Maschere e Uomini Neri – Il Cinema di Wes Craven – Seconda Parte

tumblr_ltw94kYTDu1qa1iiqo4_1280_thumbCraven è sempre stato infastidito dall’idea di essere un regista di nicchia. Ma non è una presa di posizione intellettuale nei confronti dell’horror, la sua. È proprio che è un figlio di puttana egocentrico e vuole che il pubblico, tutto il pubblico, lo adori. Non solo, lui vuole anche dimostrare al mondo di essere in grado di affrontare ogni genere, dal thriller alla commedia romantica.
Ovviamente non è capace. Ma non diteglielo, altrimenti si offende, pianta il muso e inizia a elencare tutti i metaforoni disseminati nei suoi film. Che non sono “semplici” horror, ma roba seria per gente che se ne intende.
Questo ingarbugliatissimo modo di approcciarsi all’unica cosa che gli riesce bene (ovvero spaventare) è stato il motivo di tanti fallimenti. Ma è anche, se visto da una prospettiva un po’ diversa, la causa principale dei suoi successi. Diciamolo pure, dei suoi capolavori, perché ne ha realizzati, per quanto mi riguarda, almeno tre.
La serietà, spesso imbarazzante, spesso azzeccatissima, con cui Craven affronta i suoi film è la chiave della resa di quelli migliori. Ed è sicuramente la chiave di lettura di un fenomeno come Fred (non ancora Freddy) Krueger.  Continua a leggere

Maschere e Uomini Neri – Il cinema di Wes Craven – Prima Parte

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Oramai è tradizione: ad Halloween, Ilgiornodeglizombi tuttattaccato vi regala un mega articolo per agevolare le vostre maratone horror nella serata più spaventosa dell’anno. E, se la prima volta abbiamo parlato della saga di Ognissanti per eccellenza e la seconda del bamboccio di Crystal Lake, oggi vorrei dedicare lo speciale di Halloween del mio blog a un regista. Il mio crapulone preferito. L’uomo che, nonostante tutto, mi ostino ad amare, spesso disperandomi. Wes Craven.
Vedete, oggi è facile mettersi a ridere solo sentendone il nome. E magari pensando a La Musica del Cuore, a My Soul to take o a Red Eye. Però spesso si tende  a dimenticare che questo distinto signore ha cambiato la faccia del cinema horror per ben tre volte nel corso della sua carriera, realizzando dei film così importanti da segnare dei veri e propri punti nodali nella travagliata storia del nostro genere preferito. Tre film dopo i quali nulla è più stato come prima. E questa è una magia che già è tanto se riesce una volta nella vita. Craven ha invece pensato di mettere la sua firma bastarda sull’horror degli anni ’70, ’80 e ’90, badate bene, non cavalcandone le tendenze, ma creandole lui stesso. Non è roba da poco per uno considerato spesso alla stregua dell’ultimo coglione caduto per sbaglio sulla faccia della terra.
È anche vero che il buon Wes non ci ha mai aiutati tanto. La sua carriera è di quelle che a raccontarle non sembra vera, un bislacco miscuglio di fiaba, tragedia e farsa, costellato di fallimenti clamorosi, per cui uno un po’ meno arrogante si sarebbe ritirato per sempre in una baita, e successi sfolgoranti, a cui però hanno sempre fatto seguito imbarazzanti cadute.
E di lui si è detto tutto e il suo contrario: genio, imbroglione, furbetto, ingenuo. Aggiungete aggettivi a piacimento. L’unica costante nella sua storia è la contraddizione. Accompagnata da una certa paraculaggine che gli ha permesso di attraversare i decenni praticamente indenne (nonostante abbia inanellato più flop di chiunque altro), mentre i suoi colleghi coetanei sparivano dalla circolazione. Continua a leggere

Cinema degli Abissi: Sfera

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Regia – Barry Levinson (1998)

Riprendiamo una rubrica che avevo un po’ perso per strada, quella dedicata al cinema ambientato in mare, sopra e (preferibilmente) sotto la sua superficie. Il romanzo di Crichton, come ho scritto qualche giorno fa in questo post, è stato una delle fonti di ispirazione principali per la mia Murena. Parlarne, anche solo di sfuggita, mi ha fatto venire voglia di rivedere il film che Levinson ne ha tratto. E quindi, eccoci qui, pronti a spingerci a 300 metri di profondità alla scoperta di un’astronave sepolta dal corallo, dove forse si nasconde una misteriosa intelligenza aliena.
Sfera è forse l’ultimo dei grandi film di fantascienza sottomarina ad alto budget che per un certo periodo di tempo avevano invaso le sale cinematografiche. Il romanzo, che risale a una decina di anni prima del film, aveva anzi anticipato la moda di ambientare storie in habitat subacquei. E pare che sia stato a sua volta un modello per The Abyss di Cameron. Dopo Levinson, il deserto. Anche perché il film si comportò molto male al botteghino. E l’acqua aveva perso il suo fascino da qualche anno, per colpa di Waterworld. Eppure le credenziali per un grosso successo c’erano tutte: un regista di grande professionalità, un cast di stelle e il nome di uno scrittore da fantastilioni di copie vendute a sugellare il tutto.
Purtroppo il film, uscito oltretutto in un momento davvero infausto per la fantascienza, segnò la fine di un periodo meraviglioso, rappresentato dai lunghi corridoi di installazioni scientifiche (o petrolifere) sottomarine, da batiscafi e scafandri. Tempi d’oro, tramontati per sempre. Continua a leggere

1960: Occhi senza volto

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Regia – Georges Franju

“Sorridi… No. Non troppo”

Ci sono alcune annate cinematografiche che fungono da spartiacque. Momenti precisi in cui si può individuare, in maniera molto concreta, un cambiamento irreversibile. Il 1960 è uno di quegli anni. Escono infatti tre film, in tre nazioni diverse, che lasciano il segno e di cui ancora portiamo le tracce addosso. Tre film da cui si sviluppa un nuovo modo di intendere e narrare l’orrore. Si tratta di Psycho, negli Stati Uniti, Peeping Tom in Gran Bretagna e, appunto, Occhi senza volto in Francia. Dei tre, quest’ultimo è forse il meno visto e il meno citato, quando si tratta di periodizzare la storia del cinema del terrore. Eppure, la pellicola di Franju ha lasciato strascichi profondissimi nell’immaginario del fantastico e la sua eco arriva fino a opere molto recenti e apprezzate, come Martyrs, o La Pelle che abito, di Almodovar.
Insieme ai suoi due colleghi anglofoni, Occhi senza volto compiva un’operazione difficile e piena di ostacoli: spogliava l’horror di tutto l’armamentario gotico e soprannaturale, lo trascinava fuori dai castelli infestati e dalle contrade europee dove abitano i vampiri, e lo gettava nel quoditidiano. Questo non significa che da quel giorno in poi l’horror gotico abbia cessato di esistere. Vuol dire che, accanto agli spettri e alle creature del demonio, anche gli esseri umani stessi mostravano di avere tutte le potenzialità per fare paura. E che le mostruosità e le perversioni peggiori si potevano nascondere in sentimenti insospettabili come l’amore paterno, strisciare fuori dalle rispettabili case della borghesia e fermentare tra solitudine ed esclusione sociale. Continua a leggere

Cold in July

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Regia – Jim Mickle (2014)

Jim Mickle e Nick Damici sono due nostre vecchie conoscenze. Li abbiamo incontrati la prima volta col non esaltante Stake Land e la seconda col molto buono We Are What We Are. I due lavorano insieme da anni. Mickle dirige, Damici scrive e, spesso, recita. Questa è la loro quarta collaborazione ed è il primo film della coppia a non affrontare tematiche strettamente horror.
Si tratta infatti della trasposizione dell’omonimo romanzo di Joe R. Lansdale, uno scrittore che dal cinema ancora non è stato saccheggiato più di tanto e, quando è capitato che si portasse sullo schermo un suo romanzo o racconto, è stato sempre così fortunato da incappare in autori vicini alla sua sensibilità. Don Coscarelli su tutti, che dalla sua opera ha tirato fuori un lungometraggio, Bubba Ho Tep, e un mediometraggio tra i più riusciti della serie Masters of Horror, Incident on and off a Mountain Road.
Anche con Mickle e Damici gli è andata piuttosto bene. Il che rappresenta un’ottima notizia per tutti gli amanti dello scrittore, dato che i due sono a lavoro su una serie televisiva basata sulle avventure di Hap e Leonard. Questo Cold in July sembra quasi una prova generale per approcciarsi alla materia.
Prendono un romanzo minore nella sterminata produzione di Lansdale, ma abbastanza emblematico per quanto riguarda le tematiche e i personaggi, mantengono una forte aderenza alla pagina scritta, forse semplificando un po’ troppo le motivazioni profonde del protagonista e perdendo per strada qualche sfumatura, ma nel complesso confezionano un ottimo noir. Continua a leggere

The ABCs of Death 2

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Registi Vari – 2014

È passato più di un anno dall’uscita della prima creatura dei due produttori Ant Timpson e Tim League. Qui se ne parlò in maniera piuttosto entusiastica, nonostante ci fosse qualche riempitivo di troppo. Ma è molto difficile, con 26 rapidissimi cortometraggi, mantenere lo stesso livello qualitativo, e soprattutto, incontrare i gusti di tutti quanti. A operazioni del genere, penso sia necessario avvicinarsi mettendo in conto di incontrare per forza qualche segmento che farà storcere il naso. Per esempio, io non apprezzo particolarmente quando ci si sbilancia troppo verso il weird, ma è un limite tutto mio. So comunque riconoscere quando la fattura è pregevole e applaudire, anche se non è del tutto nelle mie corde.
Per questa seconda antologia, mentre la prima era molto sbilanciata in direzione splatter, abbiamo comunque la fortuna di assistere a una maggiore diversificazione, sia di stili che di narrazioni. Ce n’è davvero per tutti i gusti, il che mi fa molto piacere. E la qualità è decisamente superiore a quella del primo capitolo, già, a mio parere, molto buono.

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Gli incubi di Nicholas McCarthy

cwwbsvhv54pÈ passato qualche giorno da quando sono riuscita a vedere At the devil’s door, opera seconda di un regista, nonché sceneggiatore e musicista, capace come pochi altri di instaurare un discorso personale e tutta una serie di problematiche moderne su degli spunti radicati nella più classica tradizione del cinema dell’orrore: la storia di fantasmi per il suo esordio, The Pact, e la possessione demoniaca per il suo film successivo.
È interessante come, negli ultimi anni, ci sia stato (forse per reazione anche comprensibile all’ondata di torture porn del decennio scorso) un ritorno a un cinema molto più tradizionale e quasi sempre di stampo soprannaturale. Dopo la recente abbuffata di frattaglie, registi e produttori hanno sentito il bisogno di riprendere a raccontare fiabe del terrore. Nel cinema mainstream, questa tendenza è stata molto spesso fonte di una normalizzazione forzata di un genere che ha invece tutte le caratteristiche per colpire duro, anche se non si occupa soltanto di maniaci torturatori con complicati marchingegni. L’onda l’hanno subito cavalcata, avendo capito l’antifona, James Wan e Oren Peli.
Ma, in ambito indipendente, che è poi dove le idee germogliano più spesso, c’era già Ti West che nel 2009 scriveva e dirigeva un film estremamente classico con satanasso protagonista assoluto. E, non pago di ciò, eccolo nel 2011 a cimentarsi con una magione infestata. Poi, vabbè, Ti West lo abbiamo perso, credo per sempre, ma non è questo il punto.
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1950: Outrage

PREMESSA CON SCUSE

Ho fatto una cazzata: ho inserito nell’ultimo sondaggio un film su cui non avevo certezze a proposito della reperibilità, convinta di riuscire a trovarlo. Purtroppo non è stato così e L’Uomo Senza Volto si è rivelato un’impresa impossibile. Speravo in dei sottotitoli in inglese, ma niente. Solo spagnolo e senza sottotitoli, oltretutto in una qualità davvero infima. E così, per non fare un altro sondaggio, ho pensato di parlare del film che ha ricevuto più voti, subito dopo quello messicano che sarebbe stato il prescelto, se solo fossi riuscita a trovarlo da qualche parte. Se la soluzione che ho scelto non dovesse piacervi, aiutatemi voi a trovare il film, e farò una recensione riparatrice.

Outrage
Regia – Ida Lupino

Nobody understand! Why nobody understand?”

Ann è una giovane donna come tante: fa la contabile in ufficio, ha un fidanzato che le ha appena chiesto di sposarla, genitori amorevoli, colleghi simpatici. È una persona felice e spensierata ed è pronta a iniziare la sua nuova vita a fianco dell’uomo che ama.
Solo che una sera si attarda troppo a lavoro e si incammina verso casa che è già buio. Il proprietario del chiosco dove compra il pranzo tutti i giorni la segue e la aggredisce in un parcheggio per camion.
E comincia un dramma fatto di poliziotti del tutto impreparati ad affrontare un caso simile, amici e colleghi che la guardano come se fosse lei la colpevole, risatine e ammiccamenti per strada, fidanzati ottusi e incapaci di comprendere quello che le passa per la testa.
Ad Ann non resta che fuggire, prendere un autobus che la porti in un’altra città, un posto dove lei non sia più, per tutti quanti, “la ragazza che è stata brutalmente aggredita”. Continua a leggere