The Divide

Regia – Xavier Gens (2011)

Gens è un regista che non mi ha mai convinto. In Italia lo abbiamo conosciuto prima con Hitman (suo esordio americano) e poi con Frontiers, anche se cronologicamente il secondo precede di meno di un anno il primo. Hitman è un film su cui è davvero impossibile dire qualcosa di buono. Non vale neanche la pena di starci a sprecare due parole sopra. Con Frontiers il discorso è un po’ diverso. Non so se qualcuno si ricorda il biennio 2007-2008, quando la Francia sembrava appena diventata la culla del cinema dell’orrore e continuavano a piovere addosso a noi attoniti spettatori opere estreme e violentissime. Roba da far impallidire e vergognare tre quarti della produzione di genere statunitense. Ecco, Frontiers faceva parte di quel mucchio selvaggio di film definiti “insostenibili”, ma era girato come un prodotto americano, con la stessa patina e con le stesse soluzioni di regia. Ralenty come se piovesse, abuso di macchina a mano, montaggio iperveloce, e chi più ne ha più ne metta. Gens, sin dalla sua prima prova dietro la macchina da presa, si era dimostrato il più vicino all’estetica americana di tutti i suoi colleghi. Non è che Frontiers sia un brutto film. È solo privo di personalità e non smentisce neanche un istante la sua natura di clone.  Eppure ha un’importanza che non gli può essere negata, ché lo sforzo produttivo alla base dell’operazione fu davvero ingente per un film europeo. 

Dopo Frontiers, Gens se ne va negli Stati Uniti, gira Hitman, fa flop e sparisce per tre anni. Ritorna adesso con questo The Divide e ci prende tutti a mazzate forti forti sui denti. Con un budget di appena tre milioni di dollari. Un’inezia.  Nove attori chiusi per tutta la durata del film in un sotterraneo, una colonna sonora da urlo e una cattiveria così profonda, vera e sentita che dopo aver visto The Divide ci si sente come se uno schiacciasassi ti fosse appena passato sopra.

La storia alla base non ha nulla di nuovo, quindi pregasi gli alfieri dell’originalità a tutti i costi di starsene alla larga e di rivolgersi altrove: in una qualunque città americana, un attacco nucleare costringe nove persone a rifugiarsi in una specie di bunker, mentre il palazzo in cui abitano gli crolla sulla testa. All’esterno ci sono le radiazioni e i protagonisti non possono uscire. Nove persone obbligate a condividere lo stesso spazio, consapevoli del fatto che lì fuori è morte certa e che, non si sa fino a quando, quelle quattro mura sono l’unica dimensione possibile per la loro vita, che non esiste altro, che il sotterraneo rappresenta l’universo intero.

Dopo un brevissimo prologo della durata di neanche un minuto, Gens chiude anche noi nel rifugio sotto terra e non ci fa uscire mai più. Kammerspiel puro, quindi. Sembra di essere a teatro. Una situazione a rischio noia e monotonia, perché non è semplice ambientare un film (anche lungo 117 minuti) tutto in interni e tenere desta l’attenzione dello spettatore. Ed è una scelta radicale: implica il non dirci nulla sulla catastrofe appena avvenuta, il non darci notizie, raccontando tutto attraverso una prospettiva limitatissima e quasi cieca. Un’apocalisse, perché è di apocalisse che stiamo parlando, su scala ridotta e minimale, di cui non ci è dato di sapere niente.

Gens aggira l’ostacolo della staticità della situazione avvalendosi di un cast impressionante (Michael Biehn e Rosanna Arquette  su tutti) e di personaggi scritti con cura e in grado di riservare più di una sorpresa. Inoltre, supplisce alla carenza di variazioni nell’ambiente e alla natura eccessivamente claustrofobica del film con una regia di ampio respiro che non abusa dei primi piani, ma abbonda in campi lunghi, che non insiste sui dettagli (tranne in un’occasione, ma è voluto), ma cerca di dare un quadro d’insieme e anche distante di quello che i nostri protagonisti si trovano a vivere.

 Come in ogni film basato su dinamiche di gruppo in circostanze estreme, anche in The Divide è lecito aspettarsi che a un certo punto la situazione esploda, gli equilibri saltino e si cominci tutti quanti a dare di matto. Non è uno spoiler, è ovvio che accada. Solo che Gens è talmente bravo da farlo accadere in una maniera particolare, sottoponendoci a un martirio di due ore pieno di svolte inaspettate e momenti che sono davvero complicati da sostenere. Non per la violenza mostrata in campo. Gens ci fa vedere il meno possibile, a differenza di Frontiers dove ogni cosa era sbattuta in faccia allo spettatore come in un mattatoio. The Divide non è un torture porn. Non sarebbe neanche corretto definirlo horror. The Divide è un angosciante dramma sulla fine della civiltà, ma privo di qualsiasi moralismo o sociologia spicciola un tanto al chilo. Perché Gens sceglie di adottare una prospettiva e un filtro ristretti e di rendere ogni personaggio coinvolto umano, a suo modo, e giustificabile, sempre a suo modo. Non c’è una distinzione netta tra buoni e cattivi. Chi non compie nefandezze spesso lo fa solo per vigliaccheria e chi sembra aver mantenuto un briciolo di senso etico, al momento di dimostrarlo si nasconde in un angolo per non vedere.

Opera davvero difficile da digerire e anche da gestire dopo averla finita di vedere. Opera che decolla e mostra il suo vero volto dopo un avvio lento, in cui non si capisce bene dove Gens voglia andare a parare, quasi avesse aggiustato il tiro in corsa e avesse trovato il bandolo della matassa dopo un paio di scossoni di assestamento. The Divide non è un film perfetto. Adotta qualche soluzione di sceneggiatura furbetta, come sottolinea anche Hell nella sua recensione e si presta a qualche forzatura di troppo, che sembra messa lì solo per movimentare uno scenario statico. Eppure tutto questo non inficia l’impatto emotivo violentissimo sullo spettatore.

DA QUI IN POI QUALCHE ANTICIPAZIONE

Perché da un certo punto in poi (non dico nulla per non spoilerare, ma si tratta di una cena di gruppo molto anomala), The Divide parte e non si ferma più e travolge e spezza ogni nostra resistenza fino agli ultimi minuti, che riescono a essere disperati, epici, struggenti e dolcissimi allo stesso tempo. Accompagnati poi da una canzone perfetta che prosegue sui titoli di coda e ti lascia dentro il vuoto totale. Nessuna speranza, nessun riscatto. Solo macerie e dolore. E lo sguardo  di Lauren German, bella da spezzare il cuore, una dea in mezzo allo sfacelo. Poesia della fine del mondo, dopo due ore di sangue, merda, sporcizia, scarafaggi, stupri e corpi fatti a pezzi con l’accetta.

Insomma, The Divide rientra nella categoria molto amata da queste parti dei fottuti capolavori. Che è cosa diversa dal capolavoro in senso stretto, ricordiamolo. Però forse è anche meglio. Film difettosi ma con un nucleo centrale così crudele e incandescente che gli perdoni qualunque cosa.  E quasi quasi mi adotto anche Gens che è riuscito a tirare fuori una cosa del genere. Io ci sto ancora male. Vedetelo. Senza scuse.

Musica

36 pensieri su “The Divide

    • È che a me certi film rimangono dentro e non me li schiodo più dalla testa. E a quel punto li metto nella categoria dei fottuti capolavori, perché ne resto ossessionata :D

  1. Vabbè, io sono d’accordo su tutto e lo sai. Tra l’altro l’Arquette me la terrei in casa che oltre ad essere sempre brava è ancora una donna come ce ne sono poche.

  2. io amo le storie post apocalittiche e sulla fine del mondo.Mi piace sopratutto quando l’autore riesce a inserire sprazzi di dolcezza o tenerezza,in un contesto di devastante solitudine e radicale pessimismo.Per questo mi segnalo il titolo del film e andrò a cercarlo.Grazie come sempre per le tue preziosissime segnalazioni

    • eh, ma questo fa male sul serio, niente cattivismi da happy hour, perfidia a manciate e disperazione a camionate :D
      spero ti piaccia. Anzi, ti piace per forza. Ne sono sicura.

      • si,sono convintissimo che mi piaccia.Come il film spagnolo,quando tu dormi,non l’ho ancora visto ma Cesar è il mio eroe.Quindi una volta che avrò capito dove cazzo mi finiscono i film che sto prendendo dall’amico mulo,accidenti a me che mi son messo a far il piccolo informatico,cercherò questo divide e me lo guarderò soffrendo come un povero pirla.
        Ma di quale Arquette parlate,quella immortalata nel capolavoro dei Toto o di quella che ha sposato Nicolino?

  3. a me è piaciucchiato, ci ho trovato luci accecanti e ombre : per me avrebbe giovato maggior sintesi e poi ci sono alcune domande che rimangono inevase: tipo che ci facevano coi bambini inscatolati per esempio…Gens con la macchina da presa ci sa fare parecchio e ha uno stile vivace, diciamo così ma a me è venuto il sospetto che con questo film si è beato nel guardarsi allo specchio. Impressionanti le metamorfosi anche fisiche degli attori coinvolti..Ciao E un bentornata anche da parte mia!

    • Sì, è vero che ci sono delle cose inspiegate, solo che a me interessano il giusto. Alla fine tu guardi il tutto dalla prospettiva di chi non può sapere quello che sta accadendo lì fuori. E se loro non sanno, non sai neanche tu. Non credo sia sempre necessario dare una spiegazione per ogni cosa.
      Sullo specchiarsi, secondo me Gens lo faceva molto di più in Frontiers. Qui gli spazi limitati e l’obbligo a gestire il tutto in uno scantinato lo hanno tenuto a freno.
      Grazie per il ben tornata :D

    • Ciao nick!
      Sì, sono tornata dopo tre settimane scandite da 14 ore al giorno di lavoro in cui tornavo a casa solo per buttarmi sul letto e dormire. E’ stato un incubo :D

      • Gli incubi stavano venendo a me a non vederti tornare!! :D :D Ma sei di nuovo qui con una recensione impeccabile come tuo solito ;) che mi fa valutare positivamente un regista del quale purtroppo ho visto solo il dimenticabile Hitman…anche in questo caso inutile dirti quanto la mancanza di moralismo nell’affrontare la dinamica di gruppo del sopravvissuto mi possa attirare verso un titolo del genere, e aggiungo che il saper trattare la materia quando è “difficile” in genere dà parecchi punti di vantaggio rispetto alla ricerca di originalità ad ogni costo (come se poi fosse un delitto ripercorrere in modo personale strade già battute)…
        P.S. Lo sapevo che non mi avevi abbandonato ;)

        • Mai e poi mai ti abbandonerei!
          Sono state settimane infernali, da un punto di vista lavorativo. Ora le acque si sono un po’ calmate e io posso riprendere a postare ;)

  4. Bentornata, Lucy! *O*

    Il film me lo aveva già quasi venduto Hell con la sua recensione, ora sono ancora più curioso (e infatti mi sono fermato alla voce anticipazione). Cercherò di guardarlo, sì sì. :)

    Ciao,
    Gianluca

  5. Ciao cara! E finalmente ti si risente!
    The Divide è un film sensazionale, nel senso cattivo del termine. Costruito bene e senza grossi intoppi. Pur essendo un amante del nonsense, ho trovato alquanto bizzarra la scelta di Gens di puntare sull’apocalittico, come lo chiamiamo?… Direi, inconsistente. Non ho gradito neanche io la mancanza di spiegazioni sullo sfondo scelto e solo questo mi ha fatto da contraccolpo in una vicenda umana portata avanti in maniera esemplare.
    Perché non mi dici cosa succede fuori? Perché rapiscono i bambini? Chi sono i “””Nord coreani”””?
    Non trovo rispettoso verso lo spettatore affrontare una vicenda con uno sfondo così interessante e poi lasciare tutto in culo alle balene. Non ci stava lo stesso il crollo del palazzo e l’attentato terroristico, senza trama fantascientifica?
    Tutta sta pappardella solo per dire che secondo me, Gens, ha affrontato il lavoro come fece per “Frontiers”, cioè mettendo uno sfondo “FICO\COOL\MACHISONOIO!!”, per attirare lo sguardo verso il suo prodotto di nicchia. Questo modo di affrontare il cinema non mi piace per niente… anche se poi la storia è effettivamente buona.
    Devo dire che, al contrario di altri, ho apprezzato profondamente il lavoro di Baustillo e Maury che riportano l’horror a una dimensione più introspettiva come ha fatto anche Ti West.
    Il mio giudizio è quindi una stroncatura a metà. Se Gens chiudesse quello che inizia, allora si che lo poserei nell’olimpo dei capolavori. Per il momento rimane nello scantinato… ;)

    • Non so, Eddy, io la tua stessa impressione l’ho avuta con Frontiers, quel quanto sono cool, so’ mejo io de li ammerregani. Qui mi sembra che Gens si sia dato dei limiti. Sul fatto che non si capiscano delle cose, a me, lo ripeto, interessa il giusto. Lo sfondo ce lo possiamo immaginare. Il film si concentra su altro e fornisce piccoli indizi su quello che c’è all’esterno. Ma la vicenda è nel bunker.
      Certo, l’espediente di far sparire subito uno dei personaggi, che nel circo degli orrori successivo sarebbe stato il più scomodo da gestire, può anche essere interpretata come un furbata o una mancanza di coraggio di andare sino in fondo. è lecito ed è giusto pensarla così.
      Ma è talmente importante tutto ciò che accade dopo che io ci sono passata sopra senza nessun problema.

  6. L’ho visto un paio di mesi fa e concordo con quanto hai scritto. Il film colpisce davvero duro e ti lascia pensare una volta finito. Un amico a cui l’ho consigliato dopo la visione mi ha scritto su FB per dirmi che aveva bisogno di qualcosa che lo riportasse nel mondo reale… perché il film gli aveva messo un angoscia addosso assurda.

  7. Bello, molto tosto, avevo anch’io poche speranze per il ritorno di Gens, nonostante Frontiers mi fosse piaciuto parecchio, e invece The Divide è stata una grande sorpresa. :)

    • Io sono rimasta tramortita.
      E Frontiers non mi aveva fatto né caldo né freddo. Forse perché visto subito dopo Martyrs, non saprei.
      Ma questo The Divide ti maciulla le ossa :D

  8. Bravissima! sei una delle poche persone che l’ ha capito, bisogna guardare questo film senza cercare delle risposte,sul perchè dell’ attacco nucleare o su altre questioni;il film infatti, come un moderno ”Signore delle Mosche” punta piu’ che altro sulla lenta ed inevitabile degradazione dell’ essere umano messo di fronte a situazione estreme. A me è piaciuto un sacco, ha un look fantastico,davvero fresco,opprimente e darkeggiante…La fotografia mi ha piacevolmente convinto,così come la colonna sonora (da notare alcuni momenti di Carpenteriana memoria) e la regia è a mio avviso fantastica,riesce (pur avendo a disposizione una sola location) ad essere sempre fluida e dinamica,con dei bei movimenti di macchina. i difettucci (mai come in questo caso) devono passare in secondo piano secondo me. Ancora complimenti!;)

    • Sì, è verissimo il paragone che fai col Signore delle Mosche. The Divide è quasi una sua versione aggiornata. E i difettucci, che ci sono, come mi hanno fatto notare, io davanti a certe perle li faccio sempre passare in secondo piano.
      Grazie! :D

      • Grande..sei un’ intenditrice, d’ ora in poi ti seguirò sempre! io sono un fan e un amico (anche se tramite FB) di Gens, mi ha anche spedito un poster con gli autografi del cast. Ora è al lavoro sul film ”Cold Skin” tratto dal libro ”La pelle fredda” (edito anche in italia) . Non vedo l’ ora di leggere altre tue recensioni! ps L’ hai visto ”God bless america”?

  9. Bellissima la rece, e bellissimo il film. Concordo sul “capolavoro”. L ho visto ieri e mi ha letteralmente travolto..mi sono fatto anche un idea curiosa, abbastanza personale ma che credo possa essere condivisa…sbircia la mia rece se hai tempo e voglia..mi piacerebbe un tuo parere…

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