Lo so. Non mi guardate così. Io sono spielberghiana di ferro e vedo il buono in ogni cosa. Quindi ho deciso di dedicare questa seconda giornata del You Really Should alla pratica più inutile e oscena che il cinema conosca: i remake. Remake horror, per la precisione, sì, proprio quelli che sbertuccio nella mia rubrichetta a loro dedicata. Perché? Perché sono una tendenza importante del cinema dell’ orrore dell’ ultimo decennio, forse l’ unica che lo identifichi in maniera immediatamente riconoscibile. Se fra un paio di secoli qualche alieno dovesse scrivere una storia dell’ horror americano dalla fine degli anni ’90 a non so quando (che non sembra avere fine questa tendenza), potrebbe limitarsi a poche righe: facevano un sacco di remake (e un sacco di finti documentari, ma di quelli ci occupiamo la settimana prossima). Per quanto deprecabile, è un qualcosa che non si può ignorare. E allora, dato che sono in modalità ottimista, provo a cercarne sette, sempre in ordine rigorosamente cronologico. Agli eventuali professorini che mi faranno sicuramente notare un oscuro rifacimento di un film del 1919 remakato nel ’42 e reperibile solo su Marte alla modica cifra di sei milioni di euro, dico subito che ho ignorato tante cose, anche belle, ma il senso di questa iniziativa di Elio è un altro: dare una brevissima introduzione a chiunque voglia affacciarsi per la prima volta a una certa tipologia di film. Si va per forza sullo sputtanato, chiaro? Per quanto riguarda poi i vari rifacimenti di Dracula, Frankenstein, Mummie varie e cose del genere, entra in gioco un concetto di serialità del personaggio che me li fa escludere a priori. Se siete pronti e comodi, andiamo a incominciare. Leggi l’articolo completo
Dark City
Regia – Alex Proyas (1998)
SONO PRESENTI SPOILER
La strana storia di questo film e del suo regista è la dimostrazione pratica di quanto il cinema sia un bastardo senza cuore, spietato e anche un po’ infame. Alex Proyas, australiano ma nato in Egitto da genitori greci, gira nel 1989 un interessante post apocalittico che gli attira addosso l’ attenzione di Hollywood. Se ne va pieno di belle speranze in America ed ecco l’ uragano Corvo (1994), cult generazionale segnato dalla tragica dipartita dell’ attore principale durante le riprese. Un incasso da capogiro, un fenomeno di massa, un mito ancora prima di uscire nelle sale. Carriera lanciata verso le stelle e oltre. Passano ben quattro anni e Proyas ha l’ occasione della vita servita su un piatto d’argento: 27 milioni di budget per un film di fantascienza che parla di controllo mentale, di ricordi innestati artificialmente e di un’ umanità resa schiava inconsapevole, costretta a vivere in un mondo che non è reale. E che ti combina il box office? Niente. Fiasco. Disastro. Ecatombe. Il buon Proyas se ne torna in Australia, con la coda tra le gambe, salvo rifarsi vivo girando brutti thriller millenaristici con Nicolas Cage, che è come finire dritto dritto dentro una fogna a cielo aperto. In mezzo c’è la parentesi Io, Robot che vorrei aver tanto rimosso dalla memoria, tanto per restare in tema. Leggi l’articolo completo
Le Divine: Grace Park
“Whatever you want to see or whatever you’re struggling with in life, you can see there, whether it be politics or terrorism or war, hope, faith, struggle, love. It’s all in there. Or if you just want plain action and neck-snapping plot twists, you’ve got that, too” Grace Park, su Battlestar Galactica.
Ormai queste gallerie settimanali stanno diventando sempre più un inno alla Bellezza. E se io penso al concetto di Bellezza, mi vengono in mente quattro creature angeliche la cui visione mi provoca immediati scompensi cardiaci. Le potete vedere tutte nei multiheader che scorrono in testa al blog. Per una strana combinazione, tutte e quattro sono attrici, e tutte e quattro hanno qualcosa a che vedere con la materia di cui trattiamo qui. Solo una di loro può essere definita una Scream Queen e ne ho già parlato, qualche mese fa . A partire da oggi, e per le prossime settimane, conosceremo le altre. Sì, lo so, il progetto Divine era partito come un omaggio alle attrici che hanno contribuito al cinema dell’ orrore. Ma alla fine, come sempre, il blog è mio e faccio quello che mi pare. Si cambia, che è meglio. Per l’ occasione, voglio anche copiare da Hell l’ idea di accompagnare le foto a un sottofondo musicale. Leggi l’articolo completo
Millennium – Uomini che Odiano le Donne
Regia – David Fincher (2012)
The feel bad movie of Christmas, recitava la tagline internazionale dell’ ultimo film di Fincher. Peccato che in Italia sia arrivato a febbraio, ché a natale noi altro che il buon David, ci abbiamo i cinepanettoni e guai a chi gli insidia il posto. Però se la gente non va al cinema è colpa della pirateria, non del fatto che decidiamo di far uscire le cose in ritardo macroscopico rispetto agli altri, per proteggere il nostro prodotto nazionale che fa cagare anche i morti. Invece di cercare di realizzare buoni film, difendiamo al parossismo quelli brutti. Andiamo avanti così a farci del male, tanto danneggiamo solo noi stessi e i nostri spettatori. E infatti, già da qualche mese era disponibile una versione sottotitolata di The Girl With the Dragon Tattoo. Dato che però io ho il pessimo difetto di voler andare, se posso e se il film arriva, sempre al cinema, l’ ho visto in ritardo, solo pochi giorni fa e ho anche rischiato di perdermelo. Notiziona: il film non è neanche doppiato proprio da cani arrabbiati, nonostante Rooney Mara sembri una capra svociata. Peccato, perché l’ attrice, in originale, una una voce splendida. Leggi l’articolo completo
Murray Gold
Ci ho pensato tanto e poi ho concluso che io un post sul Doctor Who non lo posso fare: è troppo di tutto e non sono degna. Però posso omaggiare colui che ha contribuito a rendere così speciale l’ atmosfera della serie, il geniale compositore che, insieme all’ orchestratore Ben Foster e alla splendida esecuzione dell’ orchestra della BBC, ci ha regalato un accompagnamento alle immagini da brivido, qualcosa che rasenta la perfezione assoluta, per come viaggia in parallelo con i personaggi e le ambientazioni, per il modo in cui ogni singola nota aderisce al racconto e lo accompagna.
Ascoltiamo il primo pezzo.
1971: Let’s Scare Jessica to Death
Regia – John D. Hancock
“I sit here and I can’t believe that it happened. And yet I have to believe it. Dreams or nightmares? Madness or sanity? I don’t know which is which”
Ci sono due caratteristiche che, al di sopra di tutte le altre, mi fanno innamorare di un film dell’ orrore: la paranoia e la crudeltà. Credo siano elementi essenziali per turbare seriamente lo spettatore e per mandarlo in confusione, fino a privarlo dei punti di riferimento utili a farlo sentire a suo agio. Se un horror ti fa sentire a tuo agio, c’ è di sicuro uno sbaglio da qualche parte, qualcosa che non funziona come dovrebbe. Paranoia e crudeltà (in particolar modo se crudeltà psicologica) creano disagio e confondono. Quando poi a viverli è un personaggio ben costruito, a cui ci si affeziona, ecco che il film raggiunge quello stato di immersione totale in un mondo a parte, fatto di buio e mistero, un territorio pieno di spigoli, nebbia, ostacoli in cui inciampare e abissi in cui cadere. Let’ Scare Jessica to Death è un minuscolo film a basso costo, sconosciuto ai più, accolto freddamente all’ epoca della sua uscita al cinema, e rivalutato in seguito, diventando un appuntamento fisso dei film di mezzanotte nella tv americana. Leggi l’articolo completo
Apocalypse Kebab
di J. Tangerine (Mamma Edizioni – pgg 320 – Euro 9,80)
Lo dico subito, a scanso di equivoci, Giusy De Nicolo, l’ autrice che si nasconde dietro lo pseudonimo di J. Tangerine, è un’ amica e fa parte del gruppo su Facebook Moon Base (io ho una Base spaziale e voi no, gne gne gne), quindi potete dire quello che vi pare, che segnalo il libro solo per fare un favore a qualcuno, e che sono smaccatamente di parte. In realtà non è così, perché questo consiglio di lettura deriva dalla conoscenza del precedente romanzo di Giusy, Porcaccia un Vampiro! che potete acquistare qui e che mi ha fatto inciampare in un’ ottima scrittrice, di quelle che farebbe piacere vedere in testa alle classifiche di vendita e invece ci troviamo le meyerate. Il riferimento alla meyer (minuscola voluta) non è casuale per niente, dato che si parla di vampirismo, visto però da una prospettiva sicuramente originale, e inserito in un contesto di stretta quotidianeità che, come tutti sapete, ha sempre il potere di conquistarmi. Leggi l’articolo completo
Qualche piccola novità
Come potete vedere, c’è stato qualche piccolo cambiamento qui sul blog. In realtà tutto è nato da un errore che ho fatto nel gestire i menù e le pagine. Stavo quasi per perdere il mio piccolo pupetto, quando in un lampo di genio, ho pensato: adesso cambio tutto!
Credo che la nuova impostazione sia più rilassante per gli occhi e abbia una leggibilità maggiore, soprattutto considerando la mia proverbiale logorrea e la tendenza a scrivere articoli piuttosto lunghi. Leggi l’articolo completo






