Rare Exports

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Regia – Jalmari Helander (2010)

Dato che negli ultimi giorni mi è venuta questa fissazione per il fantastico targato cara vecchia Europa, eccoci qui a parlare di un prodotto finlandese. Rare Exports nasce da due cortometraggi che il regista Helander gira, rispettivamente, nel 2003 e nel 2005. La buona accoglienza riservata in rete a entrambi i corti porta Helander a ottenere un budget di 1.800.000 euro (in parte fornito dalla Finnish Film Foundation) per esordire con questa fiaba nerissima, che si svolge tra il 24 e il 25 dicembre in una zona di confine tra Finlandia e Russia, una vera e propria terra desolata, ricoperta dalla neve e minacciata in continuazione dai lupi.
Oltre la recinzione che segna il confine tra i due paesi, una compagnia americana sta effettuando delle trivellazioni per portare alla luce un’antichissima tomba sepolta sotto una montagna. Pare che quella sia la tomba di Santa Claus, quello vero, una creatura soprannaturale e spietata che, la notte di natale, non porta regali ai bambini buoni, ma punisce quelli cattivi, prima rapendoli e poi divorandoli. In questo è coadiuvato dai suoi piccoli aiutanti: dei vecchiacci laidi e puzzolenti. Roba da far venire gli incubi per settimane. Toccherà al piccolo Pietari e alla comunità di cacciatori di renne che vive nei pressi del monte Korvatunturi, sventare la minaccia. Per sopravvivere a un natale molto, molto atipico.

Il sottotitolo di Rare Exports è “A Christmas Tale”, ed è azzeccatissimo. Il film è una fiaba, oscura certo, inquietante, per molti versi, e con un fondo di tristezza e malinconia, tutta sulle spalle del bambino protagonista. Ma è anche tenera, soprattutto nel tratteggiare con garbo un rapporto tra padre e figlio ruvido e fatto di poche parole, e non per questo meno intenso. Sfido chiunque a non commuoversi quando Pietari dice al papà che i suoi biscotti di pan di zenzero sono buoni quasi quanto quelli che faceva la mamma, che ci viene fatto intuire non esserci più, senza spiegoni o flashback, o momenti ispiranti umana pietà. Solo con un gioco di sguardi e un profondo senso di solitudine, amplificata dall’ambientazione in un contesto naturale che è spietato e aspro, quasi brutale.

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Si tratta comunque di cinema per ragazzi, sebbene di un tipo molto particolare, disincantato e privo di quegli elementi riscontrabili in analoghe produzioni statunitensi. Rare Exports è un film estremamente concreto e solido, in cui c’è poco spazio per magia natalizia e lucine colorate. Invece ci ritroviamo davanti a un branco di renne sbranate misteriosamente, che erano l’unica fonte di sostentamento per i cacciatori . E non resta che usare la creatura ritrovata in una trappola per lupi dal padre di Pietari come merce di scambio per recuperare il denaro perduto. Pietari, invece di attendere con ansia l’arrivo di Babbo Natale, ne è terrorizzato. Anche perché nessuno gli crede, i suoi amici (prima di essere infilati in dei sacchi per patate e sparire) lo prendono in giro. Almeno fino a quando, armati di fucili e a bordo di un furgone scassato, il padre e gli altri cacciatori non giungono sul sito degli scavi e non scoprono la verità.
Da quel momento in poi Helander alza il ritmo del suo film, si concede qualche sprazzo di violenza e si lancia in un finale scatenato, tra bambini usati come esche per attirare i piccoli aiutanti, un gigantesco blocco di ghiaccio da cui spuntano un paio di corna, un assedio che sembra quasi derivare da un film sugli zombi, e una bellissima esplosione da far stropicciare gli occhi.

Babbo Natale come spauracchio non è un’idea nuovissima. Solo che in questo caso non ci troviamo alle prese con un assassino mascherato dal vecchio signore panciuto, ma con il lato oscuro della leggenda stessa. Un essere soprannaturale che è stato sepolto e rinchiuso nelle viscere della terra per non nuocere più e che viene risvegliato dall’avidità di una qualche ditta americana non meglio specificata. Ma anche qui, è difficile trovare del facile manicheismo, o un antiamericanismo d’accatto. Lo abbiamo detto: in Rare Exports si bada al sodo e quelle renne andate perse dovranno in qualche modo essere compensate economicamente.

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 In questa molto atipica mistura tra favola per bambini e commedia che più nera e cinica non si può, Rare Export riesce a mantenere un equilibrio invidiabile e a non deragliare mai del tutto in nessuno dei due generi. Perché a Pietari e al gruppo di adulti squinternati che lo circonda, ci affezioniamo subito, avvertiamo la minaccia del mostro che si nasconde da centinaia di anni nel ventre della montagna e, allo stesso tempo, ci divertiamo per la serie di trovate ironiche sparse per tutto il film. Aggiungete una scrittura fatta di intelligenza e leggerezza, una certa dose di stupore infantile che non guasta mai, una regia pulita e precisa, splendidi colori e pochi effetti speciali che non fanno sentire affatto il budget basso, e avrete il film di natale perfetto.

Rare Exports è un gioiellino che dimostra quanto in Europa si continuino a fare degli enormi passi in avanti nel cinema fantastico. Con un occhio di riguardo agli Stati Uniti dai quali non si può prescindere, ma mantenendo una propria identità ben precisa, ché di film europeo si tratta, in tutto e per tutto. E la strada da seguire è appunto questa: non un tentativo di sterile imitazione di uno stile e di un tipo di contenuti che appartengono ad altri. Ma un proprio approccio al fantastico, che tenga anche conto dei capitali più limitati a disposizione e non cada nel pauperismo trash più becero e ostentato. Film fantastici che si basino su una tradizione culturale locale, ma che riescano a parlare un linguaggio universale, perché scevri da qualsiasi provincialismo o sudditanza.


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Per concludere, vi lascio col link ai due cortometraggi che precedono questo adorabile racconto natalizio.

Rare Exports Inc (2003)

Rare Exports: The Official Safety Instructions (2005)

 

19 pensieri su “Rare Exports

      • si,gli elfi in serie,si..carino…Beffardo,ma la parte che tornano nella zona dove si scava fino al finalino carino di anti americanismo che piace anche a chi all’america guarda con simpatia,bè…Ah,non vorrei che pure Iron Sky ti aspetti chissà che e poi..
        Per me prima parte bellissima,carica di inquietudine,poi calo di tensione,parte finale mediocre,finale con elfi-babbi natale in serie,si apprezzabile.
        Sai che c’è un concorso per votare il miglior blog di cinema,ecco..tu,frank ed erika eravate i miei favoriti- ho visto un orribile blog dedicato al genere horror con più voti del tuo evidentemente l’horror visto e giudicato da bimbiminkia è maggiormente apprezzato di altri-che dire?Il tuo voto sta nel mio cuore di cinefilo che batte per te… (ho scritto la stessa cosa ad Erika, effettivamente),ho votato tuo figlio ok? ^_^

        ps:mo ci ho il Kindle e chi mi ferma più,scaricherò lammmerda che circola in giro,IL MUSEO DEGLI ORRORI LETTERARI,così lo chiamerò ,bella idea?

        http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.com

  1. Interessante, e come al solito si attinge alla propria tradizione fantastica senza vergognarsene (che per quello bastano i poveri stronzi di casa nostra)..sembrerebbe anche avere vagamente qualcosina in comune -se non altro per quanto riguarda la matrice soprannaturale- con lo statunitense Santa’s Slay, di qualche anno prima (contemporaneo del secondo corto, mi pare). Bene, lo aggiungo alla collezione di tutti quei babbi natale che NON vorrei venissero a portarmi regali sotto l’albero :D

    • Sì, ha qualcosa a che vedere, per il lato oscuro della leggenda, solo che Rare Exports la butta meno in caciara e commedia pecoreccia rispetto a santa’s slay.
      ed è anche più inquietante e, secondo me, girato molto meglio ;)

  2. Ne avevo sentito parlare e desideravo vederlo (poi io adoro il finlandese in quanto lingua, così musicale, così maledettamente incomprensibile: ha 16 declinazioni, ci rendiamo conto?). Poi è passato in fondo alla lunga, infinita lista. Ti ringrazio della recensione e dell’avermi fatto memoria di questo film. A presto, cara :)

    • Grazie!
      Il film è davvero una piccola perla a basso budget, ma realizzata come se fosse costato chissà quanti soldi.
      E poi è tenero e cattivo allo stesso tempo.
      Io sono rimasta impressionata

    • Ho appena finito un film a cui stavo lavorando e sono libera. Passerei le mie giornate a scrivere e a non fare altro, quindi…
      Mi diverto e recupero il tempo perduto… :D

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