Hatchet II

Regia – Adam Green (2010)

Adam Green è un mistero. Gli è bastato girare un filmettino da tre lire e mezza, diretto come se fosse il vhs del matrimonio della cugina, recitato peggio del suddetto matrimonio e scritto con l’ intelligenza e il sottile umorismo di un dodicenne ritardato. Sì, non ho un’ opinione elevatissima del primo Hatchet, anche se mi trovo costretta ad ammettere che, nel suo essere volutamente e consapevolmente spazzatura, ha anche delle cose che funzionano. Il successo precipitato in testa ad Adam Green resta tuttavia un evento inspiegabile. Il ragazzo si è ritrovato scagliato nell’ olimpo del genere al suo esordio nel lungometraggio; il suo serial killer Victor Crowley è assurto al ruolo di icona neanche si trattasse del nuovo Michael Myers. Il merito di Green è stato quello di avere l’ immane presunzione di dire agli appassionati quello di cui avevano bisogno, e di convincerli che fosse così, anzi, di forzarli quasi a farsi piacere la pappa preriscaldata che gli ha messo a disposizione. In che modo? Tramite un’ orgia di splatter artigianale e il rispolvero di vecchie glorie in piccoli ruoli. Robetta, certo, ma che mette in evidenza quanto sia grave la crisi attraversata dal cinema horror americano, se è sufficiente un Adam Green qualsiasi per mettersi a gridare al miracolo e ad elevare osanna nell’ alto dei cieli.  Porre Hatchet sin dalla campagna pubblicitaria come un’ operazione originale, quando era la copia di una copia di una copia, è stata una mossa felice e azzeccata. Non era un remake, non era un seguito e non era basato su un film giapponese, certo. Ciò non toglie che comunque si trattasse di un clone, con trama a grado zero, personaggi facenti semplice funzione di carne da macello, donnine discinte e assassino sfigurato e nerboruto.

Qualche anno dopo, Green ha dimostrato di essere anche un regista, per poi tornare a rifugiarsi subito nelle sue amate paludi e tra le braccia confortevoli dell’  implacabile Crowley.  Questa volta si cambia la protagonista e, al posto di una Tamara Feldman piuttosto fuori parte, a intepretare Marybeth viene chiamata la veterana Danielle Harris. Tony Todd, che nel primo film aveva solo una breve apparizione, diventa uno dei personaggi principali, mentre il solito Kane Hodder veste i panni e le ustioni di Victor Crowley  e del di lui affettuoso padre nei flashback. A partire dai titoli di testa, si ha la sensazione di essere a casa: Danielle Harris, Tony Todd, Kane Hodder. Sì, è proprio quello che serviva in una giornata estiva torrida, solitaria, pessima e disperata da tutti i punti di vista. Hai bisogno di quei tre, di vederli insieme, lo sai che già che saranno perfetti, tanto Green gli attori non li dirige, e li lascia semplicemente gigioneggiare a tutto spiano. A volte funziona, altre no. In questo caso, con quei tre, non può che funzionare. E allora Danielle Harris è la final girl per eccellenza: la vedi piangere con quei tagli in faccia e la sporcizia tra i capelli, la vedi sfoderare tutta la sua grinta nelle scene d’azione, che come le interpreta lei, lo sanno fare in poche, la vedi prima morire di paura e poi usare l’ accetta con la grazia di un macellaio e sei felice perché sai già come si comporterà in ogni inquadratura. Tony Todd è un figlio di puttana cinico, bastardo e avido, un finto reverendo voodoo, il vero cattivo del film e tu sei l’ unico che lo capisce sin dall’ inizio e aspetti solo di vedere in che modo verrà fatto a pezzi. Kane Hodder deve smembrare, tagliuzzare, ammazzare tutto ciò che si muove, non è altro che fisicità pura e triturante. Lo ha fatto per anni, continua a farlo, e con ogni probabilità lo farà per tutta la sua carriera: quando si tratta di far strage di personaggi sciocchi e senza spessore, lui è il numero uno.  Adam Green è furbo, ancora più furbo in questo seguito che nell’ originale e ancora più presuntuoso qui (ha persino il cattivo gusto di autocitarsi in una scena iniziale) che nel primo Hatchet. “Siediti, stai comodo, goditi lo spettacolo, io sono come te, so di cosa hai bisogno”

E allora inizia la strage: decapitazioni, corpi tagliati in due da seghe elettriche giganti, teste spappolate contro i muri, asce infilate dove non batte il sole, intestini strappati e usati per strangolare il malcapitato di turno. Hatchet II è solo questo,una sequenza infinita e monotona di omicidi eseguiti con creatività e gran dispendio di sangue finto ed effetti vecchio stile. Gratuito, scemo e divertente. Non c’è regia, non c’è storia, non ci sono personaggi. Non servono, perché Hatchet II è il film che ogni appassionato di horror sogna, una mattanza a cervello spento e qualche risata per quei due che vengono fatti a pezzi mentre scopano in mezzo ai boschi, o per quell’ altro che, spezzato in due, ancora si trascina artigliando il terreno con le braccia. Eh già, un film pensato e studiato per una nicchia ristretta di appassionati, che questo cerca, questo vuole, questo desidera. Questo e niente altro. E se lo dice Adam Green possiamo esserne sicuri.

Adesso, io sono una trombona reazionaria ricoperta di muffa e ragnatele, e non intendo convincere nessuno del contrario. Non disprezzo a prescindere il reparto trippa e budella, altrimenti non sarei qui; sia il primo che il secondo Hatchet sono riusciti, in qualche misura, a intrattenermi e sì, ho riso alla morte grottesca della coppietta che si era appartata; non sono nemmeno una feticista della sceneggiatura di ferro, anzi, tendo a giustificare e a scusare gli errori di scrittura, cosa che le persone serie di solito non fatto.  Solo che c’è un ma, accompagnato anche da una sfilza di però: un film come Hatchet II (o il primo, fate voi), è quello che i cosiddetti appassionati del genere vogliono e si meritano? Cerchiamo di analizzare esteticamente e non affettivamente un film come Hatchet, cerchiamo di andare oltre il mero dato della quantità di splatter e della pregevole fattura degli omicidi e diamo un’ occhiata al modo in cui il film è girato e recitato. Scopriremo il nulla da qualsiasi lato ci mettiamo a guardarlo. Della recitazione abbiamo già parlato e, a parte i tre protagonisti che queste cose le fanno a occhi chiusi, il resto del cast è non pervenuto. Reparto regia: qualcuno riesce a ricordare un’ inquadratura (e non parlo della testa divisa a metà sul tavolo della capanna di Crowley), una posizione della macchina da presa che presupponga l’ esistenza di un punto di vista da parte di Green, o un’ idea personale di cinema? Hatchet II può essere considerato cinema? Prendiamo un altro giovanissimo regista, Ti West (solo perché non ho voglia di scomodare un’ altra volta McKee) e il suo The House of  Devil. La scena in cui Samantha esce dalla stanza in cui sta guardando la tv e gira per casa. Per  due minuti di film noi la perdiamo di vista, perché Ti West decide che no, noi non usciamo da quella stanza con Samantha. Noi restiamo lì e aspettiamo, al massimo possiamo vederla passare davanti alla porta aperta. Ecco. Non stiamo parlando di un miracolo per cui mettersi a piangere, parliamo di un’ idea che ci faccia capire che qualcuno ha scelto di raccontarci una storia da una determinata angolazione. Parliamo di cinema. E questa piccola, insignificante inquadratura, da sola, straccia l’ ora e mezza di Hatchet II con le sue bistecche al sangue lanciate contro gli alberi.

Se a questa povertà stilistica imbarazzante si aggiunge la natura pretestuosa delle vicende narrate, l’ inesistenza dei personaggi, il background scopiazzato (The Burning, Venerdì XIII) e sciocco del killer, le azioni al limite della demenza di tutti i caratteri coinvolti, quasi non aspettassero altro che essere massacrati, magari diventa facile rendersi conto di come Hatchet II non sia altro che un brutto film con qualche momento di divertimento demente che funziona solo per chi è cresciuto guardando slasher dalla mattina alla sera. E’ solo un horror, cosa pretendi? No, io non voglio più sentire parlare di horror che devono essere solo horror, se questo significa sottovalutazione delle capacità intellettive dello spettatore. Sì, anche dello spettatore facente parte di quella ristretta cerchia di appassionati su cui operazioni come Hatchet prosperano e proliferano. Non voglio più che la mia intelligenza venga insultata, non voglio più che un innocuo slasherino passi per il radioso avvenire del cinema dell’ orrore, non voglio seguiti, non voglio remake, non voglio cloni, non voglio registi arroganti che prendono per il culo il proprio pubblico. Anche se a questo pubblico sembra piacere.

26 pensieri su “Hatchet II

  1. Ecco, io non sono proprio fan del reparto trippa e budella, preferisco altre tipologie di horror, quindi non avevo la più pallida idea che esistesse questo film. Però condivido in pieno le conclusioni finali sugli andazzi del cinema horror moderno. Purtroppo, aggiungo.

    Ciao,
    Gianluca

    • Se questo fosse un blog con più visite, arriverebbero i difensori di Green a prendermi a calci virtuali sui denti ;) per fortuna è un luogo intimo e appartato!
      A me lo splatter, solitamente, non dispiace, tutt’ altro. Dipende sempre da come lo fai e soprattutto dal perché. In questo caso c’è solo quello. E alla lunga è persino noioso.

  2. Ma dove stanno questi che parlano di capolavoro?
    Ciò che è bello di Hatchet è proprio la precarietà del tutto – recitazione, regia, scrittura, ecc… Quello è il punto di forza e il furbastro Green l’ha capito, un po’ per caso un po’ col senno di poi, dovuto al successo.

    Non mi auguro che il futuro dell’horror sia così, ma non lo auguro per nessun genere, perché non avrebbe senso soffermarsi su un unico modello per tutti.

    Lo difendo – senza parlare di capolavoro in senso serio -, ma non ho problemi a fare notare come il vuoto di cui parli affligga anche le cose più elementari: ci sono battutacce becere, ma non da ricordare per anni. Le uccisioni sono talmente tutte outré che non ce n’è una che resta, se non molte e a casaccio per l’entusiasmo del momento, che poi passa.

    Però c’è qualche altro horror cazzone contemporaneo “del livello” – qualunque sia – di Hatchet?

    • Quello che mi lascia sconvolta proprio la voluta sciatteria del tutto, il che mi fa sentire trattata come una sottosviluppata mentale. Per il primo Hatchet molti hanno gridato al capolavoro, col secondo fortunatamente c’ stato un ridimensionamento. Quando qualcuno mi chiede un horror cazzone recente io rispondo sempre Feast, che il mio personalissimo modello di riferimento per gli horror cazzoni recenti. Un giorno o l’ altro ne scrivo ;)

      • Bene Feast, ma è già di 6 anni fa – anche se non ho visto i sequel.
        Poi sapendo che Gulager rimeicherà Piranha 3D, ci metterei anche quello come horror cazzone. Restano pochi. Ma per me è meglio uno slasher – non con telefonate – vuoto, che roba poco riuscita – Stake Land, per dirne uno.

        Anche perché – sempre come hai sottolineato – mantiene le promesse di chi si aspetta un certo prodotto. Ed è normalissimo che tu abbia voglia di aspettarti altro.
        Sia chiaro: ho goduto con Hatchet – anche il 2, rimando al 3 l’annoiamento per ripetività – ma tra qualche anno, per ridere dovrei rivedermelo, e forse non servirebbe. Mentre anche tra vent’anni quando mi capiterà di ascoltare “Sarà perché ti amo” avrò in mente una bella motosega circolare, e quella a differenza di Green sarà difficile da cancellare e rimarrà un ricordo efficace, senza il bisogno di una “rivisione”.

        • Vero, Feast è di sei anni fa. Ma un’ occhiatina al secondo la darei, tralasciando il terzo dove davvero, oltre alla cazzonaggine non rimane altro. Aggiungerei anche Laid To Rest, di cui sta uscendo in questo periodo il secondo capitolo (sempre con Danielle): lì i personaggi hanno un po’ più senso di esistere, c’è un’ idea alla base della trama, minuscola, ma c’è ed è girato come un film, non come il filmato delle mie vacanze splatter alla palude maledetta.
          Vedi, io ne faccio un discorso sia estetico che di contenuti: dove manca l’ estetica, almeno magari ci sono i contenuti, e viceversa. In un film come Hatchet II, a parte i tre celebrati membri del cast, non c’è niente, da nessun punto di vista, e non per incapacità di Green, che ha dimostrato in Frozen di avere una sua idea di cinema, ma proprio perché, alla base dell’ operazione, c’è la consapevolezza che il fan medio dell’ horror sia una specie di demente che sta lì a sbavare per le frattaglie. Nulla di male, ogni tanto, non è il film in sé. Ho anche scritto che mi ha intrattenuto, moderatamente, e mi ha strappato qualche risata: è il concetto per cui basta quello per accontentarci. Ed è lì che mi si scatena il senso di rifiuto.

  3. Mmmm, ho letto tutto con interesse; conosco bene entrambi i film avendoli visti entrambi a febbraio (scrivendo pure un commento del secondo); concordo su alcune affermazioni su altre per niente. Io parlo per me: ben vengano operazioni come queste con alto tasso di violenza mostrata; nessuno pensa che questi film sian capolavori nè che Green sia il messia, lui stesso ha dichiarato di aver girato questi film come appassionato e da appassionato ci ha regalato quello che in un film del genere tutti vorremmo vedere. Tu dici “non voglio più che la mia intelligenza venga insultata”, perchè cosa e quanto hai visto negli ultimi 5 anni molto più intelligente e meglio di Hatchet (come “body count” efferato intendo)??
    Detto questo va fatto, a mio parere, un distinguo: il primo Hatchet, omaggia con discreta intelligenza, furbizia e brio vari slasher classici ed è serrato, il secondo episodio è scarso, sotto ogni punto di vista (nella mia rece tra le altre cose scrivo: “Questa volta gli omicidi sono risolti troppo in fretta, senza l’originalità che avevano nel primo e, a parte un paio, non hanno nemmeno la stessa efferatezza (anche questo elemento pregnante del primo episodio). Senza motivazione, senza spessore, senza tensione né emotiva né narrativa”.

    • Io discuto proprio sul rapporto regista/appassionato: io non ho bisogno di vedere ancora questi tipi di film. Ne ho le pupille piene :D Non ho nulla contro l’ alto tasso di violenza mostrata. Me la devi mostrare bene, non deve esserci solo quella. E poi, il body count, deve per forza, obbligatoriamente, essere alto? Io preferisco che mi mostri un omicidio solo, ma che mi lasci qualcosa dentro, piuttosto che una sfilza di ammazzamenti di bassa macelleria che mi dimentico cinque minuti dopo. E comunque, un esempio di slasher intelligente All The Boys Love Mandy Lane.

  4. be’ sì, io ho visto solo il primo, mi sono divertito “why not?”, non ne guarderei un altro ecco :)
    riguardo a sciatterie però, facessero un feast IV… corro! ahahah!
    ciao

  5. Non li ho visti, mai avuto curiosità, nonostante ne avessi letto. La tua recensione ha ben reso, mi ha “annoiato”, ed è un complimento! :D
    È il filone che accontenta quelli che pensano che l’horror sia solo questo impostato così, loro sì reazionari e avversi a qualsiasi tipo di rivoluzione nella loro testa.
    Io penso, prima di tutto, che splatteroni senza chissà quali pretese e con idee a raffica negli ultimi tempi ce ne sono stati, basta vedere “Tokyo Gore Police” e dintorni.
    Seconda cosa: ben vengano i disimpegnati, ma attualmente c’è un eccesso di questi, gli appassionati d’horror in generale vorrebbero anche un discreto numero di ideuzze e personalità, insieme al divertimento easy.

    • Ma infatti, Luigi, il problema non è l’ esposizione della violenza, o lo splatter in sé: non avrei aperto questo blog e non starei qui a scrivere di cinema dell’ orrore. Il problema è il piattume estetico che, se unito alla mancanza di una storia e alla scarsissima empatia nei confronti dei personaggi, rende lo splatter l’ unico motivo di visionare un film. E io non credo affatto che un appassionato di horror chieda solo frattaglie a un film.
      O almeno spero…

  6. Lucia ma questo film è fatto per esser un “body count”!! E onestamente io sono rimasto piacevolmente colpito da diversi ammazzamenti nel primo!! Citazionisti, sanguinolenti e mostrati con calma. Quindi per controbbattere al tuo “unico, fatto bene”, sono per “tanti e buoni”; invece nel secondo metà film va via per il reclutamento della “tropa de elite”, l’altra metà con morti velocissime e sciocche..
    Ok Mandy, magari mettine un altro paio, ma Hatchet (il primo) resta nei primi 5, non è cosa da poco. (Ovviamente non conto i prodotti dalla Thailandia, troppo facile sennò). Ritengo veramente sia un buon prodotto e non una “roba” per mentecatti, o mentecatto sono io poichè m’è piaciuto? :)

    • Ma figurati! Qui nessuno è un mentecatto. Io credo che Hatchet (I e II) sia stato concepito con la convinzione che gli appassionati di cinema horror siano dei mentecatti. Forse perché Green stesso è un po’ mentecatto.
      Oltre a Mandy Lane, ho citato anche, in un altro commento, Laid To rest, che è molto più simile ad Hatchet per quanto riguarda la violenza (anzi, lì è addirittura più realistica). Oppure, sempre per restare in ambito Body Count, a me è piaciuto molto Kill Theory, slasher molto atipico, che non lesina in splatter e coltellate, ma possiede un suo stile e una storia con un minimo di originalità.

  7. Eccolo qua un difensore di Green! Che poi, oh, non è di certo una difesa a spada tratta, soprattutto in questo Hatchet II che di pecche ne ha una tonnellata, ma più che altro per il primo capitolo e l’idea dietro la saga.

    Al di là dell’aspetto splatter, che ho trovato divertente in entrambi, è proprio il carattere ironico che mi ha colpito. Per me Hatchet è e rimane un gioiellino, ha certe trovate (in parte rutilizzate nel II, a volte meglio a volte peggio) che frullano le idiozie tipiche degli slasher e ne ottengono un’ironia becera e stupidotta che è però arma perfetta per liquidare l’intero genere. (Penso, che so, a una delle scene emblematiche, quando Victor appare – magia! – in mezzo al gruppo di protagonisti che credevano di averselo lasciato alle spalle.)

    Il secondo gioca benissimo con i dialoghi (secondo me Green è un ottimo sceneggiatore – vedi soprattutto Frozen -, un po’ meno lo è come regista) e apparentemente bene con i personaggi, però, vero, Green è troppo sicuro di sé e si dimentica del film vero e proprio, con tanto di personaggi che letteralmente si siedono nella palude e aspettano di venire trucidati e vabbè, pazienza.

    Resta il fatto che questi due film, ancora prima di essere divertissment di Green stesso, hanno secondo me un’enorme marcia in più rispetto a una semplice parodia del genere o a un semplice body-count sterminato, ovvero la componente ironica, che raramente ho visto trattata con tanta intelligenza.

    • No, vabb, io per difensori di Green intendo quelli che arrivano sbraitando: Green rulleggia e tu non capisci un cazzo! Un intervento del genere non una difesa di Green, un portare argomenti interessanti alla discussione, ci mancherebbe! Cerco di risponderti in maniera sintetica, senza tralasciare nessun punto. L’ umorismo che sta alla base dell’ operazione Hatchet l’ ho colto anche io. Non parlerei di ironia vera e propria, per. Non mi parso che fosse cos sottile, o cos intelligente da meritarsi il titolo di film ironico. Ho ravvisato pi un chiaro intento parodico, quello che dalle mie parti si chiama “buttiamola in caciara”. Insomma, quasi comicit di grana grossa, ma non ironia. Almeno secondo i miei parametri che sono sicuramente diversi dai tuoi (e per fortuna, altrimenti non staremmo qui a parlare di cinema), l’ ironia quella di Scream (il primo, anche se io adoro tutta la saga, ma qui si entra in un terreno minato), per restare in ambito slasher, che mi sembra destrutturare e prendersi gioco del genere in maniera pi fine, meno triviale rispetto a Green. Ma ci pu stare tranquillamente, per carit: ognuno ha il suo modo di rapportarsi al genere e, torno a ripeterlo, nel caso non fosse abbastanza chiaro dal post: a me i due Hatchet hanno divertito entrambi, pi il secondo del primo, se devo dire la verit. Ho riso, ho fatto il tifo con sciarpetta e bandierine e mi sono accomodata sul mio divano tutta garrula e lieta. Detto ci, trovo irritante che questo film sia stato pensato come un regalo nei confronti dell’ appassionato medio dell’ horror, quasi a voler sottolineare il fatto che noi non ci meritiamo altro. Io, almeno, di regali del genere ne faccio a meno: vorrei che i giovani registi mi facessero pi presenti di altro tipo. Ecco, Frozen un regalino che accetto pi volentieri, solo che non ha alle spalle la concezione che ha Hatchet, quell’ arroganza di volerti dare ci che desideri, perch non puoi desiderare altro se non frattaglie e qualche risata con annessa strizzatina d’occhio compiaciuta. Non mi basta. POi ci sarebbe il discorso sul lato tecnico (scrittura, regia, montaggio), ma se vuoi lo tralascio perch vado per le lunghe e magari ti annoio a morte ;)

  8. Wow.
    “Non c’è regia, non c’è storia, non ci sono personaggi. Non servono, perché Hatchet II è il film che ogni appassionato di horror sogna, una mattanza a cervello spento e qualche risata per quei due che vengono fatti a pezzi mentre scopano in mezzo ai boschi, o per quell’ altro che, spezzato in due, ancora si trascina artigliando il terreno con le braccia”

    E qui già stavo urlando, sarà mio! Poi leggo il resto e mi vergogno anche solo di averlo pensato. Perché hai ragione, ma totalmente, ed io invece mi stavo già immergendo nella mediocre pappa pronta che hanno deciso deve piacermi…

    • Ecco, tu hai capito alla perfezione quello che volevo dire… ;)
      E’ ora che diventiamo un pochino più esigenti, perché se ogni tanto un Hatchet ci fa anche del bene, si arriverà al punto in cui l’horror sarà solo roba alla Hatchet. E io sono stanca di spegnere il cervello. Tutto qui :)

      • Perdonami Lucia, ma non ci stò! Roba alla “Hatchet” ben venga, poichè ce n’è poca e se ne verrà molta di più, molto meglio! Per me è vero il contrario: tutti i film horror dovrebbero far spegnere il cervello!! Il tuo ragionamento invece è perfetto per roba alla “Saw”, quanti idioti cloni ne ne hanno tratto? Tonnellate!! Quella è immondizia cui bisogna dire basta!

        • Vedi Lord, io non voglio mai spegnere il cervello. Ed proprio la concezione del cinema dell’ orrore come mero intrattenimento lobotomizzante che mi irrita. Poi Saw fa parecchio schifo anche a me, ma non vedo in che modo lo si possa paragonare a un film come Hatchet II

  9. Sai, ho fatto delle lunghe discussioni su primo Hatchet su cui ci sono state recensioni iper-entusiaste. Io sono molto più terra-terra e l’ho trovato una cagata mostruosa. Sembra uno slasher fatto male anni 80. E non ce n’era bisogno. E poi gli effetti sono di una sciatteria vergognosa.
    Il due non l’ho visto e non ci tengo.
    Però devo anche spezzare una lancia per Green. Frozen spacca di brutto e mi è piaciuto un sacco. Però (numero due) starei attento a cosa esce di nuovo da questa zucca perché la sopravvalutazione è una brutta bestia…

    Roby ha parlato di Feast. Riguarderei tutta la saga mille volte. Il film cialtrone più bello degli ultimi 10 anni!!
    Gulager è stato un genio, ma adesso gli fanno fare il seguito di piranha 3D… che teste di minchia ‘sti’mmerigani…

    • Su Frozen sono perfettamente d’accordo con te. Spacca di brutto e secondo me rompe il sederino sia a Buried che a 127 Hours, ecco! Hatchet II ha senso di esistere per Danielle… E comunque sai che forse, ma dico solo forse, il seguito di Piranha 3d diretto da Gulager potrebbe non essere una cagata?

      • Ok. Allora mi metto dalla tua parte e speriamo che Gulager faccia meglio di quel paraculo di Aja.

        su buried (piaciuto) e 127 (mollto piaciuto) sono d’accordo con te, Frozen li disintegra!

  10. Lo guarderò comunque, giusto perchè il primo nonostante gli evidenti difetti era riuscito a divertirmi un pò. Peccato però, perchè speravo che il primo fosse riuscito un pò male solo per il poco budget e per il voler a tutti i costi spingere al massimo il lato splatter, ci speravo che il secondo capitolo venisse preso un pò più seriamente dai loro creatori, se fosse stato così forse poteva essere una saga che avrebbe avuto qualcosa da dire prima o poi.

  11. Ciao Lucia. Sono stato un pò meno cattivo di te nella mia recensione ad “Hatchet II” (che puoi leggere qui: http://psicheetechne.blogspot.com/2011/03/hatchet-ii-di-adam-green-2010.html), sebbene anch’io l’abbia liquidato abbastanza velocemente come film ultra-minore di Adam Green, che probabilmente non aveva altro di meglio da fare. Io tuttavia non ci ho colto intenzioni volutamente maligne nei confronti del pubblico, da parte di Green. Solo una certa banalità generale dell’impianto. Anche molta autoironia, però. Buona Estate.

  12. X Eddy: perdonami, ma i film belli per te sarebbero “Buried” (brutto, senza capo, nè coda) e “127″ (bruttino, 0 pathos)?? Abbiam un’idea molto differente di cinema io e te, mi sa.. ;)

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