Raze

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Regia – Josh C. Waller (2013)

È da un po’ che non parliamo di brutti film, qui su Ilgiornodeglizombi. E avevo detto che avrei lasciato da parte le stroncature. Ma, tanto per cambiare, sono in un periodo d’inferno e non riesco a dedicarmi a nulla di più impegnativo che vedere  Zoe Bell e altre 49 fanciulle chiuse in un bunker a menarsi fino a che non ne rimane soltanto una.
Non fatevi ingannare dalla locandina, o dalla presenza della Bell, perché Raze non appartiene affatto allo stantio filone grindhouse. Ed è un esordio, tutto sommato, persino dignitoso. O, almeno, le sequenze di lotta sono anche girate abbastanza bene e, se vi diverte vedere un cat fight di un’ora e mezza, con il bonus di Doug Jones e Sherilyn Fenn che fanno i cattivi, funzionicchia pure.
I problemi sono altri. Due, per la precisione. Il primo concerne la struttura stessa del film e ci torneremo presto. Il secondo riguarda la scelta della protagonista.
Adesso, io voglio bene a Zoe Bell. È una stunt eccellente, ma il fatto che Tarantino l’abbia presa per un ruolo in Death Proof, non fa di lei un’attrice. E se quando si deve scatenare gonfiando di botte le avversarie, spaccando grugni, tirando calci e sbattendo capocce contro i muri, è perfetta, lo è un pochino meno nelle sezioni drammatiche del film, quando è obbligata a recitare.  Continua a leggere

Only Lovers Left Alive

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Regia – Jim Jarmusch (2013)

La carriera di Jarmusch è abbastanza singolare. Abbastanza prolifico tra le metà degli anni ’80 e i primi anni ’90, la frequenza con cui girava film inizia a diradarsi verso l’inizio del decennio scorso. E non solo, i suoi film diventano anche sempre più invisibili. A quattro anni di distanza dalla sua ultima opera, The Limits of Control, mai distribuito qui da noi, ecco che Jarmusch ritorna dietro alla macchina da presa per questo Only Lovers Left Alive, presentato a Cannes nel maggio del 2013, ma con alle spalle una storia produttiva lunga ben sei anni. Sei anni durante i quali, nonostante il progetto fosse legato a nomi del calibro di Tilda Swinton, John Hurt e Michael Fassbender, non è stato possibile reperire i fondi necessari per realizzarlo. Alla fine, Fassbender ha abbandonato il film, al suo posto è stato preso Tom Hiddleston e, grazie a una serie di finanziatori, si è raggiunta la cifra di sette milioni di dollari (una miseria, praticamente) e, in sette settimane, tra Tangeri e Detroit, Only Lovers Left Alive ha visto la luce.

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Fiori nell’Attico

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Nel 1979, la scrittrice americana V. C. Andrews pubblica un romanzo destinato a diventare un best seller di proporzioni titaniche. È il primo di una serie di cinque, dedicata alla famiglia Dollanganger. Il libro ha avuto due riduzioni cinematografiche. La prima, del 1987, la doveva dirigere nientemeno che Wes Craven. Solo che poi, per una serie di divergenze creative con la produzione, non se ne fece più nulla, e la regia passò allo sceneggiatore Jeffrey Bloom.
La seconda, che in realtà non è riduzione cinematografica, ma televisiva, risale proprio a quest’anno, e può vantare un grande cast (Heather Graham, Ellen Burstyn) e una fedeltà quasi pedissequa al testo.
Tranne un piccolo particolare. Ma ci torneremo.
Per il momento, se non avete trasecolato come me all’idea di Flowers in the Attic su un canale televisivo, in versione integrale e fedelissimo al romanzo, allora è il caso che vi rinfreschi la memoria su ciò di cui stiamo parlando.  Continua a leggere

In Fear

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Regia – Jeremy Lovering (2013)

Torniamo a occuparci di cinema indipendente e di registi esordienti, tutte cose che ci piacciono un sacco, soprattutto quando sono realizzate con passione e tonnellate di classe, nonostante la scarsità di mezzi. In Fear è l’opera prima di un regista britannico che ha lavorato molto in tv, distinguendosi nel 2003 per il documentario Killing Hitler.
Gira questo suo primo lungometraggio utilizzando un’Alexa, una Canon 7D e, per alcune scene, la famosa GoPro. Presenta poi In Fear al Sundance dello scorso anno e raccoglie parecchi consensi.
Il giovanotto ha portato a casa un film di 90 minuti avendo a disposizione tre attori, una macchina e un boschetto. Niente altro. Pare che i due protagonisti principali avessero pochissime informazioni sulla trama e che non gli fosse stata data neanche una sceneggiatura. Lovering ha girato così diverse ore di materiale e poi ha ricomposto il tutto in sede di montaggio.
Il risultato è un prodotto che, per la prima metà, per usare una terminologia strettamente tecnica, ti fa cagare addosso dalla strizza.  Continua a leggere

Snowpiercer

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Regia - Joon-ho Bong (2013)

Ormai capita sempre più di rado che certe pellicole trovino degli sbocchi distributivi da noi. In questo caso, il cast internazionale di un certo richiamo ha permesso che un film di Joon-ho Bong uscisse per la prima volta in Italia.
Si tratta del film più costoso della storia del cinema coreano, non prodotto, ma distribuito sul mercato anglofono dai Weinstein. Il vero produttore, nonché anima del progetto, è Park Chan-wook.
Pare che Bong abbia letto il fumetto francese da cui è tratto il film, Le Transperceneige, nel 2004, ancora prima di girare The Host e che l’unica casa di produzione disposta a comprare i diritti per realizzare un’opera così ambiziosa sia stata proprio quella di Park, la Moho Films. 

Le riprese si svolgono nella primavera del 2012 a Praga, mentre per la post produzione ci si sposta in Corea. Bong, per questa sua prima esperienza in lingua inglese, si porta dietro il direttore della fotografia del suo penultimo lavoro, Kyung-pyo Hong, e il montatore Steve M. Choe.
Il cast, lo abbiamo detto, è del tutto internazionale e, a parte due eccezioni su cui dovremo tornare, è composto da attori che non con Bong non hanno mai lavorato.
Snowpiercer è andato molto bene in patria, dove ha incassato più del doppio dei suoi costi di produzione. E si è difeso anche all’estero. Ma qui da noi è uscito in pochissime copie e il mio consiglio è di precipitarvi a vederlo prima che lo tolgano. E, se dovessero averlo già tolto, di procurarvelo con qualsiasi mezzo, lecito e non. Continua a leggere

Lone Survivor

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Regia - Peter Berg (2013)

Come avrete notato, su questo blog omai non si parla più solo di horror, anche se il genere prediletto rimane quello, cerco di dare spazio anche ad altre mie fisse cinematografiche. I war movie sono una di queste. Credo sia il primo che affrontiamo su queste pagine, dato che Zero Dark Thirty può essere assimilato al filone solo di sfuggita. Mi sento quindi in lieve difficoltà: non sono affatto ferrata in materia militare, ma per mia fortuna mi viene in soccorso il blog di Fabrizio Borgio, dove in un’ottima recensione, si analizza Lone Survivor anche dal punto di vista del realismo nei combattimenti rappresentati.
Prima ho citato Zero Dark Thirty, e non l’ho fatto proprio a sproposito. I due flim hanno infatti in comune un paio di elementi, quello di essere girati con uno stile asciutto e anti spettacolare (ma Lone Survivor ogni tanto si lascia un po’ andare. Ci torneremo), e quello di parlare di ferite ancora aperte nella coscienza collettiva di un popolo. Penso che quindi la percezione di questi film sia molto diversa qui da noi rispetto agli Stati Uniti, dove non a caso Lone Survivor è campione di incassi incontrastato di questo inizio di anno Continua a leggere

The Human Race

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Regia – Paul Hough (2013)

Difficile scrivere a proposito di un film su cui non si è stati in grado di farsi un’opinione precisa. Finito di vedere questo The Human Race, nella mia testa c’era un solo, enorme punto interrogativo. Attorno al quale galleggiavano un paio di “maccheccazzo” piuttosto chiassosi.
The Human Race è l’esordio in un lungometraggio dell’inglese Paul Hough, classe 1974, figlio di John Hough, regista di parecchie pellicole di un certo interesse, negli anni ’70 e ’80: Dirty Mary Crazy Larry, tanto per dirne uno. E anche uno degli horror a cui sono più affezionata, American Gothic.
Il figlioletto gira un paio di corti, più un documentario sul mondo del Backyard Wrestling e l’anno scorso ha finalmente la possibilità di dirigere questo film, con budget molto risicato, che si sta facendo il solito giro di festival specializzati, vincendo anche qualche premio e che non ho idea di dove sia destinato ad approdare, se in qualche sala o direttamente in home video.  Continua a leggere

Nurse 3D

lammerdaRegia - Douglas Aarniokoski (2013)

Certi film sembrano capitare nel posto giusto e al momento giusto.  Proprio pochi giorni fa si parlava di donne e cinema dell’orrore, e di come il genere sia impostato in maniera tale da porsi solo qualche gradino sopra la pornografia, per soddisfare un pubblico di riferimento che non ha altra pretesa se non di guardare a tette e sangue a buon mercato. Io penso sempre di esagerare quando dico che molti registi e produttori che sguazzano nel cinema dell’orrore vedono l’appassionato medio come una scimmia poco ammaestrata e in piena tempesta ormonale. Poi escono cose come Nurse 3D e mi convinco che ci vado anche troppo leggerina nella descrizione. Allora immagino malvagi esperti di marketing della Lions Gate (ormai abbonata allo sterco su pellicola) nell’atto di corrompere promettenti cineasti. Li vedo lì, seduti dietro a enormi scrivanie che si sfregano le mani pensando a quanti soldi possono fare investendo tre lire in progetti come questo. E penso sia profondamente ingiusto, penso che noi appassionati non ce lo meritiamo.
Ma, da un giro rapido di recensioni in siti specializzati, mi accorgo che in effetti Nurse 3D è proprio ciò che ci meritiamo. E che il 90% del cinema dell’orrore è composto da spazzatura puzzolente perché il pubblico del cinema dell’orrore si tuffa beato nella spazzatura puzzolente. E ti viene anche a dire che quello che senti non è un lezzo mefitico, ma delicato profumo di violette. O, anche peggio, più puzza più gli piace. Continua a leggere