1990: Hardware

Regia – Richard Stanley

Kill! Kill! Kill! Today’s death count is 578

Per parlare di un film del genere, ho bisogno di due cose: musica, innanzitutto, e di linkarvi la recensione di Hell, non per qualche forma di piaggeria, ma perché io non ho intenzione (o quasi) di scrivere una recensione vera e propria e se vi dovesse servire un parere critico serio sul film, dovete rivolgervi a lui.

Ci lamentiamo tanto dello stato in cui versa l’ horror attuale, quasi ci fossimo dimenticati della miseria degli anni ’90. Dopo l’ ipertrofia di sangue e frattaglie del decennio precedente, ecco che l’ horror diventa materia imbarazzante da home video, un qualcosa da andarsi a cercare nel cestone degli sconti, o in fondo a destra nella videoteca di fiducia, sì, proprio lì, accanto alla tenda che porta alla sezione porno. Forse la causa è stata l’ overdose degli anni ’80, o il fatto che il genere stesso, raggiunto il suo picco creativo, non ha potuto fare altro che avvitarsi su se stesso e languire, ripetendo schemi abusati, stanco e fiacco come un vecchio ronzino azzoppato. Non è un caso se alla generazione di maestri che ha creato il new horror, e all’ affollamento di registi più o meno loro coetanei, non è seguito nessun manipolo di giovani cineasti dediti al genere. E’ come se un’ intera generazione fosse stata polverizzata. Il che ci porta a Richard Stanley, che nasce nel 1966, ma che se fosse nato nel ’46 forse oggi avrebbe un posto d’onore accanto ai Carpenter e ai Romero. Nessun dubbio a riguardo. Spesso arrivare semplicemente nel momento sbagliato può rovinarti una promettente carriera. Se poi ci si aggiungono i capricci di un divo scemo e l’ ottusità della New Line, che ti licenzia da quello che era il set della tua vita, dopo soli quattro giorni di riprese, ecco spiegato il tonfo di Stanley e la sua sparizione dalle scene, almeno come regista, dato che in veste di sceneggiatore e produttore ha continuato a gravitare nell’ universo della serie B, prestando la sua opera anche al primo lungometraggio (poco riuscito, ma è un’ altra storia) di Cedrà.

Il mio primo incontro con Hardware, esordio di uno Stanley appena ventiquattrenne, avviene tra le pagine dell’ Almanacco della Paura di Dylan Dog, edizione del 1991. Avevo dodici anni, forse neanche compiuti. Mi innamorai delle poche immagini e delle parole usate per descrivere il film. Divenne quasi un’ ossessione, perché c’era un robot cattivo che ammazzava le persone in un futuro postatomico. Un robot che veniva usato come un pezzo di un’ opera d’arte. E la mia immaginazione correva. Le bastava poco per esaltarsi: un paio di foto, tre righe messe in croce che annunciavano una nuova promessa di quel cinema che già amavo e che così poco conoscevo. A ripensarci adesso, neanche riesco a ricordare se Hardware arrivò mai in sala da noi. Forse no, ma comunque non mi interessava. Andare al cinema a vederlo  mi era precluso. Chi mi ci avrebbe accompagnato? Neanche mi avrebbero fatto entrare. Vietato ai minori di 18 anni. Film atteso, sospirato, desiderato e finalmente visto, anni dopo, grazie proprio a quell’ angolo polveroso della videoteca di fiducia. Hardware, nel mio videoregistratore, con quella musica che passa dalle atmosfere western all’ elettronica e neanche te ne accorgi. Quel futuro radioattivo che è un deserto rosso. E Lemmy, che fa il tassista. Una folgorazione, insomma. Mai attesa fu più ripagata nello stesso modo, e con lo stesso abbandono. Vhs consumata e Stanley idolo. Il tutto vissuto in solitaria che con chi cazzo avrei mai potuto parlare di certi argomenti? All’ epoca solo leggere Dylan Dog faceva di te un personaggio strano.

Non stiamo qui a raccontarci favolette: i film invecchiano, tutti. Anche i capolavori, figuriamoci i film di genere che vengono costantemente superati a destra dall’ evoluzione degli effetti speciali. E, al di là di lifting e interventi chirurgici (rimasterizzazioni, edizioni speciali, aggiunta di scene inedite), tutto sta nel portarsi bene gli anni. Anche Hardware è invecchiato, ma i suoi 22 anni non li dimostra e anzi, invecchiando è diventato più bello. Credo che la tenuta di un film sia misurabile in base alle suggestioni e alle riflessioni che ancora riesce a creare in uno spettatore smaliziato. Anche la mia fantasia è invecchiata, insieme ad Hardware, per fortuna non si è spenta, ma ogni tanto scricchiola e va tenuta in esercizio. Rivedere Hardware serve anche a questo. Perché Hardware colpisce ancora, ancora fa male, ancora spaventa, affascina, cattura. Il merito è tutto della macchina da presa di Stanley, dei colori scelti, di quell’ inquadratura infernale del cyborg che troneggia sulla consolle dell’ appartamento di Jill, minaccioso e ferino, un diavolo tecnologico, un figlio della nuova carne che neanche è più carne, ma semplice ferraglia rabberciata e letale. L’ incubo rappresentato in ogni sua forma, dal maniaco guardone che alla fine è il male minore, al test tecnologico eseguito sulla tua pelle. Non si ferma il progresso e 571 morti ammazzati in un giorno sono una semplice nota di colore, sparata da una radio che si esprime attraverso la voce rotta di Iggy Pop. Stanley è il pittore dei sogni andati a male, marce le atmosfere, corrotta l’ aria e malati i corpi e le menti. Non c’è davvero più niente in cui sperare se anche l’ arte fine a se stessa diventa un oggetto letale, se un versetto della Bibbia ispira il nome a un essere il cui unico intento è uccidere. E che sarà prodotto in serie, vanificando la nottata allucinante di Jill e del suo ragazzo. Tanto, nel mondo immaginato da Stanley, non piove mai e il Mark 13 può ricaricarsi anche grazie alla luce spietata di quel sole arancione, che sembra un bubbone infetto.

E così Hardware, visto nell’ Anno de Signore 2012 sembra il canto del cigno di un’ era e l’ inizio di un qualcosa di nuovo e straordinario, purtroppo abortito a metà. Chissà cosa avrebbe combinato Stanley, se gli fosse stata data l’ opportunità di proseguire nel suo percorso personalissimo, di portare avanti, in maniera coerente, la sua visione così radicale, così estrema delle cose. Se avesse avuto il tempo e la calma necessarie per affinare il suo stile, contaminato dai videoclip e fatto di trip visivi e dettagli macabri elargiti senza pudore o autocensure. Stava lavorando a un seguito di Hardware, rimasto impantanato tra controversie legali per i diritti del film. Altro progetto mai realizzato, altra possibile ossessione per la sottoscritta, qualcosa da attendere trepidanti col cuore in gola, qualcosa che non sarà mai.

Resta la splendida Stacey Travis, con la mazza da baseball in mano, la faccia sfregiata da una ferita, il sangue dei vetri della doccia che le sporca la pelle. Resta quel mare di sabbia rossa da cui spunta all’ improvviso una mano meccanica che ancora si muove. Resta il vigilante tagliato a metà dalla porta e John Lynch che non si toglie mai gli occhiali da sole, che sembra pavido e poco intelligente, ma trova il coraggio di attraversare con un balzo quella stessa porta. Resta il ricordo del cyborg implacabile, che appare la prima volta alle spalle di Jill e la perseguita in un survival esasperato che assume anche i toni da rape and revenge. Quelle armi che appaiono come organi sessuali, quegli occhi che a un certo punto non si distinguono dal cannocchiale del guardone.

Più di tutto, resta Richard Stanley, al centro delle mie fantasie da bambina, in grado di riaccendere quelle dell’ adulta che non è tanto cresciuta. E che solo a sentire il suo nome, si innamora di nuovo.

28 pensieri su “1990: Hardware

  1. Da coetaneo condivido in pieno tutte le sensazioni da “lettore di Dylan Dog” solo che io ero di sicuro molto più pauroso ed impressionabile, il primo film horror l’ho visto intorno ai sedici anni! ;)

    Altro titolo da recuperare, altra reviù da paura!

    ps Lemmy è Dio

    • In Lemmy we trust!
      Grazie Max.
      Anche io ero paurosa e impressionabile. Poi vabbè, sono ancora paurosa e impressionabile, è per questo che mi piacciono gli horror!:D

  2. avevo già 15 anni quando lo vidi,me lo portò a casa il mi babbo.Che dire?Condivido ogni parola di questo post.Sopratutto :ma vogliamo parlare di quanta fottuta personalità e stile avesse Stanley,ad esempio con il suo capolavoro assoluto:Demoniaca?
    Li ho rivisti di recente,davvero suggestivi,coinvolgenti.Così radicali nel pessimismo non modaiolo,Ma profondamente autoriale,degno dei grandi nomi del genere e non solo.
    Bellissima Stacy e anche molto brava come attrice.Poi c’è Lemmy!^_^

    ok,scusa ma posto qui anche la mia di recensione,che non è come la tua o quella di Hell,è più prosaica così alla cazzo di cane,come mi insegna il mio Maestro Renè Ferretti

    http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.com/2012/01/hardwere-di-richard-stanley.html

    ps:secondo me dovremmo però inserirlo come “padre” del nuovo cinema horror inglese,che poi ci ha donato i Marshall ad esempio.O no?

    • Mmmmhh
      bella domanda, sai?
      Non saprei, nel senso che Stanley mi è sempre sembrato più visionario e meno muscolare rispetto a un Marshall, almeno in questo Hardware.
      Dust Devil, con la sua stilizzazione western è già un antenato più “forte”

      • si,sono decisamente diversi stanley e marshall,pensavo però che Stanley abbia gettato i semi per una rinascita horror di stampo inglese che poi ha germogliato dando origine ad altri grandi registi.Però è una mia idea così strampalata,anche perchè non so nulla di cinema horror inglese degli anni 80.Effettivamente!
        Demoniaca uncut?Accidenti ho appena salvato la vecchia edizione!Vabbè la compro,non posso perderla!

        ps:quanto pare stanley ha diretto anche un film,forse un corto musicale
        Marillion-Brave,tratto dal disco del celeberrimo gruppo progressive,non ne sai nulla?

          • se mi funzionasse emule lo scaricherei alla grande Stanley + Marillion,libidine doppia libidine libidine coi fiocchi!^_^

            Noto che parlate di Splatter quella rivista di fumetti horror..che maronna!Ho venduto i numeri che avevo settimana scorsa.Non era affatto gran che,ma ai tempi da adolescente pareva chissà che roba.
            Dylan Dog invece mi ricorda la prima uscita serale con i miei compagni di classe.Dovevamo vedere il dylan dog horror festival,c’era stanley anche mi pare.
            Vabbè ci siamo lost in milan with junky people .Lassa perdè,va nun me ffa ricordà gnente!

    • Demoniaca è uscito da pochissimo in una nuova edizione director’s cut, senza tagli, tutta bella rimasterizzata e rimessa a nuovo. Da non perdere, a costo di morire :D

  3. Lo vidi tanti anni fa e indovina… lo trovai in videoteca, proprio nell’angolo a destra vicino alla tendina dei porno!
    Film stupendo, che vista la tua recensione potrei anche ripescare e riguardare, che male non fa di sicuro! :D

  4. Hai ragione nel dire che Hardware è invecchiato bene, come del resto succede -o dovrebbe succedere- quando si è dotati di uno stile estremamente personale e coerente nel suo essere estremo -nel senso creativo del termine- come quello del mio immeritatamente sfortunato coetaneo Stanley (consolati Lucia, siamo io e Richard quelli anziani, non tu ;) ) …uno stile che considererei slegato da quegli anni (analogo il discorso per Dust Devil), cosa che contribuisce a farlo rimanere attuale ancora oggi e il come lo rimanga lo descrivi più che bene nella tua recensione, che considero seria quanto quella di Hell :D
    Riguardo a Dylan Dog e all’isolamento dovuto all’horror e (sigh) -per me- pure alla fantascienza ti capisco benissimo (ero io ad avere gusti strani, non -magari- gli “ironici” coglioni e teste di cazzo che non mancavano mai di farmelo notare e così li chiamo perchè si trattava proprio di mancanza di rispetto, il de gustibus c’entrava poco o niente…comunque ottenevano solo l’effetto di rendermi ancora più convinto di quel che facevo)…se poi aggiungo che all’epoca -nel limite del possibile- collezionavo pure qualche modellino di robottoni (e ci sarebbe stato bene anche il MARK 13 lì in mezzo :) ) e di mezzi e personaggi di varie serie tv animate e live action (a mò di vetrina dei ricordi) capisci che il disastro era completo…Dylan Dog (e Martin Mystère, e poi Nathan Never, ecc.ecc.), film horror/scifi + collezioni in tema, non capisco perchè non mi abbiano rinchiuso da qualche parte :D

    • Eh, ma noi ci siamo divertiti. loro no :D
      Infatti un modellino del MARK 13 l’ ho sempre desiderato!
      Lo stile di Stanley avrebbe potuto fare scuola. Ma adesso lo aspettiamo tutti fiduciosi con un ritorno che, lo so, sarà grandissimo

      • Questo è poco ma sicuro, noi del ’66 quando decidiamo di ritornare lo facciamo alla grande :D E a proposito di Splatter, non si gradiva granchè che io lo leggessi e quindi (fanculo) ovviamente lo leggevo ;)

        • A me non lo vendevano proprio :D
          l’ edicolante sotto casa conosceva i miei.
          Mentre invece i ragazzi della videoteca se ne fottevano e mi lasciavano noleggiare tutto l’ horror che volevo!

  5. Stanely è l’emblema di un epoca, il memento per qualcosa che poteva divenire ma che non è mai sbocciato. Come lui c ene furono altri, penso in misura minore, a Kevin Tenney, però nel caso di Stanley questo fa ancora più male.

  6. Allora, io li vidi entrambi… al cinema. Sono uno dei pochissimi, credo. Posso solo dirvi che “HARDWARE” in VHS e in DVD (che è poi un VHS riversato) perde immensamente rispetto all’esperienza che vissi al cinema. Comunque, da una vecchia intervista del ’92 (su “Splatter”, giornale che poi fu censurato insieme ad altre testate del genere) Stanley disse che non immaginava mai il suo film approdasse al grande schermo. Mentre lo girava era così economico che al massimo aspirava all’home-video. Si è sbagliato di grosso, è un capostipite.

  7. film straordinario, ti ringrazio per averlo tirato fuori, mi mancava sentirne parlare. il sottotilo era una cosa tipo mark 13, comunque resta una pellicola davvero incomprensibilmente dimenticata dai più…a parte che è uno dei primi film davvero ma davvero cyberpunk della storia del cinema, ma poi è davvero uno spasso (il robot con la bandiera americana è delizioso). Stanley fece un altro film dopo questo, aiutami a ricordare, era un western paranormale e psot-apocalittico anche quello, anche se addirittura di serie c ancor più che di serie b (ricordo in una scena si vedevano addirittura i microfoni per la presa audio). Di che film parli quando dici che Stanley fu allontanato dal set della sua vita dopo 4 giorni di riprese? Pensavo che dopo questi due gioiellini non avesse fatto più nulla…

    • Allora, il film di cui tu parli è Dust Devil (uscito in Italia col titolo Demoniaca) ed è stupendo, te lo assicuro, una specie di horror western crepuscolare, malinconico e molto violento!
      Mentre il set da cui è stato cacciato Stanley era quello de L’ Isola del Dottor Moreau, da cui la New Line lo esautorò all’ inizio delle riprese per un pessimo rapporto instaurato da Stanley col divetto Val Kilmer. Brutta storia.
      Ora Stanley è tornato a girare, in un film a episodi che si chiama Theatre Bizarre. Non credo che arriverà mai qui da noi, purtroppo…
      Grazie del commento! ;)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...