racconta le vicende che hanno portato i cadaveri nelle sacche in cui ora riposano.
Dietro la macchina da presa del prologo c’è Hooper, mentre Carpenter firma due episodi, The Gas Station e Hair. Pare che però il secondo sia stato quasi interamente diretto da Larry Sulkis.
Hooper gira anche il terzo segmento del lotto, Eye. E lo diciamo subito a scanso di equivoci: è il più horror del trittico, forse il più pauroso, nonché il più serio e forse anche un po’ fuori contesto rispetto al tono farsesco di tutta l’operazione.
Ed è anche la cosa migliore fatta da Hooper in tutto il periodo post Poltergeist.  Continua a leggere

Mad Doctor a volontà

Annex - Karloff, Boris (Before I Hang)_NRFPT_01

 

Per il 1940 ci muoveremo sul sottile confine che separa l’horror dalla fantascienza, e ci occuperemo di tre scienziati alle prese con altrettanti esperimenti più o meno discutibili.
Ospite d’onore del sondaggione è il mito di celluloide Boris Karloff, presente in due film su tre.
Parleremo del Dottor Sovac che trapianta il cervello di un gangster nella testa di un suo amico con conseguenze imprevedibili (Black Friday)?
Oppure ci occuperemo dello scienziato che, nella giungla, miniaturizza i suoi colleghi (Il dottor Cyclops)?
O ancora, volete sapere tutto su un medico che sperimenta su se stesso un siero derivato dal sangue di un criminale (Prima che mi impicchino)?
La scelta sta a voi, come sempre.
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