Contagion

Regia – Steven Soderbergh (2011)

RECENSIONE PIENA ZEPPA DI SPOILER

Realismo, prima di tutto.  Perché Soderbegh, si sa, è un autore e se ci deve raccontare una pandemia, lo fa chiedendosi ogni tre per due cosa farebbe Altman al suo posto. Solo che Altman una storia del genere non l’ avrebbe raccontata neanche sotto tortura. Non era il tipo da giocherellare a palla con questo tipo specifico di paranoie. Ne preferiva altre. Per nostra fortuna. Soderbergh, che è forse l’ emblema del regista spocchioso che affronta tematiche tipiche di un certo genere guardandole dall’ alto in basso, utilizza il metodo cronachistico e rivisita il film (pseudo) apocalittico, un po’ come aveva tentato di fare con il poliziesco in Traffic: anche Contagion è un film corale che segue diverse linee narrative e compie tutti gli sforzi possibili per non inciampare nei clichés che un’ opera su una pandemia si porta quasi inevitabilmente dietro. E’ ovvio che nei clichés inciampa lo stesso, e proprio in virtù dell’ imperativo realista da cui il film è condizionato. Non è un male, intendiamoci. Il fatto che ci siano la dottoressa che si immola per studiare la malattia, o la scienziata che salva il mondo perché sperimenta il vaccino su se stessa per diffonderlo più in fretta, non è fonte di grande fastidio. Anzi, con ogni probabilità, se dovesse verificarsi davvero un evento del genere, queste cose accadrebbero, è inutile negarlo tanto quanto sarebbe fasullo costruirci un intero film sopra. Soderbergh è bravo (perdonatemi, non lo ripeterò mai più) ad alternare atti di umano eroismo a quelli di altrettanto umana meschinità. Certo, la bilancia pende un po’ più dal primo lato che dal secondo e l’ unico personaggio  ambiguo con sfumature fortemente negative è quello interpretato da Jude Law, che è anche il più interessante del pacchetto e su cui torneremo dopo.

Comincia benissimo Contagion: la diffusione del virus instilla paura reale nello spettatore, le immagini sonu crude e disperate quanto basta e la morte è talmente fulminea che si esce storditi dai primi minuti di film, soprattutto perché non ci si fa scrupoli nell’ eliminare (e  sezionare) subito un nome famoso, trattandolo alla stregua di una comparsa. Sono tutti sacrificabili, dunque e la nozione stessa di protagonista viene a mancare. E’ un bene che un film che tratta di una pandemia non abbia un personaggio centrale a cui aggrapparsi. Aumenta lo spaesamento e il senso di minaccia. Altra intuizione interessante è quella di far trasmettere la malattia attraverso il semplice contatto: una stretta di mano, o anche solo l’ aver toccato qualcosa che è stata in precedenza toccata da un infetto, è sufficiente per prendere il virus. Viene così azzerata la possibilità di qualsiasi rapporto umano e la paranoia sale alle stelle, insieme alla diffidenza nei confronti del prossimo. E’ un peccato che questi concetti non siano sfruttati a sufficienza e si perdano nel proseguimento del film: Soderbergh, preoccupatissimo di evitare di realizzare un film di serie B, raggela la narrazione in una serrata ma piuttosto anomina cronaca degli avvenimenti, attenendosi in maniera scrupolosa a uno stile documentaristico il cui risultato è l’ azzerarsi del coinvolgimento. Non è un errore, è una volontà ben precisa, la scelta di raccontare il virus come fenomeno scientifico e mediatico piuttosto che i personaggi che lo subiscono e che cercano di debellarlo.

E’ l’ impatto mediatico della pandemia il risvolto più interessante e inedito di Contagion, con un’ informazione che non è più possibile tenere sotto controllo e che sfugge di mano, a opera di un blogger (Jude Law versione laida e vagamente disgustosa) che si lascia corrompere dalle possibilità di guadagno offerte dalla situazione e che tiene testa in un dibattito televisivo a un alto funzionario del CDC, sputtanandolo di fronte al mondo intero e provocando addirittura un processo ai suoi danni. Le prime notizie sulla diffusione della malattia appaiono in rete, ed è sempre la rete a mettere in giro la falsa notizia di una cura omeopatica che creerà disordini a non finire. Il blogger Alan Krumwiede scopre di avere il potere di convincere i suoi lettori (dodici milioni) a non prendere il vaccino, col rischio di impedire, di fatto, la sconfitta del virus. Soderbergh, tramite questo personaggio chiave, opera un ribaltamento di prospettiva rispetto a miriadi di film dello stesso genere: il complottista, il profeta, che di solito ha ragione a mettersi contro le autorità e salva il mondo dalla minaccia nonostante i governanti di turno facciano di tutto per impedirglielo, non solo ha torto, ma è consapevole di sponsorizzare una cura falsa. Al contrario, è l’ autorità che trova il vaccino e, procedendo a tentoni, tramite errori grossolani e fugaci vittorie ottenute quasi casualmente, porta a termine il lavoro e mette fine alla minaccia.

Un film pieno di spunti intelligenti e con dei risultati discontinui, un catastrofico d’ autore, che sembra girato da un professorino snob. Soderbergh si diverte a spiazzare il pubblico promettendogli un film commerciale e dal forte impatto emotivo e realizzando invece un prodotto volutamente freddo e prosciugato da ogni sentimentalismo (ma anche da ogni sentimento) e in cui i grandi nomi di richiamo, sparati sulla locandina a caretteri cubitali sono in realtà ai margini del racconto.   Il problema principale di Contagion è il suo intellettualismo esasperato, il voler prendere le distanze dal sottogenere a cui comunque il film appartiene. Sua maestà Soderbergh, da un lato fa la grazia di concedere al pubblico alcune svolte narrative di sicura presa (l’ epidemiologa rapita, tutta la story line dedicata a Matt Damon) e dall’ altro si rifiuta di intrattenere, operando su montaggio e musiche in modo tale da rendere la fruizione ostica e spigolosa. Alla fine, Contagion è un ibrido che irrita e lascia una sgradevole sensazione di essere stati presi in giro. Velleitario e a tratti noioso, come gran parte della filmografia di Soderbergh, è da vedere soprattutto per come gestisce le problematiche legate al potere acquisito da internet e alla formazione di nuovi profeti e capipopolo  a esso legati. Per il resto, tocca troppi argomenti e non ne approfondisce  nessuno: paranoia urbana, diffidenza, avidità delle casa farmaceutiche, disgregazione sociale, tutti elementi che sembrano buttati lì a casaccio per fare volume.

scevto! il vivus si è difuscio a pavtive da lì

Un’ ultima, breve annotazione per il doppiaggio nostrano, che lo sapete, quando vedo un film in sala la mortficazione raggiunge livelli inauditi e prima o poi seguirò i consigli di chi ne sa più di me e diserterò per sempre quei postacci che sono diventati i cinema italiani: non si può, non nel 2011 doppiare ancora il personaggio francese con la voce dell’ ispettore Clouseau (o di Nico Collard, se siete amanti delle avventure grafiche), tanto più che non mi sembra che Marion Cotillard parli un inglese maccheronico da operetta. Credo di aver perso l’ 80% del valore drammatico della parte di Contagion a lei dedicata. D’ altronde, se fate parlare una povera crista in questo modo (“cos’é susceso in quela stonsa”), io crollo a ridere sotto la poltrona e non seguo la trama. E mi perdo anche l’ inizio della scena successiva perché mi sto asciugando le lacrime. Siete ridicoli. Siete da galera immediata.I migliori doppiatori del mondo.

Segnalo anche la recensione de Il Blog sull’ Orlo del Mondo

24 thoughts on “Contagion

  1. per molte argomentazioni mi ricorda l’ultima stagione di Torchwood (non la consiglio, sono al quarto episodio e mi sembra una stronzata ma lì l’epidemia è atipica ed è l’unico concetto a cui ci si può aggrappare per seguirla senza sentirsi un po’ persi in giro: semplicemente non si muore più, il cosiddetto Miracolo è avvenuto, peccato che l’accezione di miracolo debba venire totalmente modificata). Soltanto che Torchwood ci tiene al B-movie, di intellettuale non ha niente, ed in più non è di Soderbergo, che mi sta allegramente sulle palle.

    Comunque, Torchwood credo ti piacerebbe. Non tutto, la terza stagione di sicuro, il resto è forse un po’ sacrificabile. Facci un pensiero, se ti capita di avere dei vuoti da serie tv.

    Il film di soderbergo non lo guarderò mai, mi ripeto, ma poi so che non è così, ora ne parlerete e mi incuriosirete e lo guarderò, mi toccherò pure questo, che pena.

    Complimenti, ancora una volta, ai doppiatori più bravi del mondo.

    • Sto pensando seriamente di smetterla di andare al cinema. Poi non lo far, come tu guarderai il film di soderbergo e ti irriterai moltissimo. Comunque, te lo dico qui, dato che di l non si pu commentare pi: stasera comincio il tuo Dottore :D Volevo anche romperti le palle sul finale di True Blood, ma mi sa che andiamo paurosamente OT (non che mi interessi particolarmente, ma…) Povera Cotillard: appena apre bocca son risate e infatti la sua stata la story line che ho trovato pi inutile, ma con quella voce, mi impossibile giudicarla. Torchwood dici? In effetti adesso ho un piccolo vuoto, per se entro in fissa col Dottore…b, credo che ne avr di roba da vedere!

  2. ASPETTA, non oh visto l’ultimo episodio di True blood… Perché non voglio finirla, mi mancherà un casino. Ed un po’ perché sono in periodo depressivo, mi sa che sprecherei quei 50 minuti senza concentrazione.
    Sì, tolto i commenti almeno per ora, non ne potevo più. E’ una scelta che non mi piace sino in fondo ma mi sa che è meglio che lo faccio, vorrà dire che verrò di qui più spesso (inutile dire che tu c’entri niente con questa scelta).

    Purtroppo smettere di andare al cinema è comunque un sacrificio, soprattutto se ti piace l’idea di un “evento collettivo”…

    • True Blood era il mio antidepressivo…adesso ne devo trovare un altro a breve (oddio, ci sarebbe supernatural che riprende il 24). L’ ultimo episodio merita. Poi dimmi che ne pensi. Mi fa molto piacere vederti passare da queste parti pi spesso e comuque se hai deciso di chiudere i commenti, evidentemente perch sei oltre la sopportazione. Credo lo farei anche io, se i miei post fossero di un tenore diverso dal cazzeggio cinematografico. Ma pure l’ evento collettivo comincia a cagarmi il cazzo non poco (e scusa il francesismo): appena finisce il film si alzano tutti, senza neanche aspettare i titoli di regia, montaggio, fotografia, etc. che sempre pi spesso finiscono in coda e non in testa. Come se non bastasse, dato che io i titoli di coda li guardo sempre tutti, mi accendono le luci che nemmeno si dissolta l’ ultima inquadratura. Mercoled mi sono decisamente incazzata.

  3. Sì, pure questo è abbastanza fastidioso. Oltre al fatto di dare attenzione a chi ci lavora, è pure un modo per rimanere nella “magia” più tempo. Prima di tornare nella realtà. Il cinema, per assurdo, distrugge il cinema. Non sempre, molto spesso però sì.

    E’ un mio sogno di sempre aprire una videoteca con saletta cinematografica, dove trasmettere SOLTANTO quello che IO penso che valga, magari con serate a tema. E se qualcuno viene e mi chiede l’ultimo film di sodembergo lo prendo a calci.

    Per True blood… non mancherò, no mancherò. Magari ci provo oggi…
    E i commenti li riaprirò almeno per i post di cinema, per quelli personali mi sa che mollo per un po’. (un bel po’).

    • Ci ho pensato anche io. Decido io cosa proiettare e soprattutto se qualcuno si azzarda a volere un film doppiato, lo sparo fuori con un cannone. ahhh, che sollievo! I post personali son post personali ed bandita la rottura di coglioni. Approvo incondizionatamente. :D

  4. Senti, con ‘sta storia del doppiaggio e l’ispettore Clouseau, debbo vederlo per forza. Del film non me ne frega più niente, ma sentire la Cotillard che parla con la baguette sotto il braccio… non ha prezzo.
    Li amo proprio, i nostri doppiatori. Questa è genialità, altroché! :D

    • Ma infatti sono i migliori del mondo…le pensano tutte. Quando credi che non potrebbero spingersi oltre,ecco che lo fanno e toccano le vette del sublime. Come faremmo senza di loro, mi domando…

  5. Condivido, condivido. Come avrai letto, anche a me il film non è piaciuto, sebbene l’abbia trattato con mano più lieve della tua (probabilmente perchè l’ho visto in sala con un mio caro amico, col quale poi mi sono gustato una birrettina fresca in quella sera caldissima, ed ero quindi di buon umore). Il punto critico maggiore del film è, come hai scritto anche tu, la freddezza siderale di tutto l’allestimento.

  6. Ah ah ah, vero, la Cotillard doppiata è davvero incredibile, una fonte di risate continue. Se Contagion non fosse stato un film drammatico, allora mi sarebbe piaciuto un sacco.

    PS: se provi Torchwood, non demordere con qualche puntatina un po’ sottotono delle prime due serie, resisti fino alla terza che è quanto di più cattivo, brutale e spietato abbia mai visto in tv. E poi anche la quarta è più buona…

  7. “Ho cominciato Doctor Who ieri. Mi sono sparata nove puntate cos�. Dicono che dopo la prima serie bisogna guardare la prima di Torchwood. Sar� fatto!”

    Sì, dovresti alternarle, perché poi nella terza del Doctor (o era nella quarta? non ricordo più) confluiscono insieme e a guardarti Torchwood poi ti saresti già beccata troppi brutti spoiler.

  8. Perfettamente d’accordo con te sulla questione doppiaggio italiano. Ci sono cose in merito che non riesco a concepire:
    1- Che noi si possa usare un doppiaggio “caratteristico” per ostentare una pronuncia francese ci può anche stare, visto il livello di cultura cinematografica che domina l’Italia. Ma perchè quando guardo film americani e ci sono attori che interpretano italiani “ruspanti” (tipo pizzaioli o mafiosi, per intenderci) li ridoppiamo con il solito accento napoletano o siciliano? Abbracciare questo ragionamento è un pò come incitare la presa per il culo da parte dei doppiatori stranieri probabilmente.
    2- Ti chiedi mai come vengono fatte queste scelte di doppiaggio in paesi come Cina o Giappone?

    Comunque sono pienamente d’accordo con te. Per chi ama il cinema è impossibile evitare di vedere certi film in sala, ma sempre più spesso sarebbe bello poter resettare la memoria e vedere i film in lingua originale quando è possibile.

    • Ma infatti il problema proprio l’ uso del doppiaggio e non dei sottotitoli. O meglio, l’ impossibilit di scegliere tra i due. Se io potessi andare a vedere un film sottotitolato in sala, non mi disturberebbe cos tanto l’ esistenza del doppiaggio. E invece qui da noi sembra obbligatorio. Soprattutto, peggiora di anno in anno: mentre era vero che un tempo avevamo i migliori doppiatori del mondo, adesso la situazione disastrosa.

  9. Pingback: Contagion (2011) | Book and Negative

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