Il Quinto Elemento

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Regia – Luc Besson (1997)

Ricominciamo a parlare di cinema con una duocensione, scritta a quattro mani col Cap Hell. Come al solito, se si tratta di farmi ospitare da lui, parliamo di horror e affini, se invece tocca a me, affrontiamo altri generi. Fantascienza, per la precisione. Anche se i puristi potrebbero storcere il naso sulla scelta del film e del regista. Luc Besson, che è forse la più cocente tra le tante delusioni cinematografiche della mia vita. Perché non ci può essere la stessa persona dietro la macchina da presa di Leon e dietro quella di Giovanna d’Arco. Si genera un cortocircuito mentale che rischia di mandarti dritta al manicomio. Tra un inizio di carriera sublime e una seconda parte imbarazzante, si situa il Quinto Elemento, neanche fosse una specie di spartiacque verso il baratro. Un progetto ambizioso, con budget molto elevato. Un film europeo ma concepito per sfondare sul mercato americano.   Dopo il successo di Nikita e Leon, la Gaumont, casa di produzione del simpatico Luc, decide di investire la bellezza di 90 milioni di dollari. Nel 1997 era una cifra spaventosa per un film non statunitense. Ma era anche un’epoca in cui qualche produttore aveva voglia di rischiare. Il Quinto Elemento era il film non statunitense più costoso mai realizzato. E alla Gaumont andò bene. Il film incassò parecchio, in ogni parte del mondo.

Per affrontare la visione de Il Quinto Elemento si devono tener presenti alcune piccole cose, il fatto che questo fosse l’idea di Luc Besson, quando era studente delle superiori e si gingillava, come tutti quelli che hanno simili aspirazioni, a inventare nuovi mondi, fantastici e iper-cromati. Universi creati sulla spinta di una passione ingenua, l’amore, così come lo si può concepire a quell’età: eterno, puro, salvifico.
E non è neppure “ingenua” la parola esatta. L’amore fiabesco è uno dei motivi della favola, quei canoni universali su cui si fonda la narrazione umana.
Perciò, è bene accettare il fatto che Il Quinto Elemento è innanzitutto classicismo e tradizione. E già questo, associato al genere fantascientifico, costringe certi figuri a imbottirsi di Maloox.

Il secondo aspetto da considerare è: il linguaggio dei Mondoshawan (pronunciato dal doppiaggio italiano “Mondociuan”).
Gira voce che, al tempo del loro matrimonio, Luc Besson e Milla Jovovich avessero portato avanti, dopo il film, la creazione del linguaggio divino e che fossero in grado di sostenere intere conversazioni.Se è vero, sa di ossessione, non bastasse la storia del sogno in età scolare. Quelle ossessioni positive che spingono a investire il più grande budget per un film non di Hollywood per, in definitiva, inscenare sempre la stessa cosa: la storia della vita.

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Un monumento all’accesso in ogni sua forma. Tutto è carico in maniera inverosimile ne Il Quinto Elemento, ogni cosa è portata all’esasperazione, dai colori, alle scene d’azione, ai combattimenti. Lo stile di Besson che esplode forse nella sua forma più compiuta e anarchica, un’idea di cinema fatta per stupire con un’invenzione nuova a ogni inquadratura e che presta molta poca attenzione a quisquilie come struttura o verosimiglianza. Se ne infischia anche del genere a cui, in teoria, dovrebbe appartenere. Ma se sul noir e il film d’azione nessuno aveva avuto da ridire, sulla fantascienza si levano gli scudi dei puristi. E Il Quinto Elemento, pur nel suo saccheggiare decenni di immaginario fantascientifico statunitense, ha dalla sua l’atteggiamento un po’ folle e sconsiderato di chi si avvicina da profano a questo immaginario e lo rimescola e ricostruisce senza curarsene più di tanto.
Una cosa simile sarebbe accaduta, sempre nel ’97 con il quarto capitolo della saga di Alien firmato da un altro francese, Jean-Pierre Jeunet, anch’esso molto criticato e poco compreso. Ancora un film eccessivo e dall’estetica sfrenata, ancora fantascienza impura e utilizzata come espediente per realizzare un qualcosa di molto personale. Besson riesce a farlo con un budget stellare e con un cast pieno di divi. Jeunet all’interno di una saga che contava milioni di appassionati pronti a puntare il fucile. Entrambi scontentano un po’tutti. Entrambi sono autori. O lo erano.

È vero, ci sono due tipi chiamati a disegnare un mondo futuro, una New York espansa in altezza tanto da causare vertigini, dove al livello del suolo c’è la nebbia che è nient’altro che smog. Due disegnatori francesi, Jean Giraud, meglio noto come Moebius e Jean-Claude Mézières, il primo accreditato, il secondo no.
I due ci regalano una visione che sembra un delirio cromatico. Colori pastello, cromature, Plavalaguna, la cantante lirica aliena, d’un azzurro ipnotico, in netto contrasto col giallo del taxi di Korben Dallas (Bruce Willis), d’un biondo ossigenato e col rosso arancio, carota, della parrucca di Leeloo (Milla Jovovich), il quinto elemento, parrucca subentrata dopo che i veri capelli della Jovovich si stavano squagliando a furia di tinture…
Quindi una sovrastruttura d’un lusso sfrenato, condita di citazioni, anche invisibili. Ian Holm, che fa il sacerdote Vito Cornelius, che agisce in un film in cui esiste un personaggio chiamato Dallas, come un certo capitano di una nave spaziale commerciale chiamata Nostromo, che si carica a bordo un alieno…

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Eppure, la trama esile, al servizio dell’azione, dello humour e del divertimento, è strutturata sul sentimento, sulla luce che scaccia le tenebre del male e della distruzione.
Ci vuole coraggio, anche a presentarsi con una storia che è il trionfo del Manicheismo, e a chiedere tanti soldi per finanziarla. E partire con una musica che è di Eric Serra, ma che pare Bob Marley e influssi giamaicani.
Ma a noi ci piace così.
Parliamo di novanta milioni di dollari e nessuna tradizione alle spalle, di fantascienza francese, nessun ciclo “arturiano”, tipo Star Trek o Star Wars a cui rifarsi, solo l’arroganza e la bravura di un giovane regista francese che, qualche anno prima, aveva insegnato al mondo che il cinema paraculoacertilivelli non era solo una cosa americana.

Besson, forte dei suoi due successi precedenti, si può permettere di continuare a essere paraculoacertilivelli. E l’impressione è quella di uno che dietro la macchina da presa può fare ciò che vuole, incurante di codici e imposizioni. Può prendere elementi fantasy, fantascientifici, action e di commedia surreale e fonderli insieme, come in un gigantesco frullatore. Il Quinto Elemento ti bombarda per 126 minuti che passano rapidissimi. È una giostra, è un’esperienza visiva ed emotiva, a cui è obbligatorio lasciarsi andare, e non in nome dell’intrattenimento puro, o dello spegnere il cervello. Il Quinto Elemento si gode anche con tutti i neuroni in piena attività. Ci si deve lasciar andare perché è un film che ti travolge e ti spiazza con repentini cambi di registro e che mostra il suo vero volto in una scena in particolare,  questa scena, dove Besson sospende la sua narrazione frenetica e ci abbandona per qualche minuto in balia della bellezza. Una bellezza dal potere e dalla fragilità inauditi, come le lacrime di Leeloo, come il canto di Diva. E che infatti viene brutalmente stroncata pochi minuti dopo. Ma fino a quando quella musica e quelle inquadrature hanno dominato lo schermo, non è esistito altro. Ogni cosa si ferma e si inchina alla bellezza. State zitti e ascoltate, sembra dirci Besson.

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Besson ci ha consegnato Jean Reno. Probabilmente, se non avesse fatto ricordo a Willis, staremmo a narrare una storia diversa, su questo film.
Willis rifà Die Hard anche nel futuro. Con McClane che è ravvisabile persino nella corsa mentre spara a un gruppo di alieni, armi automatiche, detriti per terra, un albergo distrutto che pare il Nakatomi Plaza. Ma… a fare il cattivo c’è Jean-Baptiste Emanuel Zorg, pronunciato alla francese, come fa Gary Oldman, che ci si spiscia solo a sentirlo.
E, novità, il cattivo e il buono non s’incontrano mai. Ognuno persegue la personale caccia ai cinque elementi e entrambi conoscono destini differenti.
Ecco, magari Oldman resta più impresso, con la sua pettinatura a schiaffo, il suo essere cattivo che, nel 1997, sapeva ancora troppo di Dracula di Bram Stoker.

Il ’97, quando ancora il cinema era roba per riviste o per speciali in tv e, pare buffo dirlo, di sale cinematografiche.
Volevano, ancora una volta, Nikita e Lèon, e invece ebbero azione e humour nero. Un ibrido che avrebbe meritato maggior fortuna e una propria cosmogonia originale, una serie di film, gadget, telefilm e quant’altro.
E invece, ebbe gne gne gne, per la maggior parte.
La cosa buffa è, come sempre accade, che a distanza di dieci, quindici anni, essendosi liberati delle aspettative del momento, questi film, come il Quinto Elemento, riacquistano dignità, interesse e consapevolezza.
Esercizio di stile, gusto per la citazione, quelli di Besson, riproposizione di elementi classici (il barista robotico che ascolta le lamentele di Cornelius, per dirne una) abbelliti graficamente da due maestri. Azione, passione e sparatorie, un’esplosione talmente grande che per poco, quando venne filmata, non ci rimanevano.

Il cinema, quello fatto anche per portare un po’ di sollievo, la risata facile, e l’appagamento estetico.

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Ma non solo, anche un cinema che non si vergognava di essere spudoratamente orientato verso quei buoni sentimenti che oggi rifuggiamo come la peste. Buoni sentimenti non intesi nell’accezione deteriore del termine, ma in senso quasi fiabesco. Quelli che ti danno, anche se per il breve spazio di un paio d’ore, l’illusione che qualcosa da salvare ci sia. Sebbene con l’ausilio di tonnellate di umorismo e disincantata ironia, Il Quinto Elemento non rinuncia a raccontarci la storia molto semplice di un brutto mondo salvato dall’amore. E, ancora, dalla bellezza. Dalle lacrime di Leeloo e dal canto di Diva.

29 thoughts on “Il Quinto Elemento

  1. per me resta un grande film!
    sarà che all’epoca non l’avevo caricato di tante aspettative (giusto su Bruce, ma tanto rifà McClane quindi…) ma me lo sono goduto sin da subito sia in sala che svariate volte in vhs.
    mi hai fatto venire una voglia bestia di rivederlo.

  2. Ricordo che quando lo andai a vedere al cinema mi piacque tanto che per un po’ conservai anche il biglietto come ricordo. Ero affascinato dalla struttura fiabesca della storia (sono d’accordo con voi sulla sua importanza in questo film) e dall’ambientazione, una fantascienza nuova e diversa con un estetica inaspettata. Bellissima. Ho la VHS e il CD della colonna sonora, dovrò procurarmi anche il DVD. Il pezzo di Plavalaguna è… boh, un’icona. Sì, è un film esagerato e caciarone. La recitazione è portata sopra le righe, come si faceva negli anni ’80, ma questo è il bello. Ti fa tornare ragazzino restituendoti quelle emozioni, e poi va beh ci sono film che si amano e basta.

    • Ci sono film che si amano e basta perché ogni volta che li vedi ti danno qualcosa di nuovo. E per me Il Quinto Elemento è così…
      C’è tanta di quella roba che non bastano visioni ripetute a coglierla tutta.
      Chissà poi cosa è successo a Besson

  3. dipende parli di sentimenti o di stuporismo?I sentimenti che piacciono anche a me li trovo in altri prodotti.No,vabbè io amo Haciko ed Io e Marley,quindi magara..meglio che stia zitto. Questo film mi era piaciuto molto,poi è rimasto un ricordo lontano.Non mi ha stravolto come Leon,anche perchè amo quel tipo di cinema.Cosa mi è rimasto di questo film?Gary Oldman.Gigione e magnifico.
    Besson qui ,per me, filma l’ultimo suo film ancora guardabile,poi ha prodotto di quelle cagate,con la pausa del magnifico e immenso Kiss of dragon.

    • Parlo anche di stuporismo, che per me non è un termine da intendersi in maniera negativa. Lo sai come la penso. Per me sgranare gli occhioni e immergersi in un altrove inesistente è cosa buona e giusta.
      Quindi sì, c’è una componente stuporistica, ma stemperata dall’ironia.
      Certo, non è Leon e non è neanche Nikita, ma è un interessante esperimento di una via europea alla fantascienza, con ben presenti però le caratteristiche hollywoodiane del genere.

      • è un film godibile,certamente.Prima dello sputtanamento di Besson,peraltro partito con un film di ambientazione storica-giovanna d’arco.
        SI,in questa pellicola lo stuporismo è diluito in un uso davvero notevole dell’ironia.Altrimenti non lo digerisco proprio
        Anche io mi perdo sempre in lontani e fantastici mondi,anche quando dovrei lavorare .Solo che i miei sogni a occhi aperti sono basati su scenari post apocalittici con tante mazzate,sangue e amicizia cameratesca ^_^

  4. Io lo vidi al cinema due volte. Che scemo eh? ;)
    L’ho amato alla follia anche se in fondo è un fiabone. Ma a me le fiabe piacciono se raccontate così.
    Peccato che poi Luc si è trasformato in Pessòn (in dialetto veneto: uomo con molto muco al naso…).
    Complypower per la duocensione!

  5. L’ho detto e mi ripeto: assieme siete grandi!
    E quale film migliore se non proprio questo?
    Inutile dire che l’ho amato a suo tempo e ancora oggi lo riguardo ogni volta che ne ho l’occasione…
    Bravi, siete due bombe innescate per distruggere il mondo… e a noi ci piace un sacco così! ;)

    • Grazie Paolo!!!
      Anche da parte di Hell. Davvero, mi mancava da morire collaborare con lui e adesso che è uscita questa nuova duocensione, significa che questo blog è tornato in piena attività!

      • Io Lucia lo trovai uno dei piu’ brutti film di fantascienza che abbia mai avuto la sventura di dover vedere persino al cinema. Si salva soltanto Gary Oldman come suo solito e i costumi di Jean-Paul Gautier, e ho detto tutto. Nel giro di pochi mesi mi mandarono a recensire pure “Nirvana” . Un uno-due micidiale, anche se certo Besson ha comunque realizzato “Le Dernier combat”, “Subway”, “Leon” il suo film migliore, non mi sogno neppure di metterlo con un ridicolo supponente e provinciale meneghino come Salvatores. Viga76, anch’io apprezzo e non poco “Kiss of the Dragon”, grandioso come quasi sempre Tcheky Karyo, sbirro corruttissimo e cattivissimo come in “Dobermann” di Kounen, il “mitico” Commissario Santini che pesta a sangue la Bellucci. Lucia, pero’ oggettivamente mi pare che “Alien Resurrection” se pur come dici te molto personale, anche all’interno della saga a molti piacque, e certamente ebbe piu’ responso critico de “Il Quinto elemento”. E poi c’e’ Winona, Ryder, androide adorabile/ata.

        • Sì, Il Quinto Elemento è un film che può non piacere. Io non mi stanco mai di riguardarlo perché apprezzo un certo gusto barocco ed eccessivo (mi viene in mente Tarsem).
          Sì, in Alien – Resurrection, oltre a Winona e alla Weaver, abbiamo un Ron Perlman in grande spolvero. Dovrò parlarne, prima o poi, di questo film, che amo particolarmente e che comunque è stato molto sottovalutato.

  6. Visto al cinema anche io, però quello estivo all’aperto. Bei tempi. E grande film. L’ho recentemente rivisto e son rimasto impressionato dalla Jovovich, davvero convincente quando parla a cazzo/mitraglietta. Leeloo Dallas Multipass… Peccato che ora si sia fissata con le tutine in latex e i cavi in nylon. Il look di Willis, styling by Jean Paul Gaultier se non erro, è tanto tabbozzo quanto cult. Oh, e poi il cameo di Luke Perry all’inizio, che storia!
    Bei tempi…

    • Ah, che belli i cinema estivi :D
      Io mi diverto un sacco anche a vederla con le tutine in latex nei film del nuovo marito, ma io sono buzzurra nell’anima, quindi non faccio testo.
      L’incipit de Il Quinto Elemento è una roba da film d’avventura vecchio stile. Bello bello bello

  7. Un bell’esempio di atipica (nel senso positivo del termine) fantascienza europea, che mi son visto con qualche annetto di ritardo direttamente in DVD…la vostra duocensione è ancora una volta di alto livello, non c’è che dire! C’è solo da leggere con profondo rispetto e approvazione (poi, oltre a tutto il resto mi si ricorda pure l’apporto grafico di Moebius e Mézières…ma vi pare che la mia anima fumettofila possa rimanere indifferente?) :D
    Purtroppo Besson da qui in poi non ha più ripetuto simili exploit…e la cosa migliore da farsi credo sia ricordarlo com’era fino a questo punto. Andando più in là, sembrerebbe davvero di parlare di qualcuno che porta solo il suo stesso nome e francamente dispiace non poco, visti gli esordi :(

    • Sì, ci sono questi strani casi di registi che a un certo punto non sembrano più loro. Chissà che cosa accade…Difficile da stabilire. In realtà, l’ultimo film di Besson, The Lady, non è malaccio, anzi. Ha girato bene, riesce persino a emozionarti. Ma sembra una lunga fiction da prima serata, è privo di guizzi e di vere idee di regia. Un compitino svolto tanto per… E dispiace tanto, quando succede così

  8. Il secondo film che ho visto al cinema, il primo film che mi ha fatto innamorare di Mila, uno dei pochi film che mi piace di Besson, E, se non ricordo male, uno dei miei film preferiti in assoluto (più per quelloc he rappresenta che per quello che è)

  9. Appartiene alla categoria di films che, regolarmente, riguardo. Colorato, romantico, comico, ricco di barocco splendore.
    Con uno dei miei attori preferiti (Gary Oldman), sempre in spolvero!
    Bella recensione, ricca e barocca! :)

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