Storia dell’horror on demand

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 Con questa bellissima immagine dal film perduto di Tod Browning, London After Midnight, annuncio ufficialmente la ripresa, a partire dalla prossima settimana, della vostra (ma anche mia) rubrica preferita. Vi avevo chiesto di decidere come procedere, e mi è parso di capire che vi piacerebbe andare ancora più indietro negli anni, partendo addirittura dagli anni ’20.

Può sembrare che io sparisca e non caghi di striscio questo blog, anche per settimane intere, ma in realtà, non appena mi sono ritrovata in possesso di una connessione decente (a casa ancora no), ho iniziato le ricerche e sono riuscita a trovare non un film per ogni anno, ma una quantità industriale di roba.  Continua a leggere

Oculus

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Regia – Mike Flanagan (2014)

I grandi registi si distinguono perché hanno le loro ossessioni. O meglio, hanno delle tematiche fisse che riescono a riproporre in modi sempre inediti. Non so se sia già il caso di dare a Flanagan la patente di grande regista, dato la brevità della sua carriera, ma una cosa è sicura: ha le sue tematiche ricorrenti, possiede delle ossessioni che riversa nei suoi film ed è in grado di farlo dandogli delle forme ogni volta diverse.
Nello specifico, Flanagan ama occuparsi dei rapporti famigliari (specialmente quelli tra fratelli) e di un Altrove di matrice lovecraftiana che si manifesta attraverso oggetti di uso quotidiano. Un tunnel nel bellissimo, ma ancora acerbo (e molto povero di budget) Absentia, uno specchio antico in questo nuovo Oculus.
E si tratta di un’ossessione che ha radici piuttosto antiche nella carriera di Flanagan. Oculus è infatti tratto da un suo cortometraggio, Oculus: Chapter 3 – The Man with the plan, di cui l’Oculus in sala in questi giorni riprende l’idea di trovare le prove della natura stregata di uno specchio, chiudendosi in una stanza con esso, armati di telecamere e aggeggi tecnologici vari e di sfidare la presunta entità malevola che si nasconde al suo interno. Continua a leggere

13 Beloved (2006) vs 13 Sins (2014)

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Sono priva di connessione a casa, ma in compenso è arrivata in ufficio e questo mi permette di tornare ad aggiornare il blog nei tempi morti. Scusate l’assenza: sono giornate un po’ particolari, senza internet.
Non ho visto neanche molti film in questi giorni e quindi faccio una cosa che – mi sembra di ricordare – non avevo mai fatto: parlo di un film orientale, thailandese, per la precisione, uscito nell’ormai lontano 2006 e rifatto nel 2014 da mamma Hollywood.
Lo sanno più o meno tutti che quando gli americani decidono di stuprare il loro stesso passato, e quindi la loro stessa cultura di qualche anno prima, per aggiornarlo ai gusti contemporanei, combinano già abbastanza disastri.
Ma questo è nulla in confronto a ciò che combinano quando invece vanno a prendere film appartenenti ad altre culture e pretendono di realizzarne delle fotocopie a loro uso e consumo. Il recentissimo caso di Oldboy che (si spera) dovrebbe aver stroncato del tutto la carriera già traballante di Spike Lee, poteva essere una lezione. Ma no. Il cataclisma continua e qualcuno affida a Daniel Stamm cinque milioni di dollari per mettere in scena il triste spettacolino di 13 Sins.  Continua a leggere

Bilancio di un’avventura

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 Martedì è andato on line l’ultimo post della rubrica iniziata nel gennaio del 2012, Dieci Horror per Decennio, un tentativo di ripercorrere la storia del cinema dell’orrore scegliendo, a partire dal 1960, un film per ogni anno, e andando a pescare i prodotti meno noti, il più delle volte, ma senza dimenticare, ogni tanto, di infilarci in mezzo qualche classico. Avevo pianificato di metterci un po’ meno, ma tra casini assoriti, pause nel bloggare, attimi di scazzo e varie ed eventuali, mi ci è voluto più del doppio di quanto avessi previsto.

Poco male.
A parte gli articoli di stroncature su film del momento, o le recensioni di colossi come Pacific Rim, i post dedicati a questa micro cronistoria dell’horror risultano tra i più letti qui su Ilgiornodeglizombi. Anche quelli su film davvero sconosciuti, che avremmo visto io e qualche altro matto sparso, hanno riscosso un successo inaspettato. Evidentemente, avete gradito i tuffi nel passato. Continua a leggere

The Walking Dead – 4 Stagione

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SPOILER A PIOGGIA. SIETE AVVISATI

Mentre scrivo, sono appena passati sul mio monitor i titoli di coda dell’episodio conclusivo e io davvero non so cosa dire. Perché se esiste ancora qualcuno, al mondo, che considera questa serie un capolavoro, ci devo parlare, mi deve spiegare, mi deve far capire.
Sì, è vero, ci sono gli zombi e ultimamente non stanno lì solo a fare da contorno, ma (e dopo quattro stagioni ci mancherebbe pure), con sommo sforzo, gli sceneggiatori sono riusciti a farli diventare parte integrante della vicenda.
Sì, è vero, c’è anche lo splatter, anche se pare si siano fissati con le teste infilzate, ma ci accontentiamo, non si può avere tutto.
Solo che davvero vi bastano gli zombi e il sangue per gridare al miracolo?
Perché continui a vederlo, mi chiederete, se ti fa così schifo? Ci potrebbero essere due risposte, una un po’ meno educata dell’altra. La prima è: fatevi i cazzi vostri, io guardo quello che mi pare. Ma, se vogliamo articolare un minimo, si potrebbe aggiungere che, curando un blog che si chiama Ilgiornodeglizombi (tuttattaccato), è inevitabile proseguire nella visione di una serie apparentemente dedicata ai morti viventi. Pardon, walkers, pardon, biters, pardon, diversamente vivi.
Ed è inevitabile spenderci qualche parola sopra, se non altro per rendersi conto di dove gli autori riescono ad arrivare, nella spirale volta all’idiozia e cominciata ormai quattro anni or sono.
Una spirale che ha degenerato fino a schiantarsi con fragore (un po’ insomma come una camionetta carica di letame) contro un finale di stagione da lasciare di stucco per
a) incapacità di scrittura
b) recitazione canina
c) svogliatezza e pigrizia nella gestione di tempi, personaggi e situazioni.
Peggio di così c’è solo Un posto al sole.  Continua a leggere

2009: Triangle

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Regia – Christopher Smith

Downstairs right now is a copy of myself. Me! Walking and talking with Greg

Triangle è un film di cui non si può scrivere senza fare spoiler. Chi non l’ha visto, è avvisato.

Ho procrastinato questo articolo per parecchie ragioni. La prima è sicuramente un pizzico di malinconia per essere arrivati alla fine di un viaggio che ormai dura da più di due anni. Questo è infatti l’ultimo post dedicato ai Dieci Horror per Decennio e un po’ mi dispiace di aver terminato. Ma per bilanci e conclusioni aspettiamo la fine della settimana: vorrei porvi qualche domanda e non mi va di rubare spazio al film.
Ecco, il film in sé è la ragione principale. Non è semplice da affrontare, rivederlo è stato emotivamente sfibrante e parlarne lo sarà allo stesso modo. Proprio perché si tratta di un’opera impegnativa, non sarebbe nemmeno il periodo più adatto. Sto traslocando, lavoro in un bunker senza connessione e sono un po’ stanca. Ma oggi ho un istante di tregua e, se non ne approfitto, va a finire che di Triangle non scrivo più, mi invento scuse su scuse e poi cambio film con sommi sensi di colpa e svariate sedute di analisi.

E quindi, prendiamola alla larga, onde evitare che io chiuda la bozza e me ne vada a pedalare per Roma pensando ad altro. Partiamo dal regista, Christopher Smith, autore del bellissimo Black Death e di quel gioiellino di satira che risponde al nome di Severance. Triangle è il suo terzo film. E la sua carriera, purtroppo, sembra essersi arenata. Secondo imdb, il prossimo progetto che vedrà Smith dietro la macchina da presa sarà una commedia natalizia per famiglie.
Disperiamoci. Ne abbiamo perso un altro.  Continua a leggere

Raze

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Regia – Josh C. Waller (2013)

È da un po’ che non parliamo di brutti film, qui su Ilgiornodeglizombi. E avevo detto che avrei lasciato da parte le stroncature. Ma, tanto per cambiare, sono in un periodo d’inferno e non riesco a dedicarmi a nulla di più impegnativo che vedere  Zoe Bell e altre 49 fanciulle chiuse in un bunker a menarsi fino a che non ne rimane soltanto una.
Non fatevi ingannare dalla locandina, o dalla presenza della Bell, perché Raze non appartiene affatto allo stantio filone grindhouse. Ed è un esordio, tutto sommato, persino dignitoso. O, almeno, le sequenze di lotta sono anche girate abbastanza bene e, se vi diverte vedere un cat fight di un’ora e mezza, con il bonus di Doug Jones e Sherilyn Fenn che fanno i cattivi, funzionicchia pure.
I problemi sono altri. Due, per la precisione. Il primo concerne la struttura stessa del film e ci torneremo presto. Il secondo riguarda la scelta della protagonista.
Adesso, io voglio bene a Zoe Bell. È una stunt eccellente, ma il fatto che Tarantino l’abbia presa per un ruolo in Death Proof, non fa di lei un’attrice. E se quando si deve scatenare gonfiando di botte le avversarie, spaccando grugni, tirando calci e sbattendo capocce contro i muri, è perfetta, lo è un pochino meno nelle sezioni drammatiche del film, quando è obbligata a recitare.  Continua a leggere

Only Lovers Left Alive

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Regia – Jim Jarmusch (2013)

La carriera di Jarmusch è abbastanza singolare. Abbastanza prolifico tra le metà degli anni ’80 e i primi anni ’90, la frequenza con cui girava film inizia a diradarsi verso l’inizio del decennio scorso. E non solo, i suoi film diventano anche sempre più invisibili. A quattro anni di distanza dalla sua ultima opera, The Limits of Control, mai distribuito qui da noi, ecco che Jarmusch ritorna dietro alla macchina da presa per questo Only Lovers Left Alive, presentato a Cannes nel maggio del 2013, ma con alle spalle una storia produttiva lunga ben sei anni. Sei anni durante i quali, nonostante il progetto fosse legato a nomi del calibro di Tilda Swinton, John Hurt e Michael Fassbender, non è stato possibile reperire i fondi necessari per realizzarlo. Alla fine, Fassbender ha abbandonato il film, al suo posto è stato preso Tom Hiddleston e, grazie a una serie di finanziatori, si è raggiunta la cifra di sette milioni di dollari (una miseria, praticamente) e, in sette settimane, tra Tangeri e Detroit, Only Lovers Left Alive ha visto la luce.

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