E sono tre!

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Come passa il tempo, signora mia…
Sembra ieri che mi son seduta alla scrivania e ho aperto un account qui su WordPress per ammorbare il mondo con le mie opinioni non richieste sul cinema dell’orrore, e invece questo è già il terzo anno. E tra alti e bassi siamo sempre qui, l’horror resiste nonostante tutto e nonostante si decreti la sua fine più o meno un giorno sì e uno no, e ci sono una marea di film da vedere e di cui scrivere.
Certo, ultimamente bloggare non mi riesce più semplice come all’inizio, perché (e potete dire ciò che vi pare) è un impegno portato avanti dalla sottoscritta con una serietà a volte quasi ossessiva. Se non ho il tempo, o se il lavoro mi stressa particolarmente, preferisco non aggiornare piuttosto che aggiornare tanto per e scrivere pezzi scadenti. Già non sono poi questa cima, se la prendo con superficialità, Ilgiornodeglizombi potrebbe diventare un blog di merda. E non voglio che questo accada.
Quindi sì, la frequenza dei post si è diradata nel corso degli anni, scrivere un articolo al giorno non è più possibile e adesso ci si mettono anche i problemi di connessione a darmi del filo da torcere. Continua a leggere

Storia dell’horror on demand

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 Con questa bellissima immagine dal film perduto di Tod Browning, London After Midnight, annuncio ufficialmente la ripresa, a partire dalla prossima settimana, della vostra (ma anche mia) rubrica preferita. Vi avevo chiesto di decidere come procedere, e mi è parso di capire che vi piacerebbe andare ancora più indietro negli anni, partendo addirittura dagli anni ’20.

Può sembrare che io sparisca e non caghi di striscio questo blog, anche per settimane intere, ma in realtà, non appena mi sono ritrovata in possesso di una connessione decente (a casa ancora no), ho iniziato le ricerche e sono riuscita a trovare non un film per ogni anno, ma una quantità industriale di roba.  Continua a leggere

Bilancio di un’avventura

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 Martedì è andato on line l’ultimo post della rubrica iniziata nel gennaio del 2012, Dieci Horror per Decennio, un tentativo di ripercorrere la storia del cinema dell’orrore scegliendo, a partire dal 1960, un film per ogni anno, e andando a pescare i prodotti meno noti, il più delle volte, ma senza dimenticare, ogni tanto, di infilarci in mezzo qualche classico. Avevo pianificato di metterci un po’ meno, ma tra casini assoriti, pause nel bloggare, attimi di scazzo e varie ed eventuali, mi ci è voluto più del doppio di quanto avessi previsto.

Poco male.
A parte gli articoli di stroncature su film del momento, o le recensioni di colossi come Pacific Rim, i post dedicati a questa micro cronistoria dell’horror risultano tra i più letti qui su Ilgiornodeglizombi. Anche quelli su film davvero sconosciuti, che avremmo visto io e qualche altro matto sparso, hanno riscosso un successo inaspettato. Evidentemente, avete gradito i tuffi nel passato. Continua a leggere

This is my Boomstick Award 2014

boomstickaward2014E così, anche in questo 2014, mi sono beccata un bel Remington dal reparto ferramenta da inserire con orgoglio sul mio blog. E, a mia volta, ne devo assegnare sette ad altrettanti meritevoli blog. Perché si assegnano i Boomstick? Perché sì. Da dove parte l’assegnazione del Boomstick? Dal blog di Hell. Chi mi ha assegnato il Boomstick? Marco di Prima di Svanire, che ringrazio di cuore.

Il Boomstick ha delle regole ben precise:

1 - i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore

2 – i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione

3 – i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto

4 – è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come io le ho concepite

E ora, via coi miei Boomstick dell’anno 2014.

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A prova di idiota

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Sapete qual è la domanda che viene posta più spesso in quel luogo strambo e per molti misterioso che si chiama moviola? Anche se non vi interessa, ve lo dico lo stesso: “ma se capisce ‘sta robba?” (rigorosamente con du B).
È una cosa normale, in sé. Dopotutto, gli snodi narrativi di un film non si decidono solo in sede di sceneggiatura, ma anche nel corso del montaggio. Capita spesso che l’ordine degli eventi, così com’erano su carta, venga cambiato, invertito, a volte addirittura stravolto. Non so come funzioni altrove, ma da qui da noi è così: “Perché non proviamo a spostare questa scena da qui a lì e vediamo l’effetto che fa?”.
A tal scopo, vi potrebbe capitare di vedere appesi nelle moviole dei cartelloni formati da tanti post-it quante sono le scene (quelli molto evoluti mettono addirittura uno screenshot per ogni scena. Io l’ho fatto un paio di volte, ed è uno sbattimento pazzesco, però fa sempre una bella impressione). Di solito si scrive il numero scena e una brevissima descrizione di quanto avviene nella stessa.
Esempio: sc. 35 – Eden lancia la granata in ascensore.
Quando si taglia una scena si fa una bella croce sopra al post-it. Quando la si mette in un’altra posizione rispetto alla sceneggiatura, si sposta il post-it e così si ha una visione globale del film a colpo d’occhio.
Perché vi sto spiegando questa roba noiosissima?
Perché il più delle volte si compiono questi spostamenti fino a quando il film non è, con certezza matematica, a prova di idiota. Continua a leggere

Inguaiata

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E insomma, è un po’ che non ci si sente. Ma, oltre al fatto che la vita reale continua a trollarmi, ci si sono messe anche le schede madri che esplodono quando uno meno se lo aspetta. E così mi ritrovo a scrivervi da un nuovo pc, comprato in fretta e furia, dissanguando le mie già esigue finanze.
Il mio lavoro, lo sapete tutti, per certi periodi non mi permette neanche di vedere un film. Figuriamoci poi trovare il tempo per recensirlo in maniera coerente. Ma non è solo quello il problema: è che non si trova un film decente neanche a piratarlo. E l’ondata natalizia pronta a riversarsi nei cinema renderà le cose ancora più complicate per noi blogger alla disperata ricerca di prodotti interessanti di cui parlare.  Continua a leggere

Fell On Black Days

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Sì, sono giornate un po’ complicate, sono stanca morta, esco la mattina alle sette, salgo in bici, mi faccio quindici chilometri e rientro la sera alle otto con gli occhi fuori dalle orbite, e la sola idea di mettermi davanti a uno schermo a guardare immagini in movimento, tende a ripugnarmi un po’, dato che non faccio altro tutto il santo giorno.
Ma anche di film interessanti da guardare non ce ne sono moltissimi. Si aspettano le nuove uscite e nel frattempo si raschia un po’ il fondo del barile, perdendosi in una miriade di horrorini infimi, di cui però si guardano solo i primi cinque minuti e poi ci si addormenta esausti.
Insomma, tutto questo per dirvi che non sono poi tanto per la quale e mi sento come la canzone dei Soundgarden che dà il titolo al post di oggi. Continua a leggere

I pezzenti

Sharknado

Non se ve ne siete accorti, data la quantità abnorme di temporali e giornatacce, ma in teoria è estate. Il che comporta la mia trasformazione in Zia Tibia. Mi lancio alla ricerca di filmacci di ogni risma, sia recenti che più datati, mi diverto a (ri) vederli e se mi gira li recensisco pure.
Poi, un bel giorno, la Asylum fa uscire il poster che vedete qui sopra: Sharknado, con frase di lancio sicuramente efficace, “enough said”. Già, e che altro vuoi dire? E accade che tutto il mio desiderio di cazzeggio cinematografico si vada a scontrare contro un muro di fetente pezzenteria.
No, non avevo mai visto un film della Asylum in vita mia. Non ne avevo avuto la forza, perdonatemi. E no, non sto per scrivere una recensione di Sharknado, non sto per sparare a un uomo morto, non ci sarebbe gusto. Tanto sappiamo tutti benissimo a cosa andiamo incontro quando ci avviciniamo (io consiglierei di farlo armati, non si sa mai) a un prodotto del genere.  Continua a leggere